Baci dalla provincia – arte in cartolina

L’Italia è uno dei paesi più noti al mondo per la propria cultura e la propria arte. Raccontata a parole, immagini, attraverso le sue ricette o i suoi dialetti, è un territorio ricco di icone e immagini simbolo di una cultura millenaria. Quando Luigi Ghirri nel 1984 decise di realizzare il progetto Viaggio in Italia, si era forse stufato di fotografare i soliti soggetti e vedere sempre una sola Italia – perlomeno, sempre un solo volto. Il Bel Paese, possiede una realtà minore, un fascino del discreto e sbiadito che ancora vive ben saldo in certe tradizioni, nei racconti di alcuni vecchietti delle poche borgate rimaste, negli Alpini, nell’arte di certi maestri artigiani, nella pasta al forno di mia nonna Teresa. Così come le immagini di Ghirri e degli altri fotografi coinvolti sono silenziose, un po’ sospese nel tempo e rappresentative di un paesaggio italiano spesso più defilato, provinciale. E’ in questo quotidiano, avvolto in un’atmosfera simile, che Simone Massera ha iniziato il suo progetto, Baci dalla Provincia.
Insoddisfatto dei supporti e della modalità con il quale generalmente vediamo raccontare l’Italia ai nostri connazionali così come nel mondo, Simone guarda alla periferia urbana, alle costruzioni più brutte, al cemento più duro, ai colori più sobri. Cintura, periferia, area metropolitana, sobborgo. Sono luoghi che solo apparentemente non comunicano nulla ma in verità si fanno portatori di una storia – sociale e culturale soprattutto – che a pochi è dato conoscere. «Influenzato dalla sociologia urbana e da una passione per Robert Smithson e alcuni dei suoi primi lavori [Monuments of Passaic su tutti] decisi di ritrarre questi luoghi con lo stesso sguardo geometrico e distaccato di un fotografo di cartoline, eleggendo luoghi considerati generalmente alienanti, insignificanti o semplicemente brutti ad uno status diverso, uno status che prendesse in considerazione la loro ‘storia’, nella sua accezione più sociale».
Realizzando cartoline con i suoi scatti, l’artista chiede direttamente alle persone di offrire un racconto, un ricordo, un pensiero o anche una semplice considerazione su quel luogo “in cartolina”, che per loro è casa. In questo modo il contributo è diretto, personale, privato e soprattutto anonimo. Come protetti dal soggetto ritratto, i partecipanti si sentono liberi da qualsiasi giudizio e diventano a tutti gli effetti autori, di Baci dalla Provincia, insieme all’artista. Iniziato nel 2010, il progetto si è fermato per un paio d’anni durante i quali Simone non è rimasto certo fermo: dopo aver terminato il suo Master of Arts in Photojournalism and Documentary Photography alla University of the Arts, l’artista ha fondato un collettivo nella capitale britannica e svolto diversi lavori come freelance. Oggi, torna a prendersene cura più che mai, scegliendo di dedicarvisi totalmente.
«Nella primavera del 2012 ho deciso di cercare di ricreare l’esperimento iniziale – concentrato sulla mia provincia, quella di Roma e dintorni – su scala nazionale, per raccontare differenze e somiglianze tra le province del Nord, Sud, Centro ed Isole d’Italia. Ho quindi creato un sito internet, una pagina Facebook e un account Twitter e blog che entreranno in piena attività non appena mi metterò in cammino per l’Italia».
Naturalmente, chiunque volesse ospitare il protagonista di questo progetto ed eventualmente portare il proprio contributo non ha che farsi avanti, mettendo a disposizione alle volte un lento, alle volte il proprio orientamento e magari anche qualche suggerimento per nuove future mete. Nelle intenzioni progettuali, si cercherà di distribuire 1000 cartoline in giro per l’Italia che, al termine del progetto, saranno raccolte in un libro, organizzate in quattro aree (Nord, Sud, Centro, Isole) corredate di racconti di viaggio, impressioni, emozioni, sensazioni.
Vi lascio con una breve intervista realizzata grazie al prezioso contributo di Simone, che ringrazio.
Quello che mi ha subito affascinato è il titolo. Baci dalla provincia è chiaramente ispirato ai “baci” cartacei che si spediscono in cartolina ma allo stesso tempo sembra riportare chiaramente la voce di chi in provincia vi abita davvero.  Quindi subito, permette di entrare nel mood del progetto, e si capisce abbastanza presto quali sono le intenzioni.

