Lunga Vita alla Regina

La cupola della Cattedrale di St. Paul’s vista dal Southbank

È un luogo comune: nulla c’è di più londinese a Londra dei mezzi pubblici. Quando la voce microfonata e femminile di servizio sulla Jubilee Line in direzione Stratford annuncia il contemporaneo e contestuale passaggio in superficie dell’imbarcazione della famiglia reale il treno sussulta e i girdolii di compiacimento si alzano, indirizzati metaforicamente verso l’alto, come a sorpassare quei 25-30 metri che separano il tunnel della Tube dalla barca di Elisabetta II: “Her Majesty The Queen is now floating above us.” Le bandierine sventolano e le trombette intonano la melodia di “God Save The Queen” – perché è una Regina, altrimenti sarebbe “save the King” -, le bombette volano e i turisti si adeguano ai festeggiamenti. ‘The next staion is Waterloo. Change here for international rail services.

Il corteo di imbarcazioni che costituisce la parata navale dedicata al 60° anniversario di reggenza della Regina sfila lungo il Tamigi e dopo essere partita più o meno all’altezza di Battersea Park si trova ora, dopo novanta minuti di passerella a rilento sotto la pioggia uncinante, all’altezza di Waterloo e si dirige verso Tower Bridge. Il ponte più famoso del mondo sta per alzare il proprio rostro per tutti gli 85° di ampiezza di cui è capace: c’è chi mi spiega che le due parti retraibili del ponte si sollevano del tutto solamente per la Regina, mentre per tutte le altre imbarcazioni lo sforzo è protratto solo per quei 45° necessari al passaggio centrale di una nave.

I Nove ponti che traversano il Tamigi nella zona centrale di Londra sono tutti o quasi chiusi al traffico e dedicati all’osservazione della parata: addirittura alcuni di questi come Westminster Bridge e Tower Bridge sono accessibili soltanto a pagamento. Il Millenium invece, un ponte pedonale costruito nel 2000 che collega la Tate Modern – un museo d’arte contemporanea – con la basilica di St. Paul’s è interamente riservato a pittori e artisti che dovranno rendere testimonianza della giornata attraverso le proprie opere d’arte. Qua e là, tra un ponte e l’altro, ci sono degli schermi giganti su cui viene trasmessa la diretta televisiva della BBC. Tutti quelli che non riescono ad avvicinarsi alla riva del fiume seguono l’evento in telediretta, oppure utilizzano una bizzarra versione di ‘periscopio’ a specchi, di cartone, sul quale è riportata ironicamente la scritta ‘thanks for the day off‘. Io mi aggiro tra la folla con un piccolo berretto versione bombetta-da-scimmia dipinto a Union Jack e porto un fazzoletto all’occhiello blu bianco e rosso che mi hanno dato all’uscita della metropolitana. Se non sono mai stato particolarmente mediterraneo nei lineamenti, oggi sembro proprio uscito da un da un romanzo di Ian Fleming, modestamente.

Houses of Parliament visto da Lamberth

Fin dal giorno precedente le famiglie inglesi si sono organizzate per il Jubilee Lunch di oggi. Chi è giunto sulle rive del fiume si è portato il pranzo al sacco e la maggior parte delle tovaglie sistemate sull’erba sono ricavate dalle bandiere del Regno Unito. Piove fino e fitto, ti bagni senza renderti conto, ma l’aplomb anglosassone ricopre la folla di centinaia di migliaia di persone che si riversa oggi sulle banchine del Tamigi come una coltre invisibile. E tutto sembra ordinario. Chiunque ha una bandiera, molti portano un impermeabile, quasi nessuno ha l’ombrello – e quei pochi casi in cui si nota una calotta parapioggia questa è rigorosamente ispirata ai colori alla bandiera britannica. L’atmosfera è un misto di cicalecci e gridolii, cipolla fritta e curry, ronzii di elicotteri e trombe (tipo Vuvuzela ma più sopportabili). Quando la telediffusione trasmette l’immagine della Regina Elisabetta II che si imbarca sulla lancia che la porterà alla barca designata per la parata la folla esulta composta. Le Public House situate lungofiume fungono da bagni pubblici perché i posti a sedere sono prenotati da mesi, mi dicono.

