GranTouristas – 1. from genesis to rev0lootion

Quando a giugno, col mirti e la gioia presentammo in Bocconi una ricerca interessante sulla digital sociability nel design (di cui devo ricordarmi di parlarvi, una volta) non è che ci immaginavamo che sarebbe andata a finire così.

da “Italian Designers. How (digitally) sociable are they?” G.Guerzoni, S. Mirti, R. Ricchetti, giugno 2012

Quella piccola indagine fatta a botte di excel (quanto è influente sulla rete e come usa i social network chi oggi si occupa di design) andava verificata in vivo: si potevano coinvolgere che ne so, dieci? venti? dei nostri contatti più cari che non ci avrebbero detto di no e poi s’andava a mangiare una pizza; li si invitava (costringeva) in un gruppo su facebook e lì l’avremmo messi l’uno contro l’altro a produrre delle idee meravigliose sulle nuove forme di produzione del design per vedere chi rivelasse lo spirito del guru e chi del faticoso gregario e chi dell’inerte suspicioso e sonasèga, si poteva fare.

Eravamo così, intenti a tracciare questa rotta disastrosa, quando dall’ufficio di Luca Zevi giunge un invito per la (ormai) prossima Biennale di Architettura. ll tema sarebbe stato il nuovo panorama industriale italiano, l’oggetto un video.

Svolgimento: un video? noi no, mai fatto, non è il nostro mestiere. però magari un panorama dei nuovi progettisti e dunque una nuova forma nell’industria creativa –dio mi perdoni– noi ce l’avevamo sottomano.

Alle corte: riunione nello studio Zevi, a Roma, sotto un patio adorezzante: video noi no, mai fatto, non è il nostro mestiere, però sapete? magari forse un panorama dei nuovi progettisti eccetera. Tièccovelo qua: excel, grafici, istogrammi, curve caratteristiche e facebook, twitter, klout.
Anche vostra madre avrebbe affettato comprensione, me lo crederete. Zevi a quel tavolo fece quello che vuole vedere il bluff: rivediamoci fra due settimane con qualcosa di più definito.

Alla fine di giugno il nostro progetto di descrivere il prossimo panorama industriale italiano era dunque un giro d’orizzonte fra i nuovi progettisti italiani che comunicano e interagiscono sui social media; con tutta questa italia la parola grand tour viene da sé. Grandsocialtour era, all’inizio. I canali: facebook, twitter, instagram (a roma: ìstagra). In due settimane si tirano su dei fake credibili, si pregano amici di non andare ancora al mare anzi di raccontare uno dei loro progetti con un post al giorno sul loro facebook. Non ci crederete ma alcuni telefoni squillavano a lungo.
Con queste carte da da budrosky balmiro ci saremmo ripresentati il 18 luglio dai vopos di Zevi i quali ci riservarono un entusiasmo di quelli che si intuisce preludano al redde rationem.
Al Mirti va riconosciuto tra gli altri il merito di essere diretto, dice più o meno: non sappiamo dove va a parare tutto questo: ci diamo un mese -da qui al’inizio della mostra- per farne un prototipo viaggiante, facciamo esperimenti per tutto il tempo della mostra e poi, alla fine, chissà: siccome nella  tradizione della ricerca galileo-degregoriana, è legittima l’ipotesi che alla fine si scopra che non c’era niente da capire.

Qualche giorno prima (luglio pieno) alle tre di pomeriggio (canicola e grilli) lanciamo su facebook un gruppo aperto che si chiama GranTouristas. Il nome è una di quelle cose fortunate che non sai come ma ti vengono in mente. Alle tre e mezza siamo in tre come all’ok corrall: Stefano Mirti, Daniele Mancini e io. parliamo fra noi di come potrebbe essere, mettiamo robe che si potrebbero andare a vedere. Scriviamo le regole di come funziona GranTouristas. Alle sei siamo 12, il giorno dopo 35, 80, 117, 285 in meno di una settimana.

il big bang di GranTouristas rimaneggiato da Maurizio Cilli

Facciamo che funziona così: il gruppo genera contenuti, ospita discussioni, seleziona spontaneamente gli argomenti interessanti (posto una roba e sotto ci sono 50 commenti in 10 minuti? vuol dire che interessa; parlo di un’altra e resto da solo? non serve), non c’è moderazione, non c’è censura, non c’è stato neanche bisogno di pensarci.

stazione di servizio di via Certosa a Milano (dall’atlante GranTouristas)

Dal gruppo i contenuti migrano su due pagine: l’atlante e i progetti; ancora: non c’è selezione curatoriale, vale tutto purchè rientri nelle regole date.
Twitter riverbera quello che avviene su facebook, Instagram ne è l’antologia visuale e a sua volta alimenta twitter, su tumblr mettiamo un atlante tematico, da glossom parte una newsletter, su klat un diario di bordo. La partecipazione è massivamente spontanea: molte  persone si propongono per fare qualcosa, realizzare un progetto, presentare loro idee, trasformare e raffinare la massa dei contenuti del gruppo: GranTouristas si nasce o si diventa.

la fanzine di Abadir, uno dei progetti per GranTouristas (courtesy of Lucia Giuliano)

In un paio di settimane di GranTouristas appare chiaro quello che diventerà il claim del progetto: the community is the message: abbiamo inventato un meccanismo generativo capace di produrre risultati di rilevo.
Ma di questo vi parlo un’altra volta.

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3 thoughts on “GranTouristas – 1. from genesis to rev0lootion

  1. Pingback: GranTouristas – 2. Le freak c’est chic | POTATO PIE BAD BUSINESS

  2. Pingback: GranTouristas – 4. Road to nowhere | POTATO PIE BAD BUSINESS

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