Il titolo nasce, quasi involontariamente, da una traduzione del titolo inglese provvisorio che avevo dato al progetto, “Greetings from the suburbs”. L’album degli Arcade Fire, “The Suburbs”, era uscito da poco e mi aveva spinto molto a riflettere sul concetto di suburbs e sulle differenze con il suo equivalente italiano, l’idea vaga e inafferrabile di provincia.

«I used to write. I used to write letters

I used to sign my name

[…]

It seems strange

How we used to wait for letters to arrive

But what’s stranger still

Is how something so small can keep you alive»

*Arcade Fire – We Used To Wait *

Nella mia mente la provincia è diventata più uno stato dell’animo che non una divisione amministrativa. Per autocitarmi e darti un’idea: “quel misto di odio e di amore per il campetto dei tossici, la comitiva di fronte al supermercato, i parchi cementificati, le ‘spiagge deturpate’, le sbronze negli autogrill sull’autostrada.” Per me la migliore definizione resta ancora quella dei Baustelle in questa canzone:

«Morire la domenica chiesa cattolica/

Estetica anestetica provincia cronica»

Baustelle – I Provinciali

Come hai fatto a far conoscere il progetto e a ricevere le prime cartoline? Tu scatti le immagini, le stampi e le distribuisci cercando di promuovere la cosa e invitando le persone a partecipare? Mi interessa sapere che strumenti usi per far sapere dell’esistenza di
Baci dalla provincia e vorrei anche sapere se e quanto ti prepari nella visita di un determinato luogo. Mi spiego meglio: quando arrivi in una nuova città è un posto dopo sei riuscito a fare già un minimo di promozione (giornali locali, manifesti, volantini, amici ??) o parti da zero? Hai qualcuno che ti aiuta?
Finora Baci dalla provincia si è concentrato principalmente sulla provincia in cui sono cresciuto (Civitavecchia, Santa Marinella) o che ho conosciuto durante gli anni (Spinaceto, Nuovo Salario, il sud del Lazio). Le prime cartoline sono state quindi distribuite attraverso una rete di amici e amici di amici.
Il processo più o meno funziona così: ogni cartolina viene inserita in una busta postale insieme ad un francobollo e a delle semplici istruzioni per l’uso che spiegano il progetto in due righe e chiedono letteralmente di fare ciò che si vuole con la cartolina e/o la busta. Ogni ‘ambasciatore’ del progetto in quella provincia riceve – per fare un esempio – 26 buste; ne tiene una per se e distribuisce le altre, 5 ciascuno, a 5 suoi amici interessati a partecipare al progetto. Questi ne tengono una per sè e distribuiscono le rimanenti 4 ad amici. Ora che il progetto si sta estendendo a tutt’Italia gli strumenti più efficaci si sono rivelati quelli on line. Articoli dedicati, sito internet e pagina Facebook su tutti. In genere ricevo delle email in cui alcune persone si complimentano per il progetto e mi parlano della loro provincia (Devi assolutamente venire ad Alessandria/Pesaro/Campobasso/etc!).

Parco della Marina Civitavecchia

Una volta arrivato in un luogo cerco di trovare un punto d’incontro tra il farmi raccontare i luoghi più importanti/adatti e il mio semplice reagire istintivamente alla città che mi circonda, l’architettura, l’atmosfera che si respira, le mie proiezioni ed umori».

Un progetto ambizioso, un’indole poetica ma curiosa, interessata a sentire e riportare una “voce” fino ad oggi rimasta in penombra. Un racconto fatto di immagini in cui, l’artista nuovamente si distacca da un ruolo strettamente autoriale per farsi comunicatore, mediatore, regista di una storia che sono i fornai, gli operai, gli spazzini, gli albergatori e i postini a raccontare.

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