L’Ultimo Tunnel della Galleria – Parte II

Parola Di Pelatone

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Ci chiede spontaneamente se siamo venuti al seguito di Zucchero. Non sapevamo che Zucchero avesse un seguito. “Il concerto è alla Grande Miniera di carbone di Serbariu, il complesso ora è un museo.” Decidiamo di andare subito, ma pensiamo: Zucchero e Carbone, stasera suona la Befana. Seguiamo le indicazioni forniteci dal signore e veniamo accolti da un monito: “COLORO CHE PREFERISCO IO SONO QUELLI CHE LAVORANO DURO SECCO SODO IN OBBEDIENZA E POSSIBILMENTE IN SILENZIO. Benito Mussolini.” Alla scritta che campeggia sulle mura di cinta del campo fanno da sfondo le alte strutture metalliche dei pozzi di scavo e il contesto meteorologico scozzese che ci accompagna dal nostro arrivo nel Sulcis. Il tutto condito con un po’ di grigio in tavolozza. Nel 1947 i minatori che lavoravano in questa miniera erano 14.000 e arrivavano da tutta Italia: a quell’epoca, la produzione dell’intero bacino carbonifero sfiorava il milione e duecentomila tonnellate annue. Il sito ristrutturato è oggi perfettamente inserito nel contesto di quegli stabilimenti industriali in disuso recuperati per l’attività culturale.

Dopo la visita di questo forting museum – come si dice oggi in ambito di beni culturali, ‘una struttura che funziona’ – torniamo in città per incontrare Roberto Puddu, segretario provinciale CGIL, al quale abbiamo in programma di fare qualche domanda. Lo contattiamo prima al telefono. “Venite in via Partigiani, c’è la sede del sindacato.” Il vigile al quale chiediamo indicazioni si leva il berretto per asciugasi il sudore con la manica e ci mostra la strada più veloce. Carbonia, oggi abitata da quasi trentamila persone, aveva raggiunto e superato le sessantamila nel periodo post bellico, quando l’immigrazione da tutta Italia – ma anche da Francia e Belgio – aveva portato la città ad essere il secondo centro più abitato della Sardegna.

La sede CGIL, inaugurata poco prima della nostra visita alla presenza della Camusso, è situata in uno stabile che fino a dieci anni fa era adibito ad alloggi per minatori. “Far west, è così che deve esservi sembrata questa regione. E non avreste tutti i torti a pensarlo.” Le prime parole di Puddu ci sembrano colorite, ma azzeccate. “Sono tornato poco fa dalla manifestazione sindacale di Cagliari dove si sono riuniti allevatori e agricoltori per manifestare contro la Provincia, che a nostro parere non tutela a dovere i lavoratori; scopro ora che Tirrenia è stata venduta ad un privato. Adesso i trasporti marittimi dalla Sardegna verso il Continente rappresentano un monopolio ad appannaggio di una sola persona. Qui ce n’è sempre una.” Ampia scrivania, risme di fogli ordinati, imbiancatura fresca: l’ufficio di un sindacalista moderno che chiama tuttora i colleghi ‘Compagni’. “Non si vedono più tanti minatori oggi, nonostante le miniere siano molte: con la crisi degli ultimi anni quelli che avevano disponibilità economiche maggiori si sono trasferiti con la famiglia all’estero, principalmente in Francia e Belgio. L’incontro a cui sono stato ieri, ad esempio, era con i gestori statali della discarica provinciale per il licenziamento di dieci persone. Avevano appena firmato un accordo, ma sono stati rispediti a casa anzitempo.” Avevamo incontrato i lavoratori in sciopero, accampati fuori dalla sede della provincia, proprio qualche ora prima, a Carbonia – scambiando, oltretutto, qualche battuta innocente sui liguri che popolano ancora la zona (viale Liguria, per l’appunto) in seguito all’immigrazione degli anni cinquanta. “Questo è l’ultimo elmetto che ho indossato al lavoro.” Un casco bianco colmo di firme e adesivi. “La cultura del lavoro che abbiamo qui è di stampo industriale, è la nostra vocazione. Da quando gli investimenti mancano il lavoro è diventato routine.” La domanda successiva è quasi spontanea: quali sono gli investimenti sulle miniere oggi? “Stiamo cercando di far scaturire Gas Naturale dalle insenature più profonde della coltivazione di carbone iniettando CO2”, spiega Puddu. “E’ una procedura estrattiva ancora in via di sviluppo, ma è molto innovativa”. Quello che si cerca di fare è utilizzare la tecnologia Ccs (Carbon Capture and Storage) per estrarre il metano dai depositi più profondi iniettando al suo posto anidride carbonica. Ce lo spiega Elisabetta Fois, giovane ricercatrice ed RSU in Carbosulcis: “Questa tecnologia combinata (Enhanced Coal Bed Methane) consentirebbe all’industria nazionale di acquisire una posizione di leadership nella filiera del carbone a ‘zero emission’, se ci fossero gli investimenti da parte del governo. Questo scenario, allo stato attuale delle cose, è pura fantascienza. La società non ha presentato il progetto della centrale al bando dell’Unione Europea per ricevere fondi di investimento lo scorso febbraio. Il bando per i finanziamenti nazionali – legge 99 del 2009 che dispone lo stanziamento dei fondi Ner300 in materia di sviluppo energetico – scade il 31 dicembre 2011: con quattro mesi di tempo è impossibile recuperare il terreno perso”. Più tardi, al ristorante in cui ceniamo, Puddu aggiunge: “La nuova tecnologia mineraria risolleverebbe le sorti del settore, perché sarebbe esportabile nei paesi del mondo in via di sviluppo. Verrebbe sfruttata la competenza della nostra gente; e questo ci risolleverebbe anche il morale. Sapete qual è la cosa più incredibile che mi succede sul lavoro? Tutti i dipendenti dei settori industriali della zona non vedono l’ora di lasciare il posto e andare in pensione; non ne possono più, arrivati ad una certa età. Tutti tranne i minatori. Sono gli unici che quando passano davanti alla miniera si commuovono. E’ un mestiere che da’ da vivere alla tua famiglia, ma in cambio ti chiede la vita. Come succede ad un ergastolano che dopo trent’anni ottiene la libertà condizionata.” Il paragone ci risulta lievemente esagerato, ma chiarisce il concetto perfettamente. “La miniera, dopo anni di lavoro, diventa come una casa. Vivi fianco a fianco con altri uomini, li vedi sudare, li senti soffrire.” Suggestivo. Chiediamo a Puddu quali siano le prospettive di inserimento per i giovani che non hanno lavoro o che hanno appena finito gli studi. “Molti ragazzi, quelli che sono rimasti legati alla nostra tradizione mineraria, hanno trovato lavoro nei musei che sono stati allestiti qui attorno dalla C.I.A.M., – Carbonia Itinerari Architettura Moderna – oppure lavorano alla messa in sicurezza delle gallerie destinate a ricevere visitatori e turisti.” Il lavoro svolto dalle associazioni culturali della zona sulla storia mineraria della Sardegna è molto interessante: operano in tutti i siti geologici e archeologici della regione con iniziative innovative, portando informazione e cultura accessibile a tutti. “Qui c’è una

