La Musica Così Come La Trovai – Einsturzende Neubauten

Pubblico un racconto che avevo scritto tempo fa ascoltando gli Einsturzende Neubauten. Segue una postilla che invece scrivo oggi. Kyrie Eleison.

-È come il lungo fischio di una sirena di un’enorme nave che arriva in un porto notturno, deserto ed invaso dalla pestilenza.

Ero a Flagstaff da solo una settimana e stavo già facendo discorsi da ubriacone con due perfetti sconosciuti.

– Sei qua fuori da due ore e mezza. Ti conviene rientrare o ti buscherai un accidente.

Rimasi a guardarla, mentre mi diceva queste parole e, nonostante fosse la notte di una giornata assai piovosa, feci ricadere sugli occhi gli occhiali da sole che tenevo sulla testa, lasciando intendere assai bene che non avevo alcuna intenzione di rientrare, in nessun posto.

– IHIHIHIHI – ridacchiò l’uomo barbuto che era con la donna – questo è matto per davvero. – .

Il marciapiede sul quale ero seduto  era fradicio, così come fradici erano i miei calzoni, ma a me sembrava che la cosa non importasse più di tanto. Ero stato sicuramente ubriaco nel corso della giornata, ora non avrei saputo dire con esattezza che cosa ero. Ero fatto? Ero ubriaco? Ero entrambe le cose? Sapevo soltanto che avevo un gran bisogno di bere litri e litri d’acqua e di ascoltare l’ Ipod. Se l’ipod si fosse fermato sarebbe stata un’autentica tragedia: probabilmente mi sarei dimenticato perfino di essere in vita, qualora l’ipod si fosse fermato. L’ipod non doveva fermarsi.

– E’ senz’altro il più lungo fischio della più grande sirena della sconfinata nave che arriva in putrido porto notturno dove la gente bivacca, scoreggia e cuoce piccioni.

L’uomo barbuto mi sollevò per le spalle e mi rimise in piedi, con insospettabile gentilezza.

– Ho caldo. – dissi. – Ho un caldo fottuto.

L’uomo barbuto mi tolse le cuffie dell’ipod, gettandomi in pasto alla più nera disperazione.

– Ascolta, – mi disse – ce l’hai un posto dove stare a dormire?

– Perché mi hai tolto le cuffie? Sei stato molto cattivo a togliermi le cuffie. Ridammi le cuffie.

– Poi te le ridò le cuffie, ma tu dimmi, ce l’hai o no un posto per dormire?

– Insomma, sono cose che non si fanno, togliere le cuffie  così a qualcuno. Questa cosa mi manda parecchio a male.

La ragazza, coi suoi occhi grigi e con le tette e con tutto il resto, prese l’uomo barbuto per un braccio, – Dagli indietro le sue cuffie. – disse all’uomo barbuto – Non vedi che è tutto liquido? Lui vuole le sue cuffie, lui ha bisogno delle sue cuffie.

– Tu sì che sei bella, – dissi io a quel punto – Potremmo tranquillamente sposarci in men che non si dica.

Riebbi le mie cuffie indietro, ma a quel punto non avevo più alcun interesse per la musica.

– Beh Lauren, – disse l’uomo barbuto rivolgendosi alla ragazza – io devo proprio andare, ci pensi tu a lui?

– Ok Elijah. Vai pure, ci sentiamo domani.

Vidi che Lauren, dunque era così che si chiamava, fece per venire ad appoggiarsi allo stesso muro al quale stavo appoggiato io.

– Non vuoi rientrare? Potremmo bere qualcosa.

– Non credo di aver molta voglia di bere. Ho fame più che altro. C’è un posto aperto per mangiare?

Ci incamminammo insieme sotto al suo minuscolo ombrello, cercando di evitare le pozzanghere e cercando di evitare di inciampare l’uno sui piedi dell’altra e viceversa.

– Dove mi stai portando?

– C’è una tavola calda là in fondo alla via, credo proprio che sia aperta.

– Lo fanno il minestrone (dissi minestrone in italiano.)? Ho una gran voglia di minestrone.

