Acqua e Cultura Visuale a Plymouth – I giorno

Dopo le prime perplessità in merito alla forma che avrebbe preso una conferenza chiamata Water:Image Conference, sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla qualità e dalla profondità degli interventi proposti.

Di fatto, si è trattato quasi di una piacevole conferma, di come spesso – non diciamo di nuovo gli inglesi ma sicuramente l’estero in generale – all’estero eventi accademici internazionali hanno successo. Quando parlo di successo significa che a partecipare ci sono esperti del settore provenienti da più parti del mondo, che si ritrovano per 3 giorni all’interno di una comunità di studiosi devota al proprio lavoro, veri conoscitori della materia in questione, pochi studenti appassionati, ricercatori dottorandi sia in campo teorico che nella pratica e operatori in diverse discipline connesse. Il tutto, affrontato con molta professionalità, serietà e puntualità. Ovviamente non mancano le battute, l’informalità delle presentazioni – in meno di un’ora conosco il rettore, i capoccia del dipartimento, la vincitrice del Sony World Photography Festival nonchè l’artista danese Par Bek Jensen – e i bicchieri di vino a partire dalle 18. Inutile dire che ho gli indirizzi mail di tutti i partecipanti e in questo momento vi scrivo dalla biblioteca dell’università, aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E poi, non venitemi a dire che la nostra velocità è la stessa di quella europea – o anglosassone in questo caso.

Il primo intervento della giornata è proprio di Per Bak Jensen, che in un inglese davvero terribile e stentato, è riuscito a fornire un quadro alquanto completo del proprio lavoro fotografico. Considerato quasi un pioniere nella fotografia di paesaggio e in particolare per quanto riguarda le numerose ricerche svolte in questo ambito nel nord Europa, PBJ si dimostra essere un personaggio alquanto complesso. La maggior parte della sua ricerca è ambientata nei territori del Nord Europa, in Scandinavia, in Groenlandia e ovunque ci si possa conservare a temperature piuttosto basse. La sua è una fotografia spesso erroneamente definita romantica, invece che contempolativa. Potremmo osare definirla poetica, ma indubbiamente la portata intima, soggettiva e più che personale di ogni singola immagine è il carattere che più emerge dai suoi lavori.

Disco Bay, 2007

La maggior parte delle energie di questo artista fotografo sono orientate verso la ricerca di una spiritualità dell’individuo che, egli sostiene, ognuno di noi possiede all’interno e necessita di essere cercata. Rainer Maria Rilke ci dice come l’uomo riesca ad affrontare il mistero attraverso l’arte e in questo modo imparare ad accettare il desiderio, la ricerca e l’oscurità di ciò che esiste ma necessita di essere trovato. Proprio questo sentimento di solitudine e di “homeless” di cui l’artista ci ha reso partecipi nella sua chiacchierata è quello che lo ha spinto a servirsi dell’arte per nutrire questo desiderio, questa ricerca di una propria spiritualità (forse quasi identità?). In qualità di autore ammette forse di aver sviluppato una sensibilità maggiore nei confronti dello spirito e nella sua individuazione. Ci racconta del suo ultimo viaggio, una vera e propria spedizione in Groenlandia insieme ad una squadra di scienziati e altri due artisti. Di fatto, gli scienziati (geologi, metereologi, veterinari, antropologi etc) erano in cerca di una qualche verità così come PBJ e gli altri artisti impegavano un approccio più “creativo” e artistico se vogliamo, al viaggio. Nonostante le differenze, tutti cervcavano le stesse cose, tutti erano alla ricerca di una qualche verità (forse spiritualità per PBJ) ma in modi diversi e attraverso tecniche diverse.

Ngarimu Bay, 1996

L’altro intervento cui ho partecipato in queta giornata e di cui vorrei parlarvi, riguarda la ricerca scientifico-artistica di Michaela Palmer. MP è appassionata di fiumi, acque, correnti, sabbia, fango, maree e fenomeni lunari. La sua ricerca è direttamente collegata al territorio in cui è nata e cresciuta, ovvero The Severn Estuary. Per chi non è pratico della zona, si tratta dell’estuario del fiume Severn per l’appunto, che sfocia nel canale di Cardiff, proprio dove risiedono le cittadine più note di Bristol e Cardiff. Si tratta di un estuario estremamente noto per gli inglesi del sud-ovest ed è largo un po’ più di 3km, lungo circa 14. Le acque della zona non sono molto invitanti, tendenzialmente di colore marrone, perchè si tratta dell’estuario con maggiore variazione di maree fino ad oggi conosciute. Quindi le sue acque, la ghiaia e le sue rocce producono un movimento continuo, correnti che si muovo in direzioni contrarie e moltissimo fango.

The Bristol Channel e il colore fangoso delle sue acque

La complessità e il continuo ridefinirsi dei confini, della sostanza e della vita all’interno di questo estuario, costituiscono i motivi di principale interesse per MP nell’analizzare quest’area geografica non solo dal punto di vista geografico e naturalistico ma soprattutto artistico. In particolare, abbiamo a che fare con un’esperta in tecnologia sonora e creazione di suoni artificiali. Nel tentativo di riprodurre il rumore delle maree che influenzano queste acque o quello dell’azione umana, animale o del clima stesso sul territorio. Utilizzando dei modelli scientifici e dei parametri matematici fissi che variano a seconda delle condizioni di osservazione (giorno e periodo dell’anno, stagione, osservazione sott’acqua o da terra, mobile o immobile), MP realizza installazioni sonore e sonifications, come lei stessa le definisce.

Ogni immagine del sito Sonic Severn costituisce una composizione sonora creata da Michaela Palmer

Queste composizioni cercano il più possibile di dare l’idea di un suono prodotto dal fango, dallo scorrere delle acque e dal riassestamento della fuana acquatica che non è registrabile attrvaerso alcun mocrofono. L’esperienza che si vuole far vivere è quella di sentirsi parte di questo specifico habitat e catturarne il suono. Le registrazioni avvengono generlmente nell’arco delle dodici ore che compongono una giornata ma a chi ascolta sono riproposti delle compressioni delle 12 ore in sonorità che non durano più di 10 minuti. già così, è possibile notare quanto e come alcuni suoni si ripetono ed entrare progressivamente in contatto con questo fenomeno naturale.
Trattandosi di materia molto complessa per la sottoscritta in primis e avendo voi fedeli lettori tutti i diritti di non aver capito nulla di ciò che ho scritto, ecco dove potete trovare i progetti di MP e capirne voi stessi, molto di più.
http://www.sonicsevern.co.uk
The Breath of the Moon

Molti altri interventi sono risultati davvero interessanti e anche se non ho il tempo di parlarne ora, vi consiglio di tenere sotto controllo il lavoro e la profonda e molto seria ricerca artistica di Sophy Rickett. In particolare l’ultimo lavoro da lei presentato presso la Arnolfini Gallery di Bristol, dal titolo To The River, è davvero un lavoro che segna credo un punto di svolta nella carriera dell’artista. Grande maturità, sicurezza, qualità formale e profondità di ricerca. Well done, come dicono qui.
Arrivederci al prossimo appuntamento.

To the River è l’ultimo lavoro dell’artista che comprende una produzione video, un’installazione sonora-ambientale, una ricerca di immagini d’archivio

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