La Musica Così Come La Trovai – Creedence Clearwater Revival

CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL – unconfirmed origin: after Norvel Creedence, a friend of John Fogerty’s .  His favorite beer was called Clearwater, after a brief absence from the marketplace it was re-introduced by another brewery – hence Creedence Clearwater Revival.

Da un paio di settimane mi dico che dovrei scrivere un pezzo sui Creedence, poi mi sono accorto di averne già scritto uno un paio di anni fa. Paganini non ripete. Io sì.

Chi scrive ha svariati motivi, tutti più o meno validi, per adorare questi personaggi tanto pazzi e tanto geniali da tirar fuori il nome del complesso da qualcosa di tanto stupido. La stupidità e la leggerezza sono privilegi che solo le persone davvero grandi possono permettersi. Non sto scherzando: Bukowski, Villon, Rabelais, Sterne, Stendhal, Il Drugo, Montaigne. Queste grandi anime avevano tutte un tratto che le distingueva dal resto della marmaglia: il loro essere aristocratici consisteva nel non prendere nulla sul serio, nemmeno se stessi.

Nessuno può pensare di prendere un pezzo Soul come I Heard It Through The Grapevine di Marvin Gaye, un pezzo che dura sì e no tre minuti, un pezzo con un’atmosfera tutta sua, e pensare di trasformarlo in una suite di dieci minuti di Southern Rock suonato con violenza, senza avere una forte dose di autoironia ed un grande desiderio di mettere le cose a nudo, di andare al nocciolo delle questioni. Le due cose walk abreast, per usare una molto felice espressione inglese.

Immaginatevi di camminare in California Street, a San Francisco, in un sabato pomeriggio del 1968, e di decidere di entrare in un negozio di dischi con la copia sputata di Brigitte Bardot al vostro fianco. Oltre a cercare, senza successo, di nascondere l’evidente erezione messa bene in mostra dall’esagerata strettezza dei vostri ridicoli pantaloni attillati e provocata da quel portento di femmina, vestita portentosamente per altro, che vi state portando a spasso e che vi guarda supplichevole desiderosa di tornare a casa a gustarsi due buoni quarti d’ora di carne e un’ora di meritata marijuana; dovrete in un qualche modo farvi strada all’interno di quello splendido universo che era il panorama musicale della città nord – californiana tra il 1965 e il 1968. Iniziate ad ascoltare un disco dietro l’altro: miriadi di gruppi che vi parleranno di droghe leggere e droghe pesanti, di liberazione, di sesso libero, di guerra e di pace, di massimi sistemi, di filosofia spicciola raccattata dal pusher, come quasi tutto il resto.

Poi vi imbatterete in uno strano disco, il primo LP dei Creedence. Alla prima traccia del disco, ogni sensazione data da ogni altro disco sarà scomparsa: I Put A Spell On You vi avrà senz’altro distolti da tutti quei castelli in Spagna, quelle regge indiane, quei paradisi terrestri dove tutti vanno in giro nudi e scopano con qualunque cosa, dove tutti sono talmente fighi da scopare davvero con qualunque cosa, dove tutti ridono felici dando la caccia a conigli bianchi (per poi scoparli, suppongo), dove si fanno tremare le montagne o piangere gli angeli, dove si tengono in mano le chiavi dell’amore e della paura e voi potete scegliere quale lucchetto aprire. La prima traccia di quel disco vi riporterà alla realtà: quei quattro contadini vi rispediranno in un’enorme palude a fare i conti con voi stessi e il vostro gridare ridicolo. Non vi è nulla di più ironico di un uomo che grida “Io Ti Maledico” alla donna che ama.

Mettersi a fare musica della palude, musica da red – neck, nella California di metà anni sessanta, rappresenta un atto di estremo coraggio e di grandissima genialità.

Per fare musica del genere, per fare musica così semplice, bisogna avere delle palle di granito per risultare credibili. La semplicità, in musica così come in ogni altra cosa, richiede volontà di ferro e palle di granito. Se non ci credete, provate a riprodurre il sound dei CCR con la vostra band: vi sfido a farlo.

Fate questo, ad esempio, provateci:

Sono talmente semplici, grezzi, meravigliosi, da non essere ulteriormente riducibili. In loro ogni cosa è esattamente dove deve essere ed è presente nella quantità necessaria, non una sbavatura, non una spesa inutile: togli un singolo accenno e cade tutto, aggiungici una zarrata di troppo e va tutto a farsi fottere. In questo senso sono esattamente geniali.

Non per altro sono il gruppo preferito del Drugo. Come dice il cowboy, è bello che Il Drugo sia là fuori.

Sfido chiunque di voi ad ascoltare un solo loro disco e a riuscire poi a farne a meno, non sarà possibile, ve lo assicuro.

Vanno a toccare corde troppo profonde, troppo misteriose per poter essere semplicemente dette. Il senso delle grida di Fogerty è talmente universale, da risultare profondamente privato ed incarnato in ogni singolo suo ascoltatore: la rabbia, le corse in macchina, le ore passate ad ubriacarsi pensando a donne lontane, le ore passate al fianco di quelle donne. Ognuno la veda come vuole, io ho già detto abbastanza cazzate, per oggi.

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