Davide Paolini e Tripadvisor. Una questione di etica.

Davide Paolini alias Il Gastronauta.

Martedì sera in un lussuoso salone di Palazzo Gozzani di Treville di Casale Monferrato Davide Paolini, per tutti il Gastronauta, ha tenuto una chiaccherata molto vivace e sempre densa sui temi a lui più cari. Uno di questi è l’affair Tripadvisor che da mesi ormai anche in Italia ha preso un posizionamento saldo rispetto ai consumatori ed è una pietra miliare decisamente radicata nel giudizio che precede e che segue un’attività commerciale, che sia albergo o ristorante. Molti degli esercenti si stanno scagliando con veemenza contro il motore di ricerca web e sempre con maggior insistenza contro le recensioni che lo affollano.

Il punto di vista, supportato con dovizia di esempi di mala-informazione da Paolini, è essenziale: Tripadvisor in qualità di motore di ricerca permette la pubblicazione in via anonima di commenti liberi. La maggior parte di questi post sarebbe falsa (manca la certezza che l’autore abbia effettivamente frequentato il luogo cui la sua critica fa perno) ed  in ogni caso, per quanto riguarda i ristoranti, sarebbe anche scarsamente affidabile data la poca preparazione in materia enogastronomica del commensale medio. Sono sufficienti, continua Paolini, cinque mal intenzionati che si uniscono volontariamente in una serie di recensioni malevole per gettare discredito sul rrante e per decretarne il fallimento. Perché tutto questo alle orecchie di un nativo digitale o di un normale fruitore del web sembra un assembramento rumoroso di a-prioristici ostacoli pregiudiziali? Esistono delle precise motivazioni per cui qualsivoglia opinione che ponga come obiezione la discrezionalità di un commento, la sua libertà e il concetto di identità in rete, venga e debba venire considerato incoerente, poco contemporaneo ed, in definitiva, vano.

L’anonimatoChiunque è consapevole di cosa sia un avatar e di come questo vada utilizzato. Ognuno quando decide d’iscriversi ad un sito internet che favorisce e permette l’esposizione scritta o visuale di opinioni personali accetta condizioni che sottopongono ad un giudice esterno (il gestore del sito) la possibilità di moderare tali contenuti. Non esiste pertanto il rischio paventato dalla schiera di anti-tripadvisoristi che un utente possa sotto cinque false identità diverse, postare cinque commenti per danneggiare un ristorante. Qualora questo avvenga il ristoratore stesso può richiedere che vengano controllati indirizzi IP e informazioni rilasciate dall’utente e qualora i commenti provengano dalla stessa persona questa verrà molto probabilmente sospesa dal sito internet e i commenti subitaneamente rimossi. Inoltre, sebbene in materia di identità c’è chi chiede di uniformare con una Web I.D. tutti i profili attivati da un utente in modo da facilitare sia l’attivazione di nuovi account, sia la tracciabilità dei loro spostamenti, sia la gestione di quelli esistenti, l’anonimato che molti dei gestori  bersagliati temono e additano come causa primigenia di angherie è, per dirla alla Fantozzi, una cagata pazzesca. Chiunque sia collegato ad un forum, ad un account, ad una casella e-mail, è consapevole che qualsiasi contenuto deciderà di condividere anche qualora il suo avatar sia la poco amena combinazione del nome del suo cane e della data di nascita del suo passerotto, questo contenuto sarà una traccia a lui imputabile e a lui legata. Il tema identitario del web è direttamente connesso, così, al contenuto che questo concerne: perché quindi arrabbiarsi tanto con Tripadvisor? Il gufo in verde è uno strumento che mette a disposizione una tecnologia, un CMS e un database, per permettere all’utente di esprimersi. E per quanto il suo business plan si basi proprio sulla volontà e sulla numerosità di questi utenti, per nulla al mondo può venire additato come colpevole. Quello che persone come Davide Paolini , superbi interpreti del mangiare e del valore dell’alimento, non hanno compreso, è che vive nel complesso di regole sociali la possibilità che un utente si esprima in tempo reale attraverso un sistema social che lo ponga contestualmente in posizione centrale – perché sempre raggiungibile con un click- ed estremamente defilata – perché accompagnato da miliardi di altre opinioni espresse. Oggi non è più possibile opporsi a questa visione, ultra-democratica e ultra-garantista, che, con tutti i suoi difetti, costituisce la metodologia espressiva corrente. In sostanza, se io mangio male in un ristorante devo poterlo dire; non solo, devo poterlo fare ora e qui.

