Film belli – E’ stato il figlio, Daniele Ciprì (recensione).

Recensione di Emiliano Dal Toso.

Daniele Ciprì debutta in solitaria alla regia con E’ stato il figlio, dopo una vita in coppia con Franco Maresco dedicata non soltanto alla Settima Arte, ma anche alla televisione e lasciando alla Storia alcuni dei film più provocatori e intensi del cinema italiano degli ultimi vent’anni, leggere sotto la voce Totò che visse due volte e Lo zio di Brooklyn.

Immenso direttore della fotografia, Ciprì ha convinto sia i critici cinematografici presenti alla Mostra del Cinema di Venezia sia la giuria di Michael Mann, che gli ha riservato ben due premi, il primo per il contributo tecnico e il secondo per l’attore emergente, ovvero l’importante Premio Marcello Mastroianni assegnato al giovane Fabrizio Falco. In questi giorni, E’ stato il figlio ha entusiasmato inoltre la platea nordamericana al Festival di Toronto, costringendo gli organizzatori ad aggiungere delle proiezioni supplementari. Per non dimenticare, infine, la candidatura tra i dieci film che potrebbero rappresentare l’Italia agli Oscar per il film straniero. Fino ad adesso, si tratta dunque di un trionfo per il regista palermitano. Sarebbe bello se questi risultati venissero confermati anche da un buon riscontro al botteghino, solitamente il vero ostacolo da superare per l’affermazione di un film italiano.

La vicenda è ambientata in una Palermo piuttosto anomala, immaginaria, atemporale e ruota attorno alla famiglia Ciraulo, di estrazione sociale modesta. Un giorno, la figlia più piccola viene colpita da un proiettile vagante, nel bel mezzo di un regolamento di conti. Dopo l’iniziale disperazione per la morte della bambina, i componenti della famiglia cominciano a nutrire una speranza di cambiamento economico nel momento in cui vengono a conoscenza di un eventuale risarcimento da parte dello Stato per le vittime di mafia. In attesa di riscuotere il danaro, la famiglia comincia a spendere prima di incassare, indebitandosi con chiunque e dovendo chiedere il supporto di un inquietante usuraio. Arrivata finalmente la somma, e saldati i debiti, non rimane che utilizzare quei soldi per acquistare un bene tipicamente consumistico, non troppo necessario: una Mercedes. L’acquisto dell’automobile si rivelerà essere la causa scatenante di gravi conflitti interni.

Dopo un iniziale introduzione dei personaggi un po’ troppo lunga ed eccessivamente caricaturale, E’ stato il figlio si rivela essere la drammatica fotografia di un Paese disperato, senza morale, drogato, che sorridendo peggiora, di giorno in giorno, di ora in ora. Non rinunciando a un gusto visionario grottesco, iperrealista e feroce, Ciprì tratteggia il ritratto di una famiglia vittima del degrado economico e di una mentalità dominata dal consumismo, dall’arrivismo e dall’apparenza. Per quanto non manchino certamente momenti di pura ilarità (i colloqui del padre con l’amico e l’usuraio toccano vette di genialità), il lavoro del regista e fotografo è una tragedia che non lascia spiragli di speranza. Perennemente illuso dalla possibilità di un riscatto sociale, il protagonista Toni Servillo (incredibile) è un burattino trainato dagli eventi, dal giudizio degli altri, dalla frustrazione. Così come la passività del figlio Fabrizio Falco, pare essere l’unica reazione possibile da parte di una figura innocente, ancora non corrotta dall’idealizzazione di un immaginario benessere materialistico. A parte lui, ogni personaggio del nucleo famigliare è uno sconfitto, un corrotto o un corruttore, dalla nonna al cugino mafioso.

Da destra: Toni Servillo Aurora Quattrocchi e Daniele Ciprì.

Oltre a Falco e a Servillo, nel cast non mancano alcune sorprese, come ad esempio la nonna Aurora Quattrocchi e il narratore Alfredo Castro (regista feticcio del grande registo cileno Pablo Larrain, autore di Tony Manero e di Post Mortem). Quest’ultimo, in modo particolare, interpreta un ruolo apparentemente innocuo ma tragicamente fondamentale all’interno della vicenda. Forse meno estremo da un punto di vista di impatto visivo rispetto ai precedenti lavori in coppia con Maresco, E’ stato il figlio conserva comunque una poetica disperata ma anche romantica, un tono caustico, graffiante sebbene mai gratuito o scandalistico. Un film italiano bello e importante, che non pecca né di populismo né di snobismo intellettualoide, ma che può essere preso come termine di paragone per un cinema finalmente inventivo, antiretorico e ruspante.

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