Weekend Con Il Morto – Johnny Ramone

YOU’RE A LOUDMOUTH BABY, YOU’D BETTER SHUT IT UP.

Johnny Ramone è morto otto anni fa.

Nel 1976 uscivano A Trick of the Tail (settima fatica dei Genesis), un disco sul quale farò a meno di esprimermi (anche se devo dire che Ripples è la canzone che penso ascolterò all’inferno, quando andrò a giocare a carte, cosa che odio, con Jean Paul Sartre, uomo detestabile.). A fare compagnia agli inglesi (i quali, questo va detto, avevano a loro tempo prodotto ottimi dischi come Nursery Cryme, Foxtrot, e Trespass), quell’anno, stando alla sempre ottima Wikipedia, c’erano anche Arrival degli ABBA (un nome che scrivo con terrore), tale Garofano D’ammore (sic) di non so bene chi, la splendida raccolta del periodo garage degli Status Quo, Macchie ‘e culore (anche qui, ahimè, sic) dell’inspiegabile Massimo Ranieri (disco che, stando a Wikipedia, viene dopo ‘O surdato ‘nnammurato e Napulammore), un disco dei Lynyrd Skynyrd che volevano indietro le loro pallottole (a posto così), Hotel California degli Eagles (gruppo che è riuscito a sputtanare il concetto di country rock in giro per il mondo), Alla Fiera dell’Est di Angelo Branduardi (ottima persona), e tanti altri dischi.

Nel 1976 usciva il primo disco dei Ramones, che fece all’industria musicale più o meno quello che la Little Boy di Hiroshima e la Fat Man di Nagasaki fecero all’imperatore giapponese.

L’imperatore giapponese: millenni di storia, un retaggio incredibile, un’ascendenza divina certificata, un codice morale tenuto in grande considerazione, una casta militare disposta a diventare carne da kebab pur di proteggere la tua divinità, giovani diciassettenni che si andavano a schiantare per il Tuo nome. Poi arriva un tizio di Quincy, Illinois, e ti rade al suolo una città.  Poi arriva un altro di tizio di Lowell, Massachusetts (città natale del mio beniamino, Jack Kerouac), e ti rade al suolo un’altra città. E tu devi andare alla radio e ai cinegiornali a spiegare al tuo popolo che non sei dio. Io non sono dio, vi ho raccontato palle per un sacco di tempo, tutti i miei predecessori vi hanno raccontato palle per un sacco di tempo. Un tizio schiaccia un bottone, e io smetto di essere dio. Un maiale è più dio di me. Meglio un dio maiale, di un dio che va alla radio a parlare. I maiali non parlano alla radio, dio sì, preferisco i maiali. Un giapponese del 1945 la pensava senz’altro così.

Ecco, la chitarra di Johnny Ramone, scomparso otto anni fa, è una bomba atomica. Abbatte il passato e rende incerto il futuro. Lascia un grande frastuono e un grande senso di disorientamento. Non può essere così facile. Così come non può essere così facile sganciare una bomba atomica.

E ha fatto cadere più dèi Johnny Ramone che la Fat Man e la Little Boy messe insieme.

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