Circa 100 anni fa il bacino del Tamigi era largo il doppio. Il fiume più grande d’Inghilterra – che io sappia, l’unico fiume d’Inghilterra – ha subito nei secoli diverse operazioni chirurgiche che hanno reso il corso d’acqua più efficiente, soprattutto in quelle zone in cui il flusso tendeva a rallentare, rendendo difficile la navigazione. La Regina Vittoria – ad oggi la detentrice del record di reggenza con 63 anni – affidò all’architetto Sir Joseph Bazalgette la riqualificazione dell’intera zona idrica all’interno della città. In quel periodo nacquero i Warf, le costruzioni che si affacciano direttamente sul corso d’acqua per consentire alle imbarcazioni commerciali di scaricare direttamente in magazzino il proprio carico. Oggi, mentre la parata sfila sulle acque torbide del fiume, i wharf sono occupati da locali e ristoranti che hanno rivalutato l’area industriale e gli avventori si affacciano alla finestra con bandierine e macchine fotografiche mentre dentro si frigge del pesce e si spilla la birra.

La gigantografia della Famiglia Reale come appariva nel 1968 esposta a Tower Bridge

Elisabetta II è una regina taciturna, come si conviene ad un buon monarca in un tempo, quello del nuovo millennio, in cui la Monarchia e la Sovranità di una donna – o di un uomo – sulla terra può sembrare anacronistica. Si può ampiamente affermare che Elizabeth Alexandra Mary – questo il suo nome completo – sia ben voluta e rispettata dal suo popolo, anche se, come capo di stato, le funzioni diplomatiche sono forse le uniche rimaste ad appannaggio della sua carica. Nel lontano 1953, quando venne incoronata Regina d’Inghilterra, decise di mantenere il proprio nome di battesimo come titolo regale e di accostarsi ideologicamente all’unica altra Elisabetta che abbia regnato in Inghilterra, la Regina Vergine, che segnò l’epoca più florida – e nel contempo vendicativa – dell’intera storia inglese. Elisabetta II è ora ad un passo dall’essere il monarca più longevo dell’intera storia millenaria della corona britannica. Il popolo la acclama mentre la ‘Spirit of Chartwell‘, l’imbarcazione sulla quale sfila l’intera famiglia reale, procede lentissima, infinitamente lenta, verso il Tower Bridge.

Due police officers controllano la situazione sul Millenium Bridge, il ponte riservato agli artisti e ai fotografi

Mentre sono intento a fotografare un Pitbull che ha legata al collo una Union Jack c’è una cover band dei Mogwai – una band scozzese – che esegue, lentissima anch’essa, ‘Take Me Somewhere‘ con due bassi; di fianco a loro, un gruppo di ragazzotti si esibisce in evoluzioni artistiche con skateboard e tavole proprio sotto il passaggio pedonale che conduce al National Theatre. La pioggia cade più lenta che mai, e lento si alza anche il boato della folla che ha intravisto giungere sibillina l’imbarcazione reale. La folla sventola bandierine e la regina sventola la mano. Carlo, il figlio, con un opportuno berretto in testa, le è di fianco mentre il resto della famiglia si affaccia ai bordi della barca per raccogliere l’abbraccio della gente. Così la parata prosegue fino al Tower Bridge, sotto al quale passa solamente l’imbarcazione della Regina mentre le altre si fermano.

Il traffico pedonale sulle rive del fiume è oramai congestionato. Il muso del Pitbull che avevo incontrato prima è più grugnesco che mai, schiacciato come una sardina tra le gambe della gente che si accalca per prendere anche solamente una fotografia dell’acqua antracite del fiume. La giornata di festeggiamenti – alla quale seguirà il Bank Holiday di lunedì e martedì – si avvia dunque alla conclusione. L’atmosfera vittoriana di una Londra millenaria si riempie del suono dei campanili delle chiese circostanti che si uniscono alla festa. I vicoli attorno alla riva del fiume sono gremiti di persone che si avviano verso casa e al mercato di Borough si tiene un ‘Fish and Chip contest’ – cod, plaice e haddock: merluzzo, platessa ed eglefino: di fronte, un piccolo locale gestito da un tedesco vende sandwich con la salsiccia, solo con la salsiccia: puoi decidere di metterci la maionese, la mostarda o il ketchup, ma non puoi avere altro che la salsiccia. Un bambino mi si avvicina e mi urla “God save sausage!” e io rispondo “God save It!

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