Acqua e Cultura Visuale a Plymouth

Non ci siamo recati nel Sud dell’Inghilterra per una visita di puro piacere. Anche, per certi versi (dato che come avrete letto il tempo non ci ha proprio accolto nel migliore dei modi). Dal 4 al 6 luglio 2012 si svolge infatti una conferenza internazionale su un elemento più che fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo: l‘acqua. H2O per i chimici nonchè il 65% dei nostri tessuti organici. L’acqua, che assolve così tante funzioni dal punto di vista scientifico e quindi anche geografico, si rivela essere anche un ambito di interesse estramente florido, nel campo delle arti visive.

Un’immagine di Per Bak Jenes

Da sempre il nostro immaginario si è arricchito con visioni in cui la componente acquatica – sotto forma di fiumi, laghi, mari, pioggia, bevanda o bagno turco – rivestiva un ruolo più o meno fondamentale. Non sempre al centro delle ricerche artistiche dell’uomo, ma sicuramente costante come elemento in grado di scuscitare stupore, paura, interesse, curiosità. L’acqua è quella in cui Ofelia riposa in pace, circdondata da fiori di campo; è l’espressione della potenza della natura quando accade che uno tsunami si abbatta sulla terraferma; il letimotiv del film erotico Snake of June del regista giapponese Shinya Tsukamoto.
Per tutti gli appassionati di questi temi, ma soprattutto per quelli tra voi che amano la fotografia e credono fsempre di più nell’esistenza di una cultura visuale ( il termine deriva dagli studi anglosassoni che per primi hanno parlaro di visual culture studies), vi raccontiamo un evento di singolare identità e importanza.
L’Università di PLymouth, di cui abbiamo brevemente parlato un paio di giorni fa, e in particolare in Land/Water Department of Visual Arts, organizzano un metting internazionale sulle ricerche visive contemporanee che si occupano di acqua, da più punti di vista. Partecipano fotografi (ricercatori e praticanti), esperti di paesaggio, landscape and urban designers, artisti, esperti di comunicazione e merketing..e noi, ovviamente. Anche se vi sembra un evento nuovo e di ultima generazione, quest’anno il dipartimento in questione celebra il suo decimo anno di attività conferenziere, pertanto qui è già parecchio che ci si fa pipponi mentali in merito.

I temi principali che verranno affrontati riguardano: lo spazio, la poetica, la materialità e la politica. Tutto sempre in riferimento all’acqua.

Ma allora che cos’è l’acqua?
Come si evince dallo statement introduttivo alla conferenza «From salt water to holy water, there is a long history of art referencing water in its many dimensions, locations and states. Imagery may explore water as substance, make metaphoric allusion, or engage debates relating to the geographies and socio-politics of water. Artists may have deep personal relationships with particular waters, or more documentary concerns with water needs and uses.
Water means life. In an era of climate change, debates about water, its availability and significance range across a number of academic fields. This conference will focus on water in its many states and circumstances, wherever it flows, floods, freezes, stagnates or evaporates. It will bring together artists/academics in lens-based and related fields of enquiry internationally, offering inter-disciplinary opportunities to share research, whether practice-led, art historical, geographic, theoretical or curatorial».

Per Bak Jenes è nato nel 1949. Danese, è considerato un pioniere in questo ambito di ricerca.

E’ proprio così: l’acqua simboleggia la vita e proprio in una situazione di cambiamento climatico anche la stessa disponibilità dell’acqua è messa in questione. I suoi stati, le circostanza in cui si può manifestare, naturalmente o artificilamente, costituiscono lo stimolo ad una riflessione interdisciplinare per condividere ricerche, punti di vista, nozioni geografiche, teoretiche e curatoriali.

• Practitioners responding to and representing material aspects of water as a substance capable of many states, from the frozen to steam and vapour?

• Water as related to ecology, process, boundaries, the liminal and the transitional, physical geography and environmental change?

• Cultural geographies and the politics of water and place?

• Psychological and phenomenological perceptions and expressivity.

• Narratives, histories, memories and journeys.

Speriamo di potervi raccontare qualcosa di cosa si dirà, commenterà e soprattutto vedrà.
An vedi questi inglesi di Plymouth. Di sicuro, il clima con pioggia non stop durante tutta la permanze, aiuta ad acclimatarsi ad una conferenza sull’acqua!Almeno questo..

Trovate il programma completo qui.

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6 thoughts on “Acqua e Cultura Visuale a Plymouth

  1. Molto interessante. Sicuramente per noi europei può essere un tema marginale avendone in abbondanza ma la metà delle morti di bambini sotto i 5 anni nel mondo è dovuta al consumo di acque infette o impure, non avendo scelta. Molto bello ricordare l’importanza assoluta di questo elemento in un contesto artistico come questo.

  2. Gentile Miroirbleu, anche io sono rimasta piacevolmente sorpresa non solo dalla tipologia dell’evento e per come è stato strutturato, ma soprattutto per la serietà e l’attenzione con cui certi anglosassoni affrontano lo studio di elementi geografici, antropologici e naturali da un punto di vista artistico, coinvolgendo tutto il mondo delle arti plastiche o che delle discipline scientifiche direttamente collegate. Il dipartimento di Plymouth ha una vera storia in questo senso; motivo in più per ammirarlo. Seguici nei prossimi giorni e avrai notizie fresche su cosa viene detto, discusso e affrontato durante questi giorni di lactures. Grazie ancora per il tuo commento. MV

  3. Pingback: Brighton Photo Biennial 2012 – by Photoworks | POTATO PIE BAD BUSINESS

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