Film belli a Cannes 2012- Paradise: Love, Ulrich Siedl (recensione)

Teresa è una signora austriaca un po’ tracagnotta con figlia malmostosa a carico. Nella prima scena, che ha il duplice scopo di illuminarci sulla sua professione e farci capire che vedremo cose molto brutte, monitora una ventina di disabili durante una battaglia sugli autoscontri. Dopodiché, parcheggiata la figlia a casa di una parente/amica, parte per il Kenya. E’ proprio un viaggio da crucchi: compagnia di anziani mollicci con sandali e camicia hawaiana, animatori fastidiosi, stessa spiaggia per un mese. Una vacanza che non farei mai, neanche dopo la pensione. E invece, complice un’amica lussuriosa, l’iter di Teresa sarà molto diverso.

La spiaggia del villaggio è divisa in due zone: la fila di sdraio riservata ai turisti, lontano dal bagnasciuga, è delimitata da un cordone e protetta da una guardia armata. Al di là della linea, decine di seccatori aspettano al varco armati di braccialetti e collanine. Se vuoi fare il bagno devi passare da loro, non ce n’è. E Teresa si fa abbindolare, compra una collana a una cifra folle, poi si lascia sedurre da uno degli ambulanti. Del resto sono tutti gigolo in potenza. Portano le signore al paese, vanno in giro mano nella mano, fanno l’amore teneramente. All’inizio non vogliono soldi, poi stranamente una nipote si ammala, un fratello ha un incidente, e Teresa comincia a elargire. Quando un amichetto passa il limite (o sparisce spontaneamente) lei se ne cerca un altro.

Quest’anno a Cannes va di moda l’orrido, vedi le spugnature di Amour e i moncherini sexy di De Rouille et d’Os. Paradise: Love non è da meno, perché nostro malgrado vediamo Teresa che ci da dentro, tutta sudaticcia, per buona parte del film. Non è cosa per tutti. Grande sconforto quando le amiche organizzano un’orgia a sorpresa, con lo spogliarellista che cerca disperatamente un’erezione in mezzo a quattro cinquantenni in sovrappeso (con una di esse che gli lega un fiocco rosso all’attrezzo). Non c’è molto altro, in effetti, per cui molti usciranno dal cinema annoiati, quasi tutti inorriditi e con poca predisposizione al sesso. A noi però è piaciuto parecchio, perché insieme a Sister e allo stesso Amour è il miglior esempio di questa nuova sensibilità anni dieci, che guarda al declino della razza umana senza melodrammi (e senza musica).

Siedl ne ha per tutti, compatrioti e non. Vediamo uno scorcio d’Austria che sa di grigiore e frustrazione, con un campionario umano terrificante. Fuori dai confini nazionali i villeggianti passano le loro giornate in piscina, molti addirittura sul balcone della propria stanza, e del viaggio in Kenya ricorderanno a malapena che “no problem” si dice “hakuna matata”. Teresa e le sue amiche assatanate risultano grottesche e insopportabili fin da subito (almeno a noi, dopo aver visto come trattano il barista del villaggio), ma la controparte non è certo migliore. Non c’è alcuna compassione per i locali, non per quelli che passano le giornate a fumare, bere vino di palma e infastidire qualsiasi brandello di carne bianca capiti a tiro. Perfino la maestrina del paese è un’accattona.

Paradise: Love è la prima parte di una trilogia che avrà per protagoniste anche la sorella (Paradise: Faith) e la figlia di Teresa (Paradise: Hope). Difficile immaginare personaggi più negativi e, soprattutto, scene più ributtanti nei capitoli successivi. Noi aspettiamo fiduciosi.

Annunci

One thought on “Film belli a Cannes 2012- Paradise: Love, Ulrich Siedl (recensione)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...