Film brutti – “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” (recensione in anteprima)

Recensione dell’amico Emiliano Dal Toso
(già direttore del blog http://ilbelloilbruttoeilcattivo.blogspot.it/)

Un “pipistrello di un metro e ottanta” salva la fotografa giornalista bionda Kim Basinger. Tipicamente 1989.

La grande forza della serie cinematografica di Batman consiste nella capacità di essere sempre stata uno specchio dei tempi, di andare ben oltre i limiti del film di genere e di porsi come punto di riferimento estetico e politico del cinema internazionale. Questo accadeva a cavallo tra gli anni 80 e i 90 con i due lavori di Tim Burton, che esprimevano un sentimento ancora positivo e favolistico, decadente ma anche romantico.
Successivamente, verso la seconda metà degli anni 90, il regista Joel Schumacher (quello di Batman Forever e di Batman e Robin) fece due operazioni sicuramente commerciali, in grado però di cogliere un certo gusto kitsch e ipertamarro che andava molto di modo all’epoca. Erano ancora gli anni dei filmoni d’azione alla Independence Day o alla Armageddon, avevamo ancora bisogno di eroi positivi e rassicuranti.
Con il nuovo millennio, il bravissimo Christopher Nolan ha alzato l’asticella, sfruttando le potenzialità del cinema d’azione di essere un prodotto finalizzato non solo al pubblico dei blockbuster ma anche ad ambizioni autoriali. Con Batman Begins e Il cavaliere oscuro, il regista inglese è riuscito nell’impresa di trasmettere il sentimento di paura che ha caratterizzato il mondo occidentale dopo l’Undici Settembre, di segnare il decennio degli anni zero in modo indelebile, grazie a un immaginario pop assolutamente devastante. Con il primo, Nolan ha raccontato il senso di colpa e l’interminabile processo di espiazione del protagonista Bruce Wayne. Con il secondo, la concentrazione era sulla paranoia e sull’inspiegabilità del Male (“Ci sono uomini che vogliono soltanto vedere il Mondo bruciare”).

Il grandioso successo de Il cavaliere oscuro ha reso inevitabile che Christopher Nolan proseguisse la serie con un terzo capitolo. Purtroppo, questo Il cavaliere oscuro – Il ritorno pare essere un eccessivo straripamento delle suddette potenzialità del cinema d’azione. La paranoia e l’incubo del terrorismo non sono più le principali preoccupazioni del mondo occidentale. Il regista si adegua e vira su alcuni accenni alla crisi economica. E’ indubbio che Nolan abbia voluto continuare a dare alla saga un significato socio-politico, oltre che immaginifico, del mondo contemporaneo. L’impressione è che, questa volta, non sia stato in grado di captare quale sia esattamente l’umore, il mood della società in cui viviamo. Per questo, Il cavaliere oscuro – Il ritorno pare essere una semplice estremizzazione del lavoro precedente. Ci sono più effetti speciali, ci sono più personaggi, il cattivo è più cattivo, la storia è più complicata, la durata è più lunga, il protagonista sembra sempre di più sull’orlo del precipizio. Ci sono ancora il senso di colpa e l’ossessione dell’atto terroristico. Paiono molto meno approfonditi i rapporti interpersonali, in luogo di una ricerca esasperata del colpo ad effetto, del fuoco d’artificio. Dopo ‘Inception’, il regista sembra essere alla ricerca del numero tecnico impossibile. A livello di ritmo, non c’è un attimo di tregua. Ciononostante, non è possibile rimanere davvero incantati di fronte a questo interminabile polpettone autoreferenziale, che perde di vista il principale motivo per cui lo spettatore va a vedere un film di Batman: divertirsi.

Come dicevo, la trama è molto complicata e molto poco interessante. Vorremmo scavare più in profondità nei sentimenti contrastanti di Bruce Wayne, nelle sue ossessioni, nei suoi rimorsi. Nolan ce lo ripresenta come un quarantenne depresso e zoppo. Vorremmo inoltre rimanere altrettanto affascinati, devastati dal carisma, dalla potenza espressiva del nuovo cattivo Bane (Tom Hardy), così come lo eravamo stati per il precedente e indimenticabile Joker di Heath Ledger. Nolan, invece, raffigura un personaggio esageratamente cattivo, concentrandosi soltanto sull’impatto fisico e muscolare e ignorando quasi completamente quello psicologico.

