Case Museo: una Milano da scoprire

Mi è capitato spesso di parlare con amici e parenti di collezioni, ambienti, famiglie o  dei giardini delle case museo di Milano provocando, di conseguenza, una sbigottita perplessità. O sono case o sono musei, direte voi. In effetti è una definizione insolita, ma corretta, per descrivere prestigiose abitazioni di fine XIX e inizio XX secolo in cui quattro nobili famiglie milanesi hanno raccolto e collezionato oggetti, opere d’arte, complementi di arredo e manufatti di vario genere. Una passione, alimentata ovviamente dalle ampie risorse finanziare a disposizione, che è oggi patrimonio del Comune di Milano. Una ricchezza unica non solo per la qualità delle opere, ma per il contesto in cui è possibile vederle. Il circuito delle Case Museo è composto dalle quattro dimore originarie in cui hanno vissuto i proprietari delle collezioni. Aperte al pubblico ormai da diversi anni, in queste case si possono vedere le opere nella loro collocazione originale, all’interno delle architetture e dei volumi concepiti per loro. Abitazioni di lusso in cui è ancora possibile percepire l’atmosfera di quella parte della nobiltà Milanese attenta alla bellezza e ai beni materiali. Sono appartamenti, o ville, situati in zone diverse della città, la cui tipologia e  natura degli immobili permettono di capire fin da subito gusti ed esigenze dei precedenti proprietari. Una visita è d’obbligo in ciascuno di questi spazi. Non mi rivolgo solo a quei milanesi che il sabato e la domenica fuggono al lago o in montagna, senza alcuna curiosità per la propria città, ma mi riferisco a tutti coloro che si recano nel capoluogo lombardo per un gita in giornata, un pomeriggio di svago. Visitare anche solo una delle quattro case museo permette di farsi un’idea della storia della città e dei suoi abitanti. E’ un modo diverso per scoprire un luogo e ovviamente lo sarebbe comunque, anche se non fossimo a Milano.

Un’immagine della vecchia Milano protetta dalle mura di cinta.

Infatti, potete passeggiare per la città intuendone la topografia, osservando come cambia l’architettura da un quartiere all’altro; attraversare il centro storico per arrivare in uno dei pochi parchi della city. Guardate le persone, come si vestono, cosa dicono, come si muovono e come sono diverse da Montenapoleone e Turati a Porta Venezia e Porta Vittoria. A questo punto entrate in una dimora nobile, ancora arredata con i mobili del tempo e dove ogni stanza merita un’attenzione diversa, un approfondimento, un pensiero.
Si viene a conoscenza della storia dello stabile, del suo esser stato rifugio di artisti, letterati, nobili, architetti e personaggi illustri della storia italiana e lombarda. Un’esperienza a tutto tondo, con spunti storici, culturali, artistici che non si limita a trasmetterci nozioni slegate l’una dall’altra.
Credo che visitare il Museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, Casa Boschi di Stefano o il Museo Bagatti Valsecchi sia un piccolo privilegio che noi milanesi, a differenza degli altri, possiamo permetterci quando vogliamo e che in verità sfruttiamo poco o nulla.

«Ma come, il Museo Poldi Pezzoli è una casa-museo? Cioè insomma fa parte di questo circuito di cui tu parli?»
«Eh si … pensa quante volte ci sei passato davanti senza saperlo!»
«Non ci sono mai stato … ad essere sinceri non ne sapevo nulla …»
Ma dico io, perchè?!
Perché il milanese, in primis, e un cittadino qualsiasi in secundis, cammina per le strade a occhi chiusi?
Bene, adesso lo sapete, non avete più scuse. Spero che la descrizione e le immagini che seguono possano davvero spingervi, con la primavera che bussa alle porte, a dedicare qualche ora dei vostri weekend trendy e impegnati, alla visita di questi piccoli scrigni di cultura.

MUSEO POLDI PEZZOLI, Via Manzoni 12
La casa museo apre nel 1881, due anni dopo la morte del suo fondatore, il nobile Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), uno dei più illuminati collezionisti dell’Ottocento. Grazie alla generosità del suo proprietario, il museo contiene una sezione di dipinti dal Trecento all’Ottocento: sculture, armi, vetri, orologi, porcellane, tappeti e arazzi, mobili ed oreficerie.
I bombardamenti del 1943 hanno distrutto la maggior parte dei decori fissi. Oggi, accanto alle sale storiche, restaurate secondo lo stile della casa del collezionista, si affiancano molti nuovi ambienti, tra cui l’Armeria. Questa merita una piccola nota in quanto, fino a pochi anni fa, si trattava dell’unico caso di allestimento museale commissionato a un artista (accrochage): Arnaldo Pomodoro (grazie alla lungimiranza di Alessandra Mottola Molfino, per molti anni alla guida del Poldi Pezzoli).
Attualmente, oltre alla collezione permanente, l’attività della casa museo unisce mostre d’arte antica e piccoli progetti sul contemporaneo. Diversi sono gli incontri, i concerti e le conferenze in calendario durante l’anno. New entry, che quasi stona con lo stile del museo, l’aperitivo al museo del mercoledì sera. Tuttavia, con 9 euro, dalle 18 alle 21, è possibile visitare la mostra e sorseggiare una birra con gli amici dopo il lavoro.

