L’europeo del Gioco di Squadra

Quando agli Europei del 2000 Dino Zoff si dimise da commissario tecnico della nazionale in seguito l’attacco del ‘politico’ Silvio Berlusconi al suo operato e soprattutto ‘alla sua mancanza di intelligenza‘ tutti gridarono allo scandalo. La Repubblica, un quotidiano che col tempo è sprofondato nella mediocrità perseguendo instancabile l’antiberlusconismo, fu portavoce di quelli che dicevano che non poteva mettere becco nelle questioni della nazionale, che trattare in questo modo un monumento del calcio italiano era quantomeno irrispettoso – lo era, in effetti. Oggi sappiamo, ma lo sapevamo anche all’ora, che tutto questo polverone e la querelle conseguente si alzarono tempestosi solo a causa delle dimissioni del CT, perché senza quelle non si sarebbe parlato di ‘attacco indegno’. Ora sappiamo – e io lo sapevo anche all’ora, ma fui uno dei pochi a manifestare l’idea nelle conversazioni che si facevano tra amici – che Berlusconi Nazionale, l’uomo dall’eterno fascino in 160 cm, aveva ragione.

Lasciare la fonte del gioco francese libera di agire, lasciare Zidane con ‘il pallino del gioco’ fu un’errore madornale. Per riprendere gli eventi del 3 luglio del duemila, diremo che la Finale del Campionato Europeo fu molto equilibrata, ma i galletti ebbero qualche soluzione in più di gioco, perché il franco-algerino sapeva far funzionare la squadra così come Lemerre gli aveva indicato. L’Italia vene portata a spasso per il campo da un leggendario Francesco Totti, che però lavorava poco per la squadra e spesso tentava di caricarsi sulle spalle la responsabilità della giocata risolutiva. Per inciso, in quella edizione fu inaugurata la soluzione – che poi fu ripetuta altre tre volte – del doppio stato organizzatore, soluzione che personalmente trovo fastidiosa.

Dodici anni dopo il calcio funziona in modo diverso. Anzitutto è difficile trovare una squadra che affidi il proprio successo alle personali qualità tecniche e tattiche di un singolo individuo. Il gioco di squadra ha preso il sopravvento, tornando alla ribalta – come fa in ere calcistiche che si ripetono periodicamente dal ‘totalitarismo’ olandese degli anni ’70 – privilegiando una struttura di gioco basata sulla tecnica media molto alta messa al servizio dell’intero impianto di gioco. In secondo luogo, il ruolo dell’allenatore si è specializzato nella preparazione di una partita volta ad imporre il proprio metodo piuttosto che a ostacolare quello dell’avversario. E meno male, direi. Nella scorsa edizione, quella malauguratamente giocata tra le alpi austro-svizzere, si è arrivati ad una quasi totale supremazia del gioco di squadra sul ‘solismo’ individuale di un fuoriclasse.

Molto più di quanto succeda nelle squadre di club, il principale compito dell’allenatore è quello di schierare la formazione migliore cercando di inglobare all’interno del gioco di squadra il talento del fuoriclasse. Non sempre questo genere di espediente funziona, come nel caso del Portogallo, in cui la superiorità tecnica della fuoriserie di Cristiano Ronaldo si è manifestata solamente nella partita contro l’ìOlanda, in cui i lusitani hanno dimostrato una superiorità di gioco nei confronti dell’avversario che mai avevano espresso nelle precedenti partite.

Dunque la tattica difesa contropiede, che l’ha fatta da padrona per tanti anni nel calcio, è ufficialmente abbandonata. Dino Zoff oggi – come allora – potrebbe allenare solamente il Pordenone, con rispetto parlando per un monumento del calcio italiano che dovrebbe essere esposto in un museo come si conviene ad un pezzo di storia.

Nel corso di questi dodici anni c’è stato, certo, anche il caso della Grecia, che ha vinto un europeo senza schierare in distinta un solo giocatore che sia riconosciuto ancora come un fuoriclasse – per inciso, il quarto di finale tra Grecia e Germania è oggi tanto più attuale politicamente parlando di quanto non lo sia calcisticamente. L’Italia del 2012 è una sorta di caso particolare, perché non ha un gioco di squadra, non ha fuoriclasse assoluti ma qualche campione che qualche volta fa la differenza, e non esprime un gioco che si possa definire d’impostazione – come quello spagnolo – o di impostazione e contrattacco – come quello tedesco. Gli spunti tattici di questo campionato europeo, dunque, sono molto interessanti, soprattutto per una competizione che raccoglie squadre molto esperte e mette insieme una qualità mediamente più alta anche di un Mondiale. Quel che è certo è che non serve più bloccare uno per limitare il gioco degli altri 10.

Annunci

One thought on “L’europeo del Gioco di Squadra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...