Ford Transit 2012 : visita al Dunton Technical Center

Posso capire Photoshop, ma l’asfalto NON PUO’ essere liquido.

le foto vengono dalla cartella stampa Ford.

Quando, nel 1965, per la gioia di tutti i rapinatori, il Ford Transit apparve sul mercato britannico (in Germania giravano dei prototransit già dal ’53) per la prima volta, il messaggio fu abbastanza chiaro, e sicuramente poco opinabile: “Io sono il Furgone Tuo” –  diceva quella simpatica prima edizione del mezzo che nel Regno Unito è conosciuto come Backbone of Britain –  “Non avrai altro furgone all’infuori di Me”. Potete pensare a duecento tipi di furgone, delle marche più disparate, di ogni nazione e di ogni epoca. Alla fine di questa ricerca, vi vedrete costretti ad ammettere che qualunque furgone, di qualunque marca, presente sul mercato europeo, deve la propria esistenza a quella felice intuizione nata dalla collaborazione tra tedeschi e inglesi, due popoli che quando non si prendono a ceffoni per la supremazia mondiale (o per le partite dei mondiali) dimostrano di saper fare le cose dannatamente bene (McLaren Mercedes, per dirne una. O i Beatles ad Amburgo. O Boris Becker a Wimbledon. L’unico esempio di collaborazione poco riuscita tra i due paesi è la casa regnante d’Inghilterra degli Hannover).

Sono stato a Dunton, nell’Essex, per scoprire cosa si potessero essere inventati quei simpaticoni della Ford al fine di perfezionare l’imperfettibile, per scoprire il Transit Custom versione 2012 e il suo fratello per trasporto passeggeri Tourneo.

Dopo essere atterrato al City Airport [un aeroporto che usa chi va nella capitale inglese per affari. Sul bus che portava all’apparecchio a Linate vigeva l’apartheid: la parte anteriore era occupata da broker tiratissimi (e un po’ stronzi), la parte posteriore era occupata da me, che mi ero comprato una giacca il giorno prima per non fare brutta figura. Sul bus per l’aereo non è riuscita a salire una signora starnazzante che credeva di poter far viaggiare la sua bambina senza documenti per il solo fatto di essere residente a Lllondra (sic) da ben vent’anni. Ha dato il meglio di sé con la frase “Io non ho niente a che fare con l’Italia. Io non so cosa farmene con (sic) l’Italia. Incompresa. Prima di prendere il volo di ritorno ho potuto apprezzare le poltrone di pelle dello scalo londinese, e ho scoperto, non senza un po’ d’imbarazzo, che pagano una (splendida) ragazza nera per pulirti le scarpe, cosa che mi ha fatto considerare quanto poco i britannici considerino chiuso il capitolo “colonialismo”. Mi è tornata alla memoria la frase di un istruttore del Brallo: “Le scarpe vanno vissute”] di Londra, cosa che mi ha reso una delle persone più felici del pianeta, sono stato trasportato, insieme a dei giornalisti italiani, al Ford’s Dunton Technical Center, dove mi hanno messo in questo salone (immaginate la sala colazioni dell’Holiday Inn di un luogo a caso dell’Irlanda del Nord) dove mi è stato possibile rifocillarmi, in seguito a un volo (che mi è stato, ovviamente, pagato) sul mai troppo lodato E-190, in cui quei taccagni dell’Alitalia mi hanno dato per colazione 24 (24, non 25) grammi di taralli. Mi sono tuffato sulle tartine, mangiando come un maiale.

Dopo la colazione, una volta arrivati gli ultimi ritardatari, la giornata di lavori è cominciata. Un tizio della Ford ha introdotto quelli che sarebbero stati i temi della giornata, e io sono venuto a conoscenza di quelle che sarebbero state le parole chiave della giornata: 1)CarLike, 2)Functional, 3)Stylish, 4)Safe. Ecco il resoconto per punti di come sono stati svolti questi temi durante la giornata.

1)   CarLike: questo primo punto è strettamente collegato al quarto e al terzo e al secondo. Un conducente tranquillo è un conducente che guida in sicurezza. I nuovi mezzi commerciali Ford saranno attrezzati con tutte quelle cose che vi aspettate di trovare su una macchina del secondo decennio del terzo millennio: prese Usb, comandi vocali, varie tasche per il telefono cellulare, interconnettività di tutti gli apparecchi elettronici. La seduta del conducente è effettivamente molto confortevole. Il Furgone, per chi lo usa, è tutto. È un ufficio, è una casa, è uno spogliatoio, è un luogo di relax. Il Transit passa questa prova a pieni voti, sul Tourneo mi esprimerò meglio al punto 3.

