Nuovo Futurismo allo Spazio Oberdan. Mostre gratis a Milano

Marco Lodola, Ballerini

Anche prima di occuparmi personalmente di arte ed estetica, il Futurismo mi è sempre stato simpatico. Tra tutte le avanguardie, credo che sia quello maggiormente conosciuto anche dai meno appassionati e poco studiosi, sia per la sua italianità così pronunciata, sia per la sua direzione così netta, in controtendenza e radicale. Tuttavia, poche cose “mi piacciono” davvero nella produzione artistica del Futurismo e lo trovo molto più interessante come fenomeno, movimento, espressione drammatica e letteraria che non come avanguardia artistica. L’impatto e la risonanza del movimento furono enormi, tanto che parecchi anni dopo alcuni artisti nati tra gli anni Cinquanta e Sessanta ripresero in mano i principi del movimento per rileggerli e re-interpretarli nel presente. Succede che negli anni ’80 a Milano andasse molto di moda la galleria il Diagramma (ci fu anche il Diaframma ma non è questa), di Luciano Inga-Pin il quale, oltre ad essere un bravo gallerista e un critico stimato, aveva naso per il talent-scouting. Nel tempo entrò in contatto con i Plumcake, formati da Romolo Pallotta Claudio Ragni e Gianni Cella – il quale ora conta per sé stesso -, Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Andrea Crosa, Marco Lodola, Battista Luraschi, Luciano Palmieri, Umberto Postal e Innocente. La volontà e l’idea di riunirli sotto un unico cappello, Nuovo Futurismo ovviamente deriva dalle molte affinità, rimandi e legami di questi artisti con l’avanguardia storica. In particolare quella parte del futurismo più vicina a Balla e Depero che non a Boccioni e quindi se vogliamo più eclettica e sperimentale.

Andrea Crosa

La mostra Nuovo Futurismo. Ridisegnare la città allestita presso lo spazio Oberdan, pone l’accento sulla dimensione urbana e la vita in città caratterizzata dalla pubblicità, da grandi installazioni, dai mass media, dal progresso tecnologico, dai cantieri. Forse questo ci aiuta a capire meglio le scelte compiute da questi artisti in termini di materiali, colori e forme. Tuttavia, come mi hanno fatto notare, l’intenzione di ridisegnare la città non emerge davvero dalla mostra, né tantomeno dai lavori. Credo che con questa espressione Barilli indichi il contributo che la produzione Nuovo Futurismo ha offerto nella sperimentazione dell’interdisciplinarietà tra arte, design e architettura che sempre di più interessa la natura e la trasformazione della città.
Poliestere, vetroresina, plastica, ricamo, cartone, MDF, lamiera, persplex sono i materiali nuovi che questi artisti introducono nel campo delle arti plastiche approndando spesso a creazioni quasi più simili a complementi di arredo, pezzi di design, oggetti. A rafforzare questa tesi vi è anche la presenza in mostra di alcuni esemplari di Ettore Sottsass e Alessandro Mendini mentre introducono all’esposizione pochi ma esplicativi lavori di Balla e Depero.

Alessandro Mendini, Poltrona di Proust. Disegnata nel 1978

Se avrete voglia di vederla, si tratta di una mostra piccola, la si vede in poco tempo, ma credo molto interessante. Ho un debole per il lavoro di Gianni Cella, del quale conosco a fondo la sua produzione e mi diverte l’ironia del suo lavoro, lo stare sempre a cavallo tra il brutto e lo storpio, un po’ come una Diane Arbus plastica anzichè bidimensionale.

Gianni Cella, Italialiens

Non aspettatevi un Futurismo moderno da questa mostra, le due correnti non hanno niente in comune in questo senso ma i lavori dei “giovani” raccontano molto del clima della fine degli anni ’80 e gli anni ’90, dell’influenza della pop art americana, di artisti quali Jeff Koons o Murakami, del fumetto e del cartoon.
Vi divertirete.

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