La Musica Così Come La Trovai – Cod’Ine

Nel 1963 la cantante amerindia canadese Buffy Sainte-Marie cominciò a fare uso di codeina per curare un’infezione alla gola.

Una volta terminata la cura, dovette rendersi conto di essere ormai diventata dipendente dall’alcaloide e dall’isomero naturale di morfina metilato in esso contenuto.

La dipendenza portò la cantante a vivere sulla propria pelle una forte crisi d’astinenza, che le servì da ispirazione per comporre una delle canzoni più conosciute e più riproposte di tutti gli anni ’60. Cod’Ine, oltre ad essere una canzone di una bellezza imbarazzante,è questo: il racconto n prima persona di una crisi d’astinenza da oppiacei.

Il caso della cantante canadese non fu un caso isolato. La maggior parte dei morfinomani e degli eroinomani tra il 1950 e il 1969, aveva scoperto le droghe in seguito ad un ricovero in ospedale, e aveva accesso (in Gran Bretagna, ad esempio) a farmaci puri e controllati, acquistabili presentando la ricetta medica. Tutto ciò divenne illegale, e allora si sviluppò il mercato nero, con relativa diminuzione della qualità del prodotto circolante e aumento dei rischi per i consumatori. Certo, prima del giro di vite sulle prescrizioni (essere dipendenti non bastava più per vedersi prescritto il farmaco), si era sviluppato un fiorente mercato nero delle prescrizioni stesse, ma la qualità del prodotto cui i tossicodipendenti avevano accesso era comunque più alta rispetto a quella che avrebbero trovato per strada. E potevano conoscere la quantità di principio attivo che si iniettavano.

Un interessante documentario britannico che ho visto su YouTube di recente propone la seguente tesi: non è l’eroina ad essere un pericolo mortale, ma la sua proibizione, il suo essere destinata al mercato nero, ed il suo essere ferocemente combattuta.

Può sembrare, me ne rendo perfettamente conto, una tesi scandalosa e difficilmente difendibile (quando si parla di Eroina non può esserci niente di facile), ma basta un semplice dato, a mio avviso, per dare a questa tesi qualche possibilità in più: conoscere il quantitativo di principio attivo contenuto in una dose, non solo può fare, ma fa la differenza tra la vita e la morte. Gli spacciatori tagliano il prodotto puro, ogni spacciatore taglia il prodotto come crede, e due dosi acquistate a pochi metri di distanza, seppur dello stesso peso, possono contenere una quantità di principio attivo differente: di questa differenza leggiamo spesso sui giornali quando incontriamo il termine “overdose”, sebbene in giornali, ovviamente, si guardino bene dal presentare il problema in questi termini.

La vita di un tossico gira tutta intorno alla dose. Come procurarsela, come procurarsi i soldi con cui procurarsela, come procurarsi la prossima. Questo vuol dire che il tossicodipendente passa la maggior parte della giornata tentando di curare una malattia, senza che il sistema sanitario gliene dia la possibilità.  La vita del tossico è completamente assorbita dalla sostanza.

Certo, un mondo dove la gente non fa uso di droghe sarebbe un mondo bellissimo. Ma il punto è che viviamo in un mondo dove la gente fa uso di droghe, dove la gente, per farlo, deve rivolgersi ad associazioni criminali, dove la gente, per procurarsi il denaro per farlo, deve spesso ricorrere ad espedienti illegali. Le guerre alla droga (che servono, molto banalmente, e senza dietrologie, a racimolare voti in campagna elettorale) dichiarate dagli stati occidentali non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, trasformando il consumatore in un criminale, il piccolo distributore in un omicida e il grande grossista in una persona che invece di avere un patrimonio, ha un prodotto interno lordo. Per ogni chilo di droga sequestrata, tonnellate passano senza problemi le dogane e arrivano sulle nostre strade. Se gli elettori avessero un’idea reale di quanta droga passa inosservata a fronte delle minime quantità sequestrate, la smetterebbero di eleggere governi che mettono in cima ai programmi elettorali la guerra alla droga. C’è un personaggio di The Wire, un poliziotto, non mi ricordo quale, che a un certo punto spiega molto bene cos’è la guerra alla droga: le guerre prima o poi finiscono, dice. Ovviamente lascia intendere che la guerra alla droga non finirà mai.