2)   Functional: la funzionalità del Transit non è nemmeno in discussione. La sfida, secondo gli ingegneri e i designer Ford, è quella di coniugare questo aspetto con un disegno meno “proletario” rispetto alle versioni precedenti. E qui passiamo al punto 3.

3)   Stylish: Perché qualcuno che compra un Transit dovrebbe avere a cuore la qualità del disegno del mezzo che guida? Già, perché? Perché ci hanno tenuti un’ora ad ascoltare due designer che continuavano a ripetere “Functional&Stylish” (ho temuto di essere sul punto di suicidarmi) quasi fosse un mantra, e nessuno si è curato di dirci quanti chilometri facessero quei bestioni con un litro? La risposta, secondo me, è molto semplice: non hanno bisogno di vendere il Transit. Il Transit si vende da solo. Stanno tentando di allargare la fetta di mercato del Tourneo. Ed ecco le dolenti note: a chi si può vendere il Tourneo? Prendiamo due estremi: un grande albergo e un gruppo musicale di quattro elementi. Per il grande albergo il Tourneo è troppo poco esclusivo, per la band è troppo poco “furgone” e troppo “carlike”. Fareste sedere i bambini di una scuola sci con le tute che stanno in piedi da sole sui sedili in pelle del vostro Tourneo? L’acquirente ideale del Tourneo sembra essere un capofamiglia Mormone con nove figli a carico e pochi bagagli da portare (anche se ho visto, ci hanno tenuto a dirmelo, la versione da una tonnellata. “Quella da due è tutta un’altra cosa”). Hanno preso la Galaxy e l’hanno montata dentro al Tourneo.

4)   Safety: Dopo aver bastonato un po’ la Ford al punto 3, non posso fare altro che lodare gli sforzi compiuti dalla casa americana per migliorare la sicurezza dei suoi veicoli. Gli sforzi sono stati compiuti ad ogni livello di sicurezza. Evitare un incidente: due telecamere prendono la misura della corsia, in modo tale che in caso di uscita dalla corsia (per colpi di sonno o per semplici distrazioni) il volante possa vibrare o correggere la traiettoria per i fatti suoi. La prossima volta che vi troverete ad un semaforo rosso in salita con un Transit davanti non dovrete preoccuparvi: Ford ha studiato un sistema che, senza freno a mano, permette di alzare il piede dal freno con la prima inserita rimanendo fermi per quattro secondi. Il conducente ha tutto il tempo di accelerare senza ammaccarvi il muso. Affrontare un incidente: tutta la potenza dell’urto frontale si sfoga sul muso. L’abitacolo è costruito con una lega più resistente che gli permette di resistere molto meglio agli urti. I crash test di cui siamo venuti a conoscenza si riferiscono ad una velocità di 56 chilometri orari. Dopo un incidente: hanno studiato un programma per permettere una chiamata automatica dei soccorsi. Il cellulare collegato al sistema del mezzo chiama il numero dei soccorsi del paese in cui ci si trova e fornisce all’operatore la latitudine e la longitudine del luogo dell’incidente. Si ha anche la possibilità di parlare direttamente con l’operatore per fornire eventuali dettagli. Investire un pedone: può capitare a tutti. Ford ha studiato tre diverse altezze medie di pedone, e per ognuna di queste altezze ha calcolato modalità e punti d’impatto che permettano di minimizzare i rischi, con materiali che si deformano e rendono l’impatto meno traumatico. In questi casi non è che si possa fare molto, ma poco è meglio di niente, anche considerando che Ford è l’unica casa a preoccuparsi della sicurezza del pedone, per quanto riguarda i mezzi commerciali. Ho avuto modo di testare personalmente alcune di queste innovazioni su di una Ford Focus messami a disposizione sul circuito (un “otto” a curve paraboliche, una figata totale) dello stabilimento. Non credo che i passeggeri fossero entusiasti quanto me, ma quando guido sono come un personaggio di Conrad: il passeggero è un essere inferiore.

Annunci

2 thoughts on “Ford Transit 2012 : visita al Dunton Technical Center

  1. Un articolo sul Ford Transit è una cosa che uno non si può perdere. A priori.
    Se poi lo scrivi tu… ma che cazzo ci facevi tra dei giornalisti alla Ford?
    Due cose non ho capito: la Ford non è americana? Perchè non parlare dell’importanza del Ducato e dell’immensità del Ducato Maxi nella vita del Bel Paese?
    Grazie.

  2. Ciao Pietro, la Ford è americana, ma il transit è stato progettato, costruito e commercializzato sempre in Europa. Volevo scrivere che per i britannici il transit è ciò che il ducato è per noi italiani. Tieni presente che il ducato è arrivato con una ventina d’anni di ritardo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...