Nati il 14 luglio.

Ieri era il il 14 luglio, anniversario della Presa della Bastiglia, avvenimento eccezionalmente importante della Rivoluzione Francese, che dal 1789 cambiò l’Europa.

Secondo il signor Wikipedia, ma molti storici converrebbero, «l’evento, sebbene di per sé poco importante sul piano pratico, assunse un enorme significato simbolico, a tal punto da essere considerato l’inizio della Rivoluzione». Devo dire che non mi trovo  troppo d’accordo con questa analisi.

Tim Curry, perfetto nel ruolo di Richelieu (in quel film Aramis era Charlie Sheen)

È certo vero, anzi verissimo, che l’edifico della Bastiglia ha in sé un intrinseco elemento simbolico. Del resto, con Richelieu – il cattivo de I tre moschettieri di Dumas, già patron dell’accentramento dei poteri nelle mani del sovrano – era diventata Prigione di Stato e, tra i suoi ospiti, aveva avuto il piacere di trattenere l’intellettuale illuminista Voltaire e il marchese libertino De Sade; detenzioni illustri, che fanno dell’edificio – soprattutto se abbattuto da una rivoluzione molto influenzata dal pensiero illuminista – un indubbio simbolo vivente (per quanto un palazzo possa vivere, ovviamente).

Tuttavia, quella mattina di luglio, la folla che accerchiò la Bastiglia non stava attaccando un simbolo, ma eseguiva un’azione molto concreta ed efficace per le operazioni di matrice rivoluzionaria che sarebbero seguite. Poco prima, come è noto, gli insorti si erano procurati fucili e cannoni (assaltando l’Hôtel des Invalides), ma non erano riusciti ad ottenere la polvere da sparo. La decisione di attaccare la Bastiglia era proprio finalizzata a trovare quell’elemento chiave per completare le operazioni di armamento, un fatto tutt’altro che simbolico, di cui non possiamo sottovalutare la portata effettiva.

In virtù del successo di questa operazione, quelli che fino ad allora erano stati semplici tentativi di rivoluzione istituzionale coadiuvati da sommosse popolari, si trasformano propriamente in Rivoluzione popolare (non simbolicamente, ma di fatto). Il giorno prima, il 13 luglio, le sommosse parigine dilagavano e così, a Parigi,  si decise di formare una milizia alternativa a quella del regime, un’organizzazione che fosse in grado di mantenere l’ordine pubblico ormai perso (ecco a cosa servivano le armi e la polvere da sparo). Il 14 luglio, con la Presa della Bastiglia, termina il monopolio regio dell’uso delle armi, e questo è un fatto eccezionale, da cui inizia un lunghissimo processo di lotta per il sovvertimento del potere (prima) e per l’acquisizione del nuovo (poi).

“La libertà che guida il popolo” di Delacroix. Non c’entra niente con i fatti del 1789, ma rende l’idea.

La nascita della Guardia Nazionale (al comando della quale fu posto il generale Lafayette – che non è il cane de Gli Aristogatti) fu formalizzata il giorno successivo (il 15 luglio) e da quel momento le azioni di rivolta non posso più essere considerate semplici atti illeciti contro il sovrano, perché rispondono ad un altro ordine.

L’aspetto più affascinante del 14 luglio 1789 è che, come se ci trovassimo in un romanzo di Walter Scott, la Storia (con il senno di poi) stava già rilevando gli elementi di cui si sarebbe successivamente composta: la rivoluzione sarà infatti borghese e “parigicentrica” come la Guardia Nazionale e chi, quel giorno, la creò; la violenza sarà inaudita e sfacciata come il linciaggio di Launay (il governatore della bastiglia) e la sua testa portata in giro come trofeo; il controllo delle armi e la capacità di mantenere l’ordine si rivelerà elemento decisivo sino all’avvento di Napoleone (compreso). Il popolo resterà sempre protagonista intransigente.

Solitamente guardo con molto sospetto alle date-chiave (anche perché non ho molta memoria), propendo più per una visione della Storia come processo, piuttosto che come susseguirsi di eventi. Ma quando l’uomo, scientemente, prova a cambiare il corso della Storia, inevitabilmente crea eventi decisivi (soprattutto se riesce nell’intento). Non è un caso, credo, che sia proprio dalla presa della Bastiglia che il concetto di Rivoluzione assume la sua accezione contemporanea; quel giorno, forse, nacque proprio il mondo contemporaneo.

Giancarlo Mazzetti

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