Il dolce su e giù del caro-benzina.

Da un bancone possono nascere rivoluzioni.

Qualche mese fa, a gennaio – in piena “manovra salva Italia” -, ho litigato con un ristoratore di Novara. La mia teoria da economista da bar (anzi, da ristorante, per l’occasione) era molto semplice: sostenevo che le reazione dei commercianti all’aumento dell’IVA in questo momento di crisi, seppur naturale e meccanicamente comprensibile, si sarebbe rivelata stupida e anti-economica (a quel punto il suddetto ristoratore ha afferrato il coltello); la mia considerazione era la seguente: se i commercianti credono di riuscire a chiamarsi fuori dal prezzo della crisi alzando i prezzi, sperando di lasciare invariati i loro introiti, si sbagliano di grosso; il commerciante avveduto, oggi (cioè a gennaio) – pensavo -, deve avere il coraggio di abbassare i prezzi nonostante l’aumento dell’IVA, per tentare di mantenere costante la domanda (aggirando il problema del fisiologico calo dovuto all’aumento delle imposte, alla questione delle pensioni etc).

Quella sera mi sono preso del comunista (nell’accezione fascio-berlusconiana del termine), ma probabilmente è stata colpa mia, perché, in effetti, avevo concentrato le mie lamentele sulla questione «non si capisce come mai l’IVA sia aumentata dell’1%, ma i prezzi del 30%».

Oggi, invece, qualcosa di quelle parole si è avverato e alcuni enti commerciali – finalmente – hanno iniziato a prendere delle iniziative nella direzione da me auspicata in piena piomba da Barbera. Non sono certo i ristoratori ad aver fatto la prima mossa (a quanto pare, per ora, riescono a tenere i loro locali ancora «sempre pieni»), ma, udite udite, le compagnie petrolifere e il meraviglioso mondo dei benzinai liberalizzati.

Era un bel po’ che non si leggevano certe cifre sui cartelloni dei benzinai…

È notizia recente che, dal weekend scorso (16 giugno), la ENI ha fatto partire la nuova inziativa “Riparti con ENI“, grazie alla quale i consumatori di benzina potranno riempire i loro serbatori con uno sconto di 20 centesimi al litro, dalle 13.00 del sabato alle 24.00 della domenica. La mossa commerciale sembra destinare il mercato ad uno scossone perché, oltre ai ricorsi al Garante, le compagnie concorrenti – Q8, IP e ESSO – hanno iniziato già da questa settimana a proporre le proprie offerte (in alcuni casi anche più vantaggiose, ma proposte su territori limitati, come nel caso di Pesaro).

La guerra al ribasso è partita e i prezzi della benzina e del GPL, inevitabilmente, scendono. Che effetti può avere tutto questo? Nell’immediato, probabilmente, una lieve ripresa del consumo – che dall’inizio dell’anno è sceso del 10% circa – soprattutto per quanto riguarda i privati cittadini (di fatto chi va in macchina o in camion per lavoro non rientra in quella diminuzione), mentre nel lungo periodo, soprattutto se la concorrenza abbasserà ancora lievemente il costo del carburante, l’effetto potrebbe essere un ridimensionamento generale dei prezzi e, di conseguenza, l’aumento in toto del potere d’acquisto dei cittadini, che potrebbe porre un freno al circolo vizioso recessivo.

Non è da me essere ottimista, ma quel che vi ho raccontato (e che magari sapevate già) credo sia un buonissimo segno per il futuro prossimo dell’economia del nostro paese; per come la vedo io, potrebbe essere solo il primo di una serie di fenomeni concatenati di cui, tra settembre e ottobre, dovremmo iniziare a vedere gli effetti.

Giancarlo Mazzetti  (con ringraziamento speciale all’amico Lodo)

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