Team USA: Verso Londra 2012 – Basket

La relazione tra la rappresentativa nazionale di pallacanestro degli Stati Uniti, o Team USA come si chiama oggi in vista di Londra 2012, ha sempre avuto un rapporto molto particolare nelle competizioni internazionali. Fino al 1989, la partecipazione ai giochi Olimpici era preclusa agli atleti professionisti americani, pertanto in ogni singola spedizione precedente sono stati impiegati dalla federazione americana unicamente atleti collegiali. Fu soltanto a Barcellona ’92 che USA Basketball decise di rompere con la tradizione per formare una rappresentativa dei principali giocatori NBA con la missione di conquistare l’oro, il famoso Dream Team di Jordan, Magic e Bird. Le limitazioni imposte dalla FIBA in materie di Olimpiadi non devono però trarre in inganno: in tutte le altre competizioni internazionali (Mondiali, campionati americani) la federazione americana avrebbe potuto schierare i migliori effettivi.

Se ciò non avvenne, fu soltanto per l’alta considerazione che gli americani hanno di se stessi in relazione agli sport inventati da loro. Un po’ come l’Inghilterra con il football, o giuoco del pallone. Con la piccola differenza che gli statunitensi quando decidono di schierare i migliori generalmente portano a casa il risultato, diversamente dai rappresentanti della perfida Albione che prima insegnano alle colonie i loro sport, e poi le prendono sonore dalle stesse nelle competizioni internazionali (Crickett, Rugby, Giuoco del Pallone…).

Nella storia del basket alle Olimpiadi, dal 1936 ad oggi, gli USA nonostante i collegiali non hanno portato a casa l’oro soltanto in 4 occasioni: nel 1972 a Monaco, nel ’80 a Mosca (boicottate dagli USA), nel ’88 a Seoul e nel 2004 ad Atene. Da rimarcare il finale pirotecnico in Germania Ovest, nel ’72, dove l’URSS si impose soltanto con un buzzer beater all’ultimo istante. Fu una gara piena di tensioni, causa un cronometro fermo e poi resettato male, e decisa solamente da un comitato FIBA che votò in favore dei Sovietici.

16 anni dopo in Corea fu soltanto a causa della bravura di un’URSS guidata dagli indimenticabili e indimenticati Marciulonis e Sabonis che il team del Marine David Robinson non riuscì ad aggiudicarsi il bersaglio grosso.  A oggi l’unico vero insuccesso nonostante un roster di professionisti rimane quello greco, nonostante al trio di Rookie delle meraviglie Wade, James ed Anthony, e alcune superstelle di livello assoluto come Tim Duncan e Allen Iverson. Molti tifosi nostrani si ricorderanno bene quell’edizione dei cinque cerchi, perché la nostra nazionale si aggiudicò un insperato argento cedendo in finale soltanto all’argentina di Ginobili. L’Italia del Poz e delle triple ignoranti di Basile, dell’atipicità di Galanda e delle noccioline di Matteo Soragna, si tolse perfino lo sfizio di massacrare il Team USA in preparazione con una prestazione mostruosa dall’arco.. Per I nostalgici..

Dopo quell’edizione Olimpica (e lo sfracello due anni più tardi ai mondiali di Indianapolis), alla apparve chiaro e lampante che il gap tra area FIBA ed NBA si fosse assottigliato troppo per i gusti di USA Basketball. Fu allora che in vista dei giochi di Pechino la federazione decise di rifarsi il trucco, dotandosi di uno staff professionistico che lavorasse con mentalità europea. E così che il comando delle operazioni venne ceduto nelle sapienti mani di Jerry Colangelo, una vita nei Suns, il quale decise dare un drastico taglio al passato prendendo i più logici accorgimenti tecnici. Su tutti, riuscì nell’incredibile risultato di far legare il miglior nucleo possibile di giocatori NBA ad un progetto quadriennale, che non si riferisse soltanto alle Olimpiadi cinesi della redenzione ma che includesse anche i campionati americani del 2007 (a cui gli USA non avevano mai partecipato) e i mondiali del 2010. A chi non segue le logiche del basket NBA, ciò può sembrare un risultato quasi scontato ma chi è un pochino più addentro alla mentalità, alla struttura e al perimetro dello sport professionistico americano questo achievement viene vissuto come qualcosa di impensabile solamente pochi anni prima. In secondo luogo il buon Jerry decise di affidarsi alle cure di uno staff tecnico di cultura e mentalità il più europee possibili. A Mike D’Antoni, vincente in campo e in panchina con Milano e poi Treviso, venne affidato il ruolo di Assistant Coach, mentre l’incarico di Head Coach ricadde su uno dei più vincenti allenatori universitari americani, coach Krzyzewski. Il perché di questa svolta europeista è presto spiegato: nelle competizioni FIBA è permesso difendere a zona (in NBA è lecito solo con alcune restrizioni, mentre al College è permesso) i campi sono più piccoli e la linea dei tre punti è fissata a 6,75 (un compromesso tra i 6,25 europei e i 7,25 americani), pertanto si pensava che una maggior conoscenza delle logiche FIBA avrebbe aiutato il Redeem Team a superare le croniche difficoltà internazionali. Poi poco importa se in una delle prime conferenze stampa lo stesso coach K dichiarò al mondo di non conoscere nessun giocatore della squadra avversaria o se non sapesse che anche in competizioni internazionali si giocasse in 24 secondi.. Il progetto Colangelo raggiunse lo scopo e grazie agli ori in tutte e tre le competizioni riportò il basket americano sulla bocca del mondo, rialzando l’asticella.

Oggi, due anni dopo il primo quadriennio, siamo agli albori di un nuovo progetto con alcuni giocatori diversi e un nucleo di veterani a livello internazionale. La crème della crème: Kobe, Melo, James, Paul, Durant, Westbrook, Harden, Love, Griffin, Gordon, Williams, Chandler, Gay ed Anthony Davis.

Nonostante alcuni problemi fisici di molti giocatori che non hanno potuto nemmeno essere selezionati, come Dwight Howard, Wade e Chris Bosh, e alle questione burocratiche di molti altri per questioni di free agency (Williams e Griffin non potevano allenarsi fino all’altro ieri per motivi contrattuali), Team USA pare ancora più pronto rispetto a quello che si impose a pechino. Sebbene Paul e Melo Anthony, intervistati in un Google Hangout dal NY Times continuino candidamente ad ignorare la maggior parte dei roster avversari, ci pensa il solito Kobe Bryant a tenere alta la tensione: “ci vedete ridere e scherzare qui a Las Vegas, ma posso garantirvi che la concentrazione è alta e dimostreremo al mondo che di pappa da mangiare ce n’è ancora”.

Ieri notte 113-59 con la Repubblica Dominicana. Certo, la Spagna dei Gasol, Ibaka, Fernandez, Calderon sarà ben altra faccenda. Ma zona o non zona, se gli USA giocheranno all’americana, arriverà la passerella. Per l’ennesima volta.

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3 thoughts on “Team USA: Verso Londra 2012 – Basket

    • Mi spiace, credevi male. L’NBA non vede certo di buon occhio che ci vadano per questioni contrattuali assicurative. Ma fino al 1989 era la FIBA ad impedire l’impiego di professionisti (solo nelle Olimpiadi, per i mondiali e i giochi americani non c’è mai stato alcun veto).

  1. Una delle migliore immagini di sport è il povero Dan Majerle che esce in lacrime dal campo a Seul ’88; poi, vabe’, io ho sempre simpatizzato per l’URSS, ma per ragioni extra-cestistiche…

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