Arte in digitale. Cosa non funziona ?

Gerhard Richter, vetro filtra vetro.

Ci sono due cifre analitiche del 2011 sul sistema dell’arte contemporanea piuttosto in controtendenza una rispetto all’altra. L’impatto digitale nell’arte in fatto di mostre pubbliche e private in Italia è calato del 26,5% rispetto al 2010 ed è in calo costante dal 2008. La compravendita di opere in Italia, esclusivamente fruite tramite supporti digitali, è salita del 9,5% in un anno. Per impatto digitale  lo studio dell’osservatorio dei Beni Culturali intende precipuamente tutto il complesso di supporti digitali a corollario delle mostre (video, fotografie, schermi, kinect) e tutte le versioni digitali delle mostre (mostre virtuali, tour virtuali, strumenti di fruizione digitale via internet e non).

Il calo dell’impatto digitale emerso nel corso del 2011 è un dato che ha conseguenze autonome rispetto a tutti gli altri. Appare, infatti, strano e irragionevole decidere di privarsi del sostegno della tecnologia in un momento di contrazione economica: versioni digitali di cataloghi (sviluppati con piattaforme strandard o con freeware come iBook Author), slideshow di immagini in galleria su supporti digital e quant’altro dovrebbero aiutare le strutture a contenere i costi e raggiungere un risultato curatoriale, che per quanto difforme da quello della tradizione di carta e plotter, sia a tutti gli effetti adeguato, decoroso e funzionale.

Eppure questo non accade. Se poi mettiamo in relazione il primo dato con il secondo, che ha rilevato come nell’ultimo triennio le compravendite solo on-line di opere d’arte moderna e contemporanea (anche in una fascia di prezzo superiore ai 25.000 Euro) siano aumentate in modo costante e consistente, l’equazione perde tutto il suo equilibrio. E’ come se il pubblico fosse pronto, decisamente preparato, all’impatto con il digitale e le strutture culturali no. Esistono due grandi tipologie di obiezioni a riguardo, sullo spaventevole e gigantesco solco tra la terra digital e quella tradizionale nella frontiera spesso troppo reazionaria dell’arte visuale e della sua metodologia fruitiva. Innanzitutto vi sono obiezioni di tipo estetico e teorico. La percentuale sulla crescita delle compravendite on-line è un segnale più che evidente di come il circostante degli utenti dell’arte visuale siano abituati, avvezzi, alla ricerca di contenuti digitali attraverso i quali fruire l’immagine. Questo tratto, che da tendenza sta diventando distinzione e presto trasformerà le esigenze del target, è malvisto dalla comunità dell’intelligentia  italiana. La filosofia immaginale ha poco esplorato la riproduzione dell’immagine in digitale e non ha metabolizzato l’evento che ancora oggi è considerato traumatico. Dai giorni nei quali De Dominicis vietava foto-riproduzioni di propri lavori sui cataloghi, con un veto che era percepito come una necessità spirituale del grande genio romano, di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Se da tutti gli addetti e i visitatori delle mostre è bene accetta una riproduzione cartacea, per quanto becera, su flyer e stampati digitali di infima qualità, su plotter o pannelli nei quali vince il dettaglio rispetto all’insieme, sacrificato al tavolo della grafica e dello spazio impaginato, nessuno (o molto pochi) è disposto ad utilizzare supporti digitali per l’esposizione dell’immagine. Un tablet, una cornice fotografica digitale (di quelle da poche centinaia di euro, le più care), uno schermo kinect, possono essere strumenti che ampliano la percezione del fruitore e che possono fornire informazioni testuali, video, immaginali a supporto con velocità, con precisione e soprattutto dilatando a dismisura il fattore esperienziale di chi visita che, allo stato attuale in Italia, corrisponde a livello zero; a quel punto così sordido da approssimare la mostra alla noia e generare un allontanamento. Il digital nella mente di direttori e curatori amplia a dismisura quel tratto percepito come marchiano, abbozzato, pericoloso, che Baudrillard ha chiamato simulacro. Ed è su questo tratto di conoscenza e di espansione teorica he entra come barra tesa il dato sulla fruizione e compravendita di arte on-line. Chi cerca arte visuale in Italia ha già superato la frontiera del digital e la possibilità di conoscere attraverso uno schermo, e si è munito di armi proprie, del tutto occasionali e artigianali. È andato oltre al dibattito – da sempre sopito – e ha infranto, probabilmente molte barriere, difendendosi con le armi di cui disponeva. Il web prolifera di immagini, alta o bassa definizione, marchiate, tagliate, ridotte, poco controllate e sempre e comunque disponibili al download. Non esistono dei parametri che regolino e prepongano degli standard e gli artisti (o le loro gallerie, come anche i musei) non sono in grado e non percepiscono l’urgenza di allestire banche dati esaustive e qualitativamente adeguate che possano per quantità e qualità saturare il mercato delle immagini e spazzare all’uso quelle che non rispondono ai parametri. È la poca flessibilità di curatori e artisti da una parte, ad accettare una filiera immaginale digital, filosofi e teorici dall’altra, che si oppongono alla declinazione di un impianto estetico basilare e dei fruitori – collezionisti od occasionali – che pigramente si accontentano di leggere l’arte da una fotografia cromaticamente sballata e che denunciano con il loro atteggiamento pressapochismo e inutile e vuota voracità.  In questa danzetta schizzinosa a perdere è la qualità della fruizione e nel medio periodo anche la qualità dell’offerta per poi giungere, ne sono certo, in campo contemporaneo anche alla scadenza progressiva della produzione intellettuale.

Quest’immagine vi basta? (Andrea Fogli, Mantra, 2002)

Ai direttori e curatori bisogna urlare: sforzatevi di utilizzare il digital per integrare l’opera e le parti teoriche, che possa ingaggiare il visitatore e possa spingerlo oltre a conoscere.

Agli artisti va detto: allestite i vostri archivi e le vostre banche dati on-line, ripulite il campo dall’immagine-spazzatura e riprendetevi la paternità del vostro lavoro.

Ai fruitori dico: Penone dovete sentirlo, il monitor vi impoverisce.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...