Calcioscommesse: Buffon, Pablito e i prostituti intelletuali in vista degli Europei

Una delle poche cose che ricordo delle crociate, studiate al liceo, è che queste non furono mai degli eventi distinti. Sui libri di testo, o al cinema guardando Robin Hood, uno è portato a pensare che esista effettivamente una distinzione tra una spedizione crociata in Terrasanta e l’altra. In realtà il fenomeno degli eserciti cristiani in missione per conto di Dio contro gli Infedeli fu piuttosto un qualcosa di unitario, un processo che proseguì ininterrotto dall’XI al XIII secolo D.C. con alcuni “picchi” di intensificazione passati alla storia come prima, seconda o terza crociata (ne sono stati contate otto ufficiali). Io credo fortemente che il calcioscommesse, che vede alcuni giocatori-scommettitori impegnati nell’alterazione dei risultati delle proprie partite, funzioni in maniera assolutamente analoga, se mi permettete la blasfemia, alle guerre sante medievali: un fenomeno continuativo caratterizzato da momenti di intensificazione che in maniera ciclica fanno esplodere il bubbone del cosiddetto “calcio infetto” ogni 25-30 anni.

Personalmente, mi sono sempre girati i maroni a sentire di partite vendute e gare truccate, ma non sono mai riuscito a provare nessuna forma di stupore di fronte ai casi di cronaca di questo tipo. Ho sempre trovato logico e coerente con la natura umana che un giocatore con una situazione economica precaria cerchi di portare a casa qualcosa in più. Che si tratti di giocatori milionari o meno, poco cambia la sostanza: più ne hai, più rischi di perderli. E in molti casi i soggetti in questione non rappresentano necessariamente un’elite culturale in grado di coltivare un portafoglio di investimenti oculato e redditizio. Se compariamo i due casi più eclatanti di scommesse nel calcio italiano quello della stagione ’79-’80 e quello ormai in corso da un biennio (Doni e Signori sono in carcere da un bel po’..), scopriamo che esistono enormi punti di contatto. In occasione del cosiddetto Totonero, l’anno degli Europei in Italia, vennero combinate sanzioni sportive a 7 società di A e 5 di B, con il coinvolgimento certificato di dirigenti e giocatori. Un’inchiesta curiosa, che prese le mosse dalla denuncia di un ortolano all’ingrosso (tale Cruciani) e che portò alle dimissioni del mitico Artemio Franchi, all’epoca presidente della FIGC e della Uefa. Manfredonia e Bruno Giordano vennero ammanettati sul campo, in diretta su 90esimo minuto, alla pari di Albertosi e molti altri. Lazio e Milan furono spedite in serie B, e tra radiazioni e squalifiche vennero allontanati dai campi di gioco ben 15 giocatori.

Ecco il titolo della gazza nel 1980

Per il Milan, il cui presidente Colombo venne beccato a consegnare circa 20 milioni di lire avvolti in carta di giornale al proprio giocatore Morini, affinchè questi li consegnasse a Cruciani per tappargli la bocca in occasione del processo (a volte mi commuovo per la ciclicità della storia), si trattò della prima retrocessione della propria storia. Paolo Rossi, che allora militava nel Perugia e venne condannato a 2 anni di squalifica, perse l’Europeo del1980 e rientrò in Serie A solo in occasione delle ultime 3 partite della stagione 1982.

Pablito, con la bocca aperta. Come in studio a Sky

Che evidentemente furono considerate sufficienti da Enzo Bearzot per portarselo a Spagna ’82, garantendo così a noi la gioia di un mondiale e al calciatore birichino il Pallone d’Oro per una stagione da neanche 10 partite. Grazie a quella vittoria Pablito si conquistò il diritto di balbettare per 15 anni qualcosa in televisione via satellite, oltre che un posto nell’Olimpo. In questi giorni tutti si scandalizzano per la “retata” degli sbirri a Coverciano, ma provate a immaginarvi quali furono le reazioni trent’anni fa quando tredici calciatori vennero ammanettati sul campo al termine delle rispettive partite: immagino che il tema dei magistrati disgraziati e malati di protagonismo sia stato trattato in maniera esaustiva anche allora. Oggi come allora la nazionale è pronta ad imbarcarsi verso un europeo dai contorni indefiniti e piena di contraddizioni, con giocatori in carcere preventivo, giocatori indagati rispediti a casa e giocatori indagati che vengono confermati. Oggi come allora la Juventus F.C. fa