Weekend Con Il Morto – Carlo Giuliani

Il g8 di Genova è tornato di grande attualità in queste ultime settimane, con le due sentenze definitive che hanno condannato alcuni poliziotti per i fatti della scuola Diaz, e alcuni manifestanti per i disordini. Sono passati undici anni da quelle giornate drammatiche.

A Genova, in quelle giornate (il 20 luglio 2001, precisamente), morì un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani. Il fatto che non ci siano stati più morti, sia dalla parte dei manifestanti, che dalla parte delle forze dell’ordine, può essere considerato, se non un miracolo, quantomeno un caso fortunato.

Solo un deficiente organizzerebbe un evento così importante, in un’epoca di grandi contestazioni contro la globalizzazione, in una città come Genova, con le sue stradine e i suoi vicoli ciechi. Solo un coglione non vedrebbe la follia di una scelta simile.

Qualcuno sostiene che vi fosse la volontà, da parte dello stato italiano, di cercare il morto, di dare grande risalto ai disordini, in modo tale da spaventare l’opinione pubblica, secondo il migliore dei copioni stile anni di piombo. Questo qualcuno sostiene che la scelta di Genova sia da riferirsi a questa volontà. Destabilizzare per stabilizzare. Può essere, non lo so, non mi ci giocherei la casa, ma può essere.

Il carabiniere Placanica, accusato di essere il responsabile della morte di Giuliani, è stato prosciolto dalle accuse il 5 maggio del 2003. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che non vi fossero le condizioni per portare il militare al processo, ha ritenuto che l’azione del carabiniere (all’epoca dei fatti nemmeno ventunenne) fosse da considerare come un caso di legittima difesa e di uso legittimo delle armi da fuoco. Io non studio legge e non mi chiamo Marco Travaglio, quindi eviterò di commentare questa sentenza.

Quello che posso dire è: se fossi stato Carlo Giuliani, avrei probabilmente avuto un estintore in mano, e se fossi stato Mario Placanica, avrei probabilmente esploso i colpi di pistola. Nanni Moretti ora mi urlerà dietro che mi merito Alberto Sordi, ma io la vedo così. Due ragazzi poco più che ventenni in una situazione in cui non si sono mai trovati prima. Due ragazzi poco più che ventenni che combattono una battaglia uno contro l’altro. Non sono in grado di chiamare uno mostro e di chiamare l’altro eroe. Mi merito Alberto Sordi.

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