Olimpiadi – Londra corre da sola

Camminando per Whitechapel Road, di fronte alla East London Mosque, sembra che le Olimpiadi, la loro mastodontica organizzazione e tutto il seguito mediatico che si portano appresso sia lontano quantomeno un continente intero. È venerdì e il Ramadan inizia oggi. Il quadretto è singolare, perché esattamente di fronte all’entrata – per uomini – della moschea c’è il dehors del pub Indo, sulla porta del quale un rabbino di due metri incluso il cappello si sta bevendo una birra alla sua salute. La cucina di questa public house, atipica per le tradizioni britanniche, prepara soltanto pizza, seppur farcita con qualsiasi genere commestibile. Dunque su Whitechapel Road, alle 14.35 di un pomeriggio di luglio, è tutto perfettamente normale. Un isolato più a ovest, all’incrocio tra Brick Lane e Handbury, è tutto diverso.

Sta per passare il corteo della Torcia Olimpica, la fiamma che una settimana dopo dovrà dare fuoco al mastodontico braciere presente all’interno dello stadio olimpico. La polizia fatica non poco a mantenere una considerevole quantità di avventori lontana dalla strada sulla quale passerà il tedoforo. Dunque la processione inizia così: prima un pullman tecnologico Samsung con un dj afro che urla slogan, poi il camper della CocaCola con un dj latino che invita il pubblico a sorridere e urla slogan, poi il pullman della Lloyds Tsb  con un signore in giacca e cravatta che sorride ma non urla alcuno slogan, apparentemente; infine tre motociclette della polizia e il tedoforo, un’atleta bengalese in tuta azzurra che arresta la propria corsa per pochi istanti in modo da permettere a tutti di prendere una fotografia del momento. Turisti eccitati, shoppers frenetici, operatori della nettezza urbana, bambini radiosi, tutti quanti elevano al cielo i propri smartphone per imprimere nella loro memoria il topico istante: quelle stesse strade che erano una volta battute da prostitute e usurai, poi bonificate e dedicate ad artigiani e negozianti, in seguito bombardate e ricostruite e poi ancora colonizzate da immigrati di tutto il mondo che lì hanno ricostruito parte del loro piccolo vicinato natale, quelle stesse strade sono ora parte di una ideale pista di atletica che condurrà alla gloria agonistica degli atleti e delle loro nazioni.

Ma Londra non è città da emozionarsi troppo per l’estemporaneo momento. In metropolitana la circolazione è caotica come di consueto, i treni passano frequenti e la Circle Line è come al solito lenta e macchinosa, ma la voce dell’annunciatore è quella di Boris Johnson: “Hi folks, this is the mejor here, this is the greatest moment in the life of London for 15 years. We are welcoming more then a million people a day to our city, there could be a huge pressure on the transport network. Don’t get cut out, get on line, look and Get Ahead of the Games!”. Con quella sua pronuncia meticcia tra l’inglese britannico e quello americano, e con quella capigliatura biondo cinereo, lo immagineresti lontano anni luce da quell’altro speaker, ben più regale, il cui discorso segnò l’ingresso in guerra degli inglesi nel 1939. L’aplomb inglese, in questa occasione, sembra un po’ soffrire di stress.

Secondo alcune statistiche attendibili – le menziona anche il sindaco nel suo annuncio in metropolitana – a Londra sono attesi più di un milione di visitatori in eccesso al giorno. L’area metropolitana della città conta quasi 14 milioni di abitanti, con un tasso medio di 12 milioni di turisti all’anno. Il triangolo delle bermude per poche settimane si trasferirà a cavallo del Tamigi e Londra sarà l’epicentro. Il villaggio olimpico, sua a nord verso Stratford, è circondato di postazioni missilistiche, la polizia è stata allertata e rinforzata del 45% dei propri effettivi, per strada non si trova un bidone della spazzatura per chilometri – e le strade sono in effetti molto sporche -, i giochi olimpici sono sotto assedio; in un articolo del The Guardian l’aditorialista Oliver Burkeman – che dava il benvenuto (e qualche consiglio) a Mitt Romney in occasione dei giochi olimpici – dice che “Usain Bolt il giorno prima della finale dei 100 metri (la competizione più seguita degli interi giochi) dormirà disteso su di un letto di tritolo“. Non potendo intendere letteralmente la figura pittoresca, immagino che Burkeman intendesse parlare dell’enorme potenziale esplosivo che si nasconde sotto l’organizzazione dei giochi.

Segnali “Nerd-friendly”

In metropolitana la voce del sindaco si unice a migliaia di cartelli realizzati da Transport for London in cui illustrazioni “nerd-friendly” consigliano saggiamente ai londonesi di rimanere a casa durante il periodo interessato dal flusso di turisti: in uno si può notare un turista che prende la metropolitana in sella al proprio cavallo, intento a centrare la fessura del biglietto ai tornelli. E potrebbe non essere l’unico a tentarne una così.

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