– Non so cosa sia questo minestrone.

– E’ una zuppa con dentro qualunque cosa ti venga in mente di metterci dentro.

– Non sembra invitante.

– È la cosa migliore che ti possa capitare di mangiare, invece. È il mio piatto preferito, in assoluto il migliore, la cosa migliore del mondo ti dico.

– Beh, non ne ho mai sentito parlare.

– Questo perché sei ignorante e senza dio.

– Cosa?

– No, niente, stavo pensando ad un film. Dici che lo fanno il minestrone là?

– Non credo proprio.

– Beh, allora non voglio andarci. Ho la macchina! Guidiamo da qualche parte! Da qualche parte dovranno pure avere un minestrone.

– Senti, se vuoi una zuppa posso prepararti una zuppa a casa mia.

A casa sua: questo sì che aveva senso.

– Dove hai la macchina?

Indicai coll’indice davanti a me e poi feci un giro su me stesso di centottanta gradi verso sinistra. Incredibilmente ci avevo azzeccato: la macchina era proprio là dove stavo indicando dopo aver fatto la piroetta, una fortunata coincidenza, o una geniale predisposizione.

Attraversammo la strada e io feci per aprire la macchina.

– Cosa pensi di fare – mi chiese, mentre io salivo dalla parte del conducente sulla mia Mitsu, – non vorrai mica metterti a guidare con quello che hai preso.

– Cos’è che ho preso?

– A guardarti direi MDMA.

– Sono solo sporche menzogne.

– Dammi le chiavi, dai, guido io.

Le guardai le gambe, aveva delle belle gambe, quindi era abbastanza probabile che avesse ragione lei.

– Hai delle belle gambe, quindi hai ragione.

La pioggia continuava a scendere mentre la macchina procedeva lentamente verso casa. Non dormivo da parecchio,  anche se in quel momento non riuscivo a stabilire con certezza da quanto.

Collegai il mio Ipod al cavo della macchina e feci riprendere la musica da dove l’avevo interrotta.

– Sembra proprio un qualche fischio di una qualche nave con moto rimorchi e sirene e porti putrefatti e cancrene e psicosi ed overdose.

– Cos’è questa roba? Chi sono questi nazisti tossicomani?

Questa è la reazione che il 99% della popolazione mondiale ha con gli Einsturzende Neubauten, il restante 1% dovrebbe avere l’esclusiva sulla cosa pubblica.

– Questi non sono nazisti.

– Beh, non puoi cambiare?

Ridiedi un’occhiata alle sue gambe che si alzavano ed abbassavano per schiacciare i vari pedali, incredibile: aveva ancora ragione.

– Cosa vorresti ascoltare? – le chiesi.

– Fai tu, basta che non suonino  martelli pneumatici e bombe termonucleari.

– Non ci sono bombe termonucleari su “Kollaps”. Forse un po’ di tritolo, ma bombe termonucleari no.

Misi su una playlist di country. Se si fosse lamentata del country avrei sicuramente chiamato la polizia.

Arrivammo sotto al suo portone.

Lei aprì la porta e mi fece strada verso la cucina facendomi segno di fare piano. Fare piano divenne la mia raison d’etre.

– Eccoci qua, – disse una volta che fummo in cucina. – Metto su un caffè? Ti va?

– Certo, molto volentieri.

– Come ti chiami?

– Nicola, mi chiamo.

– Nicola? Non scherzare, Nicola è un nome da donna.

– Non dalle mie parti.

– Da dove vieni, dal Canada?

– Quasi. Sono di Milano. Italia.

– Italia?

– Già.

– E che diavolo ci fai a Flagstaff?

– Io? Io faccio il cuoco.

– Ah sì? E dove?

– Ah, questo ancora non lo so. A proposito: quello è proprio Wild Turkey?

POSTILLA A PROPOSITO DELL’ARMONIA

Aggiungo soltanto che gli Einsturzende sono l’unico caso conosciuto di musica con la quale l’armonica del matto della statale riesce a sposarsi.

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