A questo punto non è importante l’identità (argomento cui chi è vero blogger o social-rider è molto sensibile e ossequiosamente rispettoso) ma il contenuto. Il web non sfugge alle regole della vita carnale e fisica (anche perché il web è vita digitale): l’etica è qualcosa che esiste e deve esistere. Se Tripadvisor in Italia è davvero pieno di indefesse menzogne lato utente (e di questo andrebbero raccolte prove) il problema è la scarsa qualità delle persone che utilizzano questo strumento di dialogo per far valere i loro egoismi infimi e illogici. Sarebbe interessante sapere cosa pensano i ristoratori danneggiati dei profili Facebook dei loro figli o dei loro nipoti, degli amici dei loro amici: la qualità delle persone può essere bassa sul web come nella vita che si conduce per strada, tutti i giorni. Cosa esiste di più costrittivo che concepire un sistema di controllo che impedisce di fatto la libera espressione di un’opinione? Quello che trovo di più scandaloso non è che cinquanta ristoratori e albergatori italiani siano sul punto di firmare una petizione contro Tripadvisor, e con queste stiano firmando la loro condanna a morte, nonché dando vita ad una delle più prolungate campagne derisorie e satiriche; quello che è poroso e in-attuale è che oggi si pensi di avere un ristorante senza un sito internet all’altezza, senza una pagina Facebook, senza partecipare alla vita del web e senza rispondere alle istanze che dal web giungono. Oggi essere imprenditori che lavorano nel BtoC e che offrono un servizio significa interpretare non solo il modello relazionale abituale ma anche quello web. Per chi questo non riesce a farlo il futuro riserverà solo incertezza e pericoli e molte e frequenti figure meschine, come quella che attende chi firmerà convinto quella petizione.

Chi crede in questo scriverà sempre su Tripadvisor dalle toilette del locale, postando fotografie e dando un’opinione. Sta all’etica del soggetto farlo con rigore e con correttezza. Al ristorante spetta servire buoni piatti e vivere questa condizione non come una schiavitù ma come un’opportunità. Rispondere male su Tripadvisor e considerare monnezza i post è come far entrare un cliente nel locale e tirargli un pugno in faccia se si azzarda a chiedere il sale per via del pesce troppo sapido.

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3 thoughts on “Davide Paolini e Tripadvisor. Una questione di etica.

  1. secondo me si possono trovare soluzioni intermedie. i gestori, ad esempio, potrebbero rilasciare, con la ricevuta o lo scontrino, un codice alfanumerico o salcazzo, e tripadvisor potrebbe richiedere questo codice prima di permettere la recensione di un albergo o di un ristorante. Si potrebbe anche creare un sistema per il quale i clienti, confrontate le loro esperienze, possano votarsi l’uno con l’altro, assegnandosi a vicenda un grado di attendibilità, proprio come si fa su e-bay. Mi rendo conto che anche questi strumenti non risolverebbero definitivamente il problema da te esposto, ma sarebbero sicuramente un’ulteriore garanzia della qualità del servizio. Devo dire che in ogni caso (parlo solo di alberghi, per mangiare fuori città vado a naso, che è molto più divertente, anche perché se trovi il posto davvero figo te lo sei meritato per davvero) tripadvisor non mi ha mai dato cantonate. Comunque: codice alfanumerico e voti alle recensioni (anche se questo rischia di amplificare il problema da te esposto, ora che ci penso bene).

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