Weekend con il morto – Sergio Bonelli

Sergio Bonelli e il suo Mandrake

C’è un mondo vastissimo di appassionati del fumetto. Non solo ovviamente per le sue dimensioni ridotte – spesso tascabili – e i personaggi cartoon che li animano. Gli avidi lettori di questo genere si lasciano letteralmente elettrizzare dalle storie e dai personaggi che li vivono. Caratteri tipici che diventano piccoli grandi idoli dell’immaginario di adulti e bambini. Sergio Bonelli, conosciuto anche come Guido Nolitta – lo pseudonimo che utilizzava come sceneggiatore – , ha contribuito ad alimentare questa fetta particolare dell’editoria su carta. Dopo aver preso possesso della casa editrice Araldo, che presto diventerà la Sergio Bonelli Editore, nel 1961 esce una delle sue prime creazioni: Zagor, un personaggio che segna un continuum che l’impostazione paterna, già visibile nelle pagine di Tex, ne Il Grande Blek o Capitan Miki.

Zagor, una delle prime creazioni di Sergio Bonelli

Bonelli-Nolitta segna tuttavia la svolta decisiva per la casa editrice con Mister No. Un personaggio meno eroe e più difettosamente umano, in grado di fallire così come di riuscire, seppur attanagliato da plurimi dubbi esistenziali. La caratterizzazione psicologica dei personaggi di Bonelli entra come novità assoluta nel mondo del fumetto, segnando definitivamente un punto di non ritorno dallo stile precedente e un avvicinamento alla narrativa. I suoi soggetti mostrano personalità complesse, dotate di grande capacità di analisi, processi psichici articolati e una grande capacità di analisi e spirito di attenzione. Spesso si tratta di figure così profonde che i loro moti interiori diventano quasi la trama del racconto, facendosi esse stesse soggetto. A questi, generalmente sono affiancati personaggi spalla, a loro volta molto ricercati, peculiari, scolpiti che fungono da guide per i protagonisti.

Il nostro preferito: Dylan Dog

Anche se non è famoso come Tex, il personaggio di Dylan Dog nato nel 1986 vince – almeno per noi – il premio per essere sopravvissuto fino ad oggi così grande capacità di vivere nella contemporaneità. Lo schema linguistico del fumetto è uguale da 26 anni, il protagonista va in difficoltà, si aggrappa ai suoi valori e alle sue idee ed esce vincitore grazie alla sua capacità di accettare, senza subirne il peso, anche le conseguenze più straordinarie e sovrannaturali. Tuttavia, quello che cambia e che accompagna fin dall’inizio il lettore è proprio il variare delle tematiche e della condizione nella quale lo stesso Dylan si trova a vivere: E’ famoso in questo senso l’albo n. 280 Mater Morbi nel quale il protagonista si trova ad affrontare non più un Poltergeist, un sanguinario omicida, piuttosto cova nelle sue viscere il peggiore dei mali contemporanei. Un cancro, una di quelle malattie nidificate che ti uccidono giorno per giorno. Per sopravvivere fino all’albo 281 Dylan non dovrà prendere al volo la pistola da Groucho ma dovrà parlare con la sua stessa malattia, guardare in faccia la Mater Morbi. E’ proprio questo affacciarsi su tematiche contemporanee (la droga, l’ansia, la paura, la depressione, la competizione, la fame di potere) sullo sfondo dei grandi archetipi dell’uomo che rende questo fumetto un unicum, in grado di parlarci sempre.

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