MUSEO BAGATTI VALSECCHI, Via Santo Spirito 10 / Via del Gesù 5
Il piano signorile di Palazzo Bagatti Valsecchi, ristrutturato negli anni ottanta del XIX secolo in stile neorinascimentale, accoglie la fastosa dimora dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. Qui i due nobili milanesi raccolsero diverse opere d’arte, disponendole in sontuosi ambienti domestici, ispirati al gusto del Rinascimento lombardo.
Si trovano dipinti e manufatti quattro-cinquecenteschi, tavole di antichi maestri quali Giovanni Bellini o il Giampietrino, maioliche, vetri rinascimentali, arredi quattrocenteschi, avori, oreficerie, armi e armature.
Il Museo merita una visita anche solo da fuori: la corte interna, protetta da via Santo Spirito e via del Gesù, è qualcosa di assolutamente magico (tanto per la bellezza architettonica tanto per la capacità di farvi sentire per un attimo lontanissimi da quel tamarraio di via Montenapoleone). Recentemente, ha riaperto, in zona, lo storico Salumaio di Montenapoleone.

CASA MUSEO BOSCHI DI STEFANO
La Casa Museo Boschi Di Stefano nasce grazie alla munificenza di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano. Nel 1973, donarono la loro collezione di arte contemporanea al Comune di Milano a patto che aprisse un museo nell’appartamento di famiglia, nella palazzina di via Jan 15, progettata dall’architetto Portaluppi.
La collezione spazia dall’epoca del futurismo agli anni cinquanta: con opere di Soffici, Boccioni, Sironi, Severini e Dottori, del “Novecento italiano”, di Mario Sironi, cui è dedicata una stanza monografica, di Morandi, De Pisis, “Corrente” e del chiarismo lombardo.
Nella sala centrale, opere di de Chirico, Campigli, Savinio e Paresce ricostruiscono l’apporto italiano all’ambiente culturale della Parigi degli anni trenta, mentre una stanza è interamente dedicata a Lucio Fontana. Nell’ultima sala gli acquisti più recenti, tra cui una serie di Achrome di Piero Manzoni.

VILLA NECCHI CAMPIGLIO, Via Mozart 14
Costruita tra il 1932 e il 1935 dall’architetto milanese Piero Portaluppi, Villa Necchi Campiglio è stata conservata in ottimo stato, questo vale sia per il giardino esterno – corredato da tennis e piscina -, sia per la ricca infilata di sale interne. Architettura, arti decorative, arredi e collezioni restituiscono, nel loro armonioso insieme, l’elevato standard di vita dei proprietari, esponenti dell’alta borghesia industriale lombarda. Nello stesso tempo, il fervore delle quotidiane attività domestiche è adeguatamente testimoniato dalla sequenza delle sale di servizio, cucine e bagni, ancora dotati degli impianti tecnici originari.
Due importanti donazioni arricchiscono inoltre la visita: la collezione del primo novecento di Claudia Gian Ferrari e la raccolta di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero De’ Micheli.
È in assoluto quella che preferisco, sia per l’architettura, che per il gusto negli arredi e soprattutto per la collezione donata dalla storica gallerista milanese Claudia Gian Ferrari poco prima della sua morte. Ci tornerei ogni giorno, forse anche perché è stata questa gallerista milanese, guidata da un amore spassionato per l’arte e per il suo lavoro, a raccontarmi la storia della sua collezione e di ognuna delle 44 opere. Ho partecipato ad una visita guidata da lei, curatrice diretta dei lavori. Un racconto d’amore, una passione che fa brillare gli occhi di luce diversa ad ogni stanza. Le opere hanno vissuto con lei, sono state i suoi “pannicelli caldi” nei momenti di sconforto e, dopo aver scoperto di essere malata, la Gian Ferrari si preoccupò subito di trovare una destinazione opportuna per la collezione. Il Museo del Novecento non c’era ancora ed ecco che Villa Necchi, proprio perché casa ancora prima che museo, sembrò la soluzione migliore.

All’ingresso della casa siete accolti da l’Amante Morta, di Arturo Martini, subito emozionante.
«La vidi per la prima volta oltre vent’anni fa. Era nella cantina di una casa di campagna toscana, immersa nel buio e circondata da ragnatele. C’erano 14 sculture di Arturo Martini, e lei era nel mezzo. Per me fu una folgorazione. Colta da una grandissima emozione, mi inginocchiai e l’accarezzai. Non me la dimenticai più per quattro anni, finché non riuscii ad acquistarla”. Nasce così l’amore tra la collezionista Claudia Gian Ferrari e “L’Amante Morta” del grande scultore Arturo Martini, una delle 44 incredibili opere che fanno parte della sua Collezione privata del Novecento destinata in prestito permanente e in futuro per destinazione testamentaria in proprietà al FAI, con precisa indicazione di sistemazione in Villa Necchi ».
Da una dichiarazione di Claudia Gian Ferrari tratta dal sito del Fondo Ambiente Italiano.

Il Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e il Museo Poldi Pezzoli dal 2 ottobre 2008 sono riuniti nel circuito delle case museo milanesi.
La nuova rete museale, nata da un accordo di programma sottoscritto nel 2004, è realizzata per volontà e in collaborazione con: Regione Lombardia e Comune di Milano e con il sostegno e il contributo di: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.

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