Questo non vuol dire che vorrei vedere l’eroina venduta in farmacia con la stessa facilità con cui il Milan prende un gol. Credo che dovrebbe essere permesso ai tossicodipendenti di consumare un prodotto pulito (in tutti i sensi), in tutta sicurezza. Si riaprirebbe il mercato nero delle prescrizioni, certo, ma stiamo parlando di un mercato nero (quello delle prescrizioni) che esiste già per le più svariate categorie di farmaci (i semi sintetici oppioidi come l’ossicodone,ad esempio).

<<Ognuno di noi>> scriveva John Stuart Mill in “La Libertà” <<è a giusto titolo il guardiano della propria salute, sia fisica, sia mentale e spirituale. Se gli uomini lasciano che ognuno viva come a lui sembra meglio, hanno da guadagnare molto di più che se costringono ogni individuo a vivere come sembra meglio agli altri.>>. Ogni tentativo di debellare la droga con tattiche proibizioniste rende ancora più vere queste parole scritte nel 1859.

Uno Stato che costringe (o cerca di costringere, che è poi la stessa cosa) ogni individuo a vivere come lo Stato pensa che egli dovrebbe vivere, è uno Stato etico, che è molto diverso da uno Stato libero.

È come il discorso sull’aborto. Uno Stato, a mio avviso, non può stare a pensare se sia giusto o sbagliato abortire, uno Stato deve tenere presente che la gente (comunque, in ogni caso) abortisce e che è meglio che lo faccia in sicurezza e legalità. Punto. Giusto e sbagliato riguardano chi poi dovrà scegliere. Qualcuno che in ogni caso si troverebbe a dover scegliere. Il discorso, con la droga, non è molto diverso.

Guardate il documentario, spiega le cose assai meglio di me.

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2 thoughts on “La Musica Così Come La Trovai – Cod’Ine

  1. Io penso che lo Stato debba preoccuparsi molto di più dei problemi che ci sono a monte: perchè la gente ricorre alle droghe?
    Oggi non credo siano molte che le persone arrivino alla droga in seguito alle terapie mediche.

    Comunque mi viene in mente il libro “Il Nuovo Mondo” di Aldous Huxley, dove l’autore (grande intenditore di droghe) immagina l’avvento di un regime dove la droga è legale e il suo consumo totalmente libero. Il risultato è altrettanto negativo ma con effetti diversi

    • Caro Patrizio, secondo me c’è una domanda più urgente che lo stato dovrebbe porsi e alla quale lo stato dovrebbe rispondere. Lei auspica che lo stato possa indagare i motivi per i quali la gente abusa di sostanze. Lo stato, per me, non deve fare da psichiatra o da guardiano, deve guardare ai dati di fatto e agire di conseguenza. La domanda urgente è questa: la gente si droga? La risposta la conosciamo. Altra domanda urgente: la guerra alla droga ha in qualche modo fatto sì che meno gente si avvicini alle droghe? Anche questa risposta è, purtroppo, ben nota. Ora, quello immaginato da huxley è un mondo molto lontano dalla proposta avanzata dal documentario: riportare il tossicodipendente accertato nel seno della legalità permettendogli di accedere, in tutta sicurezza, alla sostanza di cui ha bisogno. Questo non significa libera vendita di sostanze stupefacenti, questo significa togliere dalla strada un problema per poterlo meglio gestire. Ovviamente è una proposta con molti limiti e con molti possibili risvolti negativi. Un risultato certo, però, lo si otterrebbe: la fine della ghettizzazione del tossicodipendente che avendo la certezza della dose quotidiana potrebbe occupare il suo tempo (altrimenti interamente assorbito dalla ricerca della sostanza) per cercare, ammesso che lo voglia, di inserirsi nella società e per iniziare, sempre che lo desideri, a lavorare su se stesso e sulla sua dipendenza.

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