Il cast è numerosissimo e di buon livello, ma non basta. Oltre alle conferme di Michael Caine e di Gary Oldman, abbiamo le new entry Marion Cotillard, Joseph Gordon – Levitt e Anne Hathaway. L’unica che rimane davvero impressa è quest’ultima, indovinatissima nei panni di Catwoman. I pochi momenti in cui si sbalza un po’ dalla sedia sono i duetti con Christian Bale, intrisi di tensione sessuale. Anne è davvero eroticissima, a tal punto da non far rimpiangere la Pfeiffer del film di Burton. Nolan rimane un grande, seppure cominci a sorgere il rischio di un eccessivo autocompiacimento. Siamo convinti che sia meglio un film d’azione “ignorante”, senza pretese ma onesto intellettualmente piuttosto che un film d’azione impossibile con ambizioni fuori portata (Tony Scott – pace all’anima sua – docet). Troppa enfasi, troppa epica, troppa carne al fuoco: signori, stiamo comunque parlando di Gotham City.

Emiliano Dal Toso

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10 thoughts on “Film brutti – “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” (recensione in anteprima)

  1. Critica sbagliatissima a mio parere, non è il migliore dei Batman di Nolan, molto meglio il secondo, su questo sono d’accordo, ma non è un film brutto. L’analisi psicologica del personaggio principale c’è, ed è anche ben sviluppata, si risolve un po’ troppo in fretta verso il finale, vero anche questo. Il cattivo, Bane, non è, è non può nemmeno essere al livello di Joker, ma questo soprattutto perché nemmeno il personaggio dei fumetti non è uno simile a Joker, allo stesso tempo però non si può nemmeno dire che è un tutto muscoli e niente cervello. La storia è si complicata e articolata, ma non direi che sia una delle più difficili da seguire del cinema di Nolan (Memento?). E poi un piccolo appunto: Questo film non è stato fatto perché il secondo ha avuto un successo immenso, ma perché il progetto prevedeva inizialmente una trilogia, come era prevista per Matrix, Il signore degli anelli e altri che non mi vengono in mente. Certo, se gli altri fossero andati male magari avrebbero cancellato il progetto del terzo, ma non essendo stato questo il caso, Nolan ha chiuso la serie. Tra l’altro non vedo come non si possa notare che la storia del film chiuda proprio un cerchio, un ciclo o come lo si voglia chiamare, iniziato col primo film, e direi che questo cerchio viene chiuso in modo interessante, intelligente, e, ovviamente anche fumettistico al livello giusto. Film belli ma non il massimo – “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”

  2. Mi trovo in disappunto parziale con questa critica cinematografica.
    Concordo con il sottolineare l’interpretazione della Hathaway, davvero azzeccata nel ruolo (contrariamente a quanto pensassi);
    la durata del film è forse eccessiva, o contrariamente si potevano sviluppare meglio i profili dei personaggi, Bane e Wayne su tutti.

    Per quanto riguarda invece trama e sviluppo della pellicola, trovo questo terzo episodio una spanna sopra al deludente e farraginoso secondo capitolo.

    Avrei inserito una menzione al tenero e saggio Alfred, interpretato divinamente da Michael Caine e, finalmente, “premiato” con una parte di maggiore rilievo rispetto ai passati episodi.

    Non mi trovo assolutamente d’accordo con il discorso sulla troppa enfasi, troppa carne al fuoco, ecc ecc. Anzi, vista la durata impegnativa del film, è proprio la poca carne al fuoco a renderlo forse un pelo sotto tono rispetto al potenziale.

    Concludo criticando totalmente la scelta redazionale (e quindi non di chi ha scritto l articolo) di classificarlo tra i film Brutti.
    Se QUESTO è un film brutto, allora, ahinoi, al cinema di questi tempi non dovremmo entrare neanche sotto tortura.