Porto Vesme. Un posto molto allegro.

disoccupazione spaventosa e questo è un fatto, ma bisogna anche considerare la disponibilità delle persone a mettersi in gioco: ci vuole intraprendenza. Non vorrei essere troppo banale ripetendo la solita solfa, però bisogna avere anche voglia di lavorare. E poi c’è un altro punto. Se si ha poco non si può sperperare tanto. Se hai famiglia e sei l’unico a portare lavoro e guadagno in casa, devi fare dei sacrifici. Molte persone però non si fanno mancare nulla: un’automobile superflua, vestiti costosi, basterebbero pochi accorgimenti per vivere economicamente più tranquilli. Dieci anni fa non succedeva.” Oggi il tasso di disoccupazione della provincia di Carbonia-Iglesias – secondo l’ultimo dato Istat del 2010 – è al 19,1%, il secondo più alto d’Italia dopo Agrigento. La regione è una delle più depresse dell’Eurozona. “Ridare vigore ad una regione che negli anni ha visto estinguersi la propria peculiarità industriale non è semplice; non è semplice neppure riconvertire il mercato del lavoro, soprattutto per la nostra gente.”

Salutiamo il Segretario Provinciale CGIL, dopo cena, con la netta sensazione che per ordinare le idee e la quantità di materiale che abbiamo raccolto ci vorrà un meticoloso lavoro di sintesi. Osservando le fotografie affisse ai muri della sede del sindacato, che ritraggono i lavoratori delle miniere a metà anni cinquanta, si direbbe che abbiano anticipato la moda anni novanta di una quarantina di anni. Salopette a bretelle calate, calzoni sgualciti, barba incolta. Saliti alla ribalta grazie a scioperi e proteste piuttosto che per un lavoro tanto degradante quanto necessario, avrebbero acquisito un certo fascino presso le generazioni successive.

L’incontro con il segretario CGIL ha fornito una visione “professionale” della situazione di Carbonia e dei siti minerari; le dirette testimonianze della gente, raccolte per strada parlando con le persone sono ancora pregne di genuina sincerità popolare. E’ questo a cui pensiamo, sulla strada del ritorno: la realtà sociale di queste regioni, ai confini del continente, ci sospinge verso quella dalla quale siamo venuti, facendoci sentire forse un po’ artefatti. Pensiamo al popolo, Sulcis in Fundo.

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