La Musica Così Come La Trovai – G-Fast

DOBRO MEANS GOOD IN ANY LANGUAGE. EVEN IN ITALIAN. 

La parola “dobro”, nella maggior parte delle lingue slave, significa “bello”, “buono”. Nel linguaggio musicale di tutto il mondo, la parola “dobro” è oramai diventata sinonimo di chitarra resofonica, di una chitarra, cioè, che al posto di una normale cassa armonica, usa un risuonatore in metallo per diffondere il suono. Molta gente è convinta che questo particolare tipo di chitarra sia stato inventato nelle isole Hawaii. Si tratta di un equivoco nato a causa del fatto che il dobro, come strumento, si sposa perfettamente con quel particolare stile chitarristico, lo Slack Key, molto diffuso nel cinquantesimo stato U.S.A..

In realtà il dobro fu inventato verso la fine degli anni ’20 del XX secolo, negli Stati Uniti continentali, da due fratelli di origine slovacca, i fratelli Dopyera, che diedero alla loro compagnia il nome di Dobro, quella parola che nella loro lingua madre significava “bello” o “buono”, e che in inglese poteva essere letta come una contrazione di “Dopyera Brothers”. Lo slogan che i due coniarono per pubblicizzare i nuovi strumenti è assolutamente geniale: Dobro means good in any language!

Armamentario da Dobro. A sinistra Slide per Lapsteel, a destra Bottleneck, in mezzo un capotasto.

Ho un ricordo particolare legato al dobro: ero con due miei amici a casa mia, a tarda notte, a smaltire gli ultimi effetti di una serata passata in compagnia di una certa droga sintetica, e uno di questi due miei amici stava facendo quei discorsi che non vuoi sentire quando stai smaltendo gli effetti di quella certa droga sintetica. Roba tipo “non esistiamo davvero, è tutta un’illusione”. Mi ricordo che mi alzai, andai a prendere il mio dobro, ed iniziai a suonicchiarlo distrattamente, come spesso faccio a tarda notte, limitandomi ad eseguire dei lick di sottofondo. Dato che ero particolarmente influenzato dal Tractatus, in quel periodo, decisi di continuare ad assistere alla discussione in silenzio, senza dire niente per tutto il tempo, per poi smettere di suonare, appoggiare lo slide (tubo che può essere di metallo, di plastica, o di altri materiali, che si mette al dito come un anello facendolo scivolare sulle corde) al tavolo, e dire che a me, alla fine, non importava niente di tutti quei discorsi, m’importava solo di poter produrre quei suoni con quello strumento. Sapevo di aver detto qualcosa di molto vero.

Il dobro, possedere un dobro, era sempre stato il mio sogno: quel suono desertico, quelle note che scivolavano come serpenti a sonagli, quelle armonie in agguato come un branco di Catamount.

Non posso spiegare il tipo di emozione che provai quando, dopo anni di attesa, mi trovai finalmente in possesso del mio primo dobro. Mi chiusi in casa per tre giorni, e per tre giorni non feci altro che suonare, procurandomi qualche microfrattura al mignolo sinistro a causa dello slide di metallo, con un impegno ed un’abnegazione incredibili, visto che sono una di quelle persone che se fosse nata qualche anno dopo, se avesse vissuto il boom della neuropsichiatria infantile, sarebbe sicuramente stata sottoposta ad una massiccia terapia a base di metilfenidato per curare quella che chiamano sindrome da deficit di attenzione e iperattività, e che io ho sempre chiamato, con mio nonno, età della stupidera, o vitalità.

L’uso di un’accordatura aperta, nel suonare una chitarra resofonica, non è obbligatorio, ma è senza dubbio consigliato. La chitarra resofonica sembra essere fatta apposta per le accordature aperte: se tocchi una sola delle sue corde, infatti, le altre cinque corde vibreranno per simpatia, cosa che con un’accordatura standard spingerebbe la povera Euterpe e la povera Sarasvati a suicidarsi mediante ingestione di batterie e aghi da cucito. Un’accordatura viene detta aperta quando le corde della chitarra, suonate a vuoto, producono un accordo. Le più note e le più utilizzate sono quella di sol (Keith Richards la usava, Muddy Waters la usava, i Mississippi Sheiks la usavano. Buona parte dei chitarristi bluegrass la usano per il fatto che si tratta della stessa accordatura del banjo a cinque corde), e quella di re (Blind Willie Johnson è il maestro assoluto di questa accordatura.).

Da un anno a questa parte, da quando ho comperato il dobro, suono quasi esclusivamente in sol aperto, e posso dire di avere ottenuto risultati migliori in un anno di sol aperto che in dodici anni di accordatura standard. Mi piace, mi sento libero di muovermi e di sbagliare. Mi piace quel suono, e mi piace quell’atmosfera da aperta campagna e fiasco pieno di bourbon. Mi piace come suonano accordi come il si minore, o il sol settima. Mi piace proprio tutto di quella dannata accordatura, e non la cambierei per nulla al mondo, una specie di Dixan delle accordature.

Con l’accordatura di re non ho nessun rapporto, non mi ci sono mai cimentato seriamente, e ho sempre trovato fastidioso dover spostare la corda del sol su un fa#, mi dà l’idea di essere un’accordatura cinese. La verità è che sono troppo pigro per cambiare il mio modo di suonare. Le tecniche slide del sol aperto e del re aperto sono parecchio diverse tra di loro.

Degno interprete della chitarra in re aperto è senza dubbio G-Fast, un one-man-band milanese che propone un blues desertico e graffiante che suona mandando in loop alcune parti di chitarra con alcuni pattern di batteria.

G-Fast non suona solo il dobro, suona anche i pedali, compone basi dal vivo. La sua mano destra è, per me, grande motivo d’invidia: riesce a suonare proprio come io avrei sempre voluto suonare, e lo fa facilmente, quasi senza sforzo.

L’ho sentito due volte, al Wasabi a Milano, e tutte e due le volte mi sono detto che prima o poi gli ruberò la mano destra per farmela montare da qualche chirurgo strafigo d’oltralpe. Se avete voglia di ascoltare del buon blues, suonato con aggressività e convinzione, non dovrete farvi scappare le prossime esibizioni del buon G-Fast. Nel frattempo io cercherò di pensare a come rubargli la mano destra, oppure mi metterò a fare esercizio (ma non credo), oppure mi cercherò un lavoro vero (meno che mai). E ascoltando Fasteni che suona, il vecchio slogan dei fratelli Dopyera torna a tuonare potentemente: dobro means good in any language. Anche in italiano.

Nicola Gospel Quaggia (noto beone locale)

Annunci

3 thoughts on “La Musica Così Come La Trovai – G-Fast

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...