  3. Gentile Emilano,
    quello che Lei scrive riguardo a questa ultima avventura di Batman è sicuramente coerente e non del tutto falso. E’ importante però, io credo, fare luce su di un certo atteggiamento diffuso nel Suo articolo. Innanzitutto lo scherarsi contro il “nuovo Batman” ha il sapore di una scelta se non ideologica sicuramente politico-estetica. Infatti come non avversare un film tanto caricato di aspettative e tanto frequentato in sala dal pubblico di mezzo mondo? Se in nuce la Sua critica porta con sè questo atteggiamento, sicuramente anche un pregiudizio di gusto agisce trasversale nel Suo pensiero. Infatti mi pare proprio che Lei non sia un appassionato del genere (se non fantastico diciamo almeno di avventura). Come si fa a dire che i due Batman della seconda metà degli anni Novanta siano (almeno sul piano della comunicazione) superiori a quest’ultimo episodio. Presa da un’altra prospettiva l’operzione di Nolan potrebbe inserirsi in quella tendenza attuale a cui ci ha portato una certa tradizione iperrealista nella quale col tempo si è arrivati a fondare il senso della realtà negli stessi strumenti fondanti il mondo del cinema. A cominciare dal proiettore ed il telo bianco fino ad arrivare all’obbiettivo delle telecamere, alle scene, alla scenografia, agli effetti speciali, alla struttura del film compresa la sua sceneggiatura. Si è visto nel tempo un lento andare oltre la realtà perché ormai il pubblico e la tecnologia non erano soddisfatti. Si è arrivati all’HD, al BLURAY e al 3D. La tecnologia attuale permette di costruire un film con un budget relativamente basso grazie ai computer: attori farlocchi, sceneggiatura che sembra scritta da un software home-edition, locations per lo più artificiali ec. Un certo numero di registi si sono insinuati, volenti o nolenti, in questo mondo. Hanno dovuto respirare questa atmosfera molto nociva per i loro polmoni. Si sono adeguati. I più bravi, e indipendenti, hanno cercato di adattare l’atmosfera ai loro strumenti raffinati ma desueti. Risultato: aborti e figli diversamente abili hanno intaccato un panorama uniforme e caratterizzato da una iperconformità agghiacciante. Per quanto riguarda Nolan, sicuramente quest’ultimo episodio da lui firmato di Batman non giunge agli apici del “film riuscito ed accattivante” ma si inscrive 1.nella tendenza dominante dei film che sul grande schermo vendono e influenzano di più, quelli fantastici di avventura; 2. nella tendenza comune a molti autori di mettersi a confronto (spesso per motivi economici) con un genere di massa come quello in questione e realizzare un lavoro di una certa intensità.
    Squilibrato nel suo sviluppo, non completamente maturo nell’interconnessione psicologica dei personaggi, con lacune non trascurabili circa l’origine di determinati luoghi, usi e peronaggi. Ciononostante, quest’ultimo episodio di Batman è un film gradevole e di un certo impatto, anche positivo, su di un pubblico ormai malaccorto come è quello delle grandi multisale. Ad ogni modo, gentile Emiliano, è lecito esprimere la propria opinione, solo non si deve mai raggiungere un eccessivamente marcato chiaro scuro, soprattutto di fronte ad opere un poco complesse come quella in questione. Non sarà, voglio dire, un film da enciclopedia del cinema d’autore, però intrattiene con piacevolezza ed è una non piccola antenna dei tempi che corrono.
    Grazie dell’attenzione e arrivederci,

    Gualtiero Marchesi

  4. Questo ultimo capitolo non fa altro che confermare il fatto che i Batman di Tim Burton (pur criticatissimo all’epoca) siano gli unici degni, gli altri sono solo dei polpettoni esplosivi che non sanno di niente, inoltre, anche a rischio di sembrare blasfemo o miscredente, il Joker di Heath Ledger l’ho trovato moscio, inavvicinabile al truccatissimo Jack Nicholson (purtroppo gli effetti speciali dell’epoca non fanno tanta giustizia) e sfido chiunque a creare un cattivo profondo come Il Pinguino di Danny De Vito.

  5. Per quanto un film possa essere bello tutti ci sentiamo registi e non ci accontentiamo mai..per quanto riguarda il personaggio di bane leggetevi il fumetto,non dobbiamo scordarci che batman e’ un fumetto e gli elementi caricaturali ci saranno sempre..il personaggio di joker e’ un personaggio che ha intrinsecamente in se’ il su fascino dal punto di vista psicologico,il regista non ha fatto altro (con grande bravura)che esaltare queste caratteristiche..non possiamo sempre ,per giudicare un film,paragonarlo con il precedente..gia i personaggi in se’ determinano la qualita’ del film in buona parte,voglio dire con joker forse e’ più semplice suscitare l entusiasimo anziche’ con Bane! Se ci si concentra sull’ aspetto psicologico di joker si deve concentrarsi su quello muscolare di Bane,perche’ esse sono le caratteristiche intrinseche dell individuo!impariamo a giudicare un film in senso assoluto e non sempre in rapporto a qualcos’altro!

    • Dici bene, però è anche vero che fare un film è un’azione volontaria: se in un racconto (o un romanzo, o un fumetto etc.) non ci sono risvolti interessante né dal punto di vista dell’intreccio, né per la rilevanza dei personaggi, non è obbligatorio fare un film proprio su quello! Ci si può inventare una storia, oppure sceglierne un’altra. Se poi uno mi risponde che fare il terzo Batman son soldi e da un punto di vista commerciale è giusto farlo etc. lo capisco, ma poi che non mi si venga a dire che non si può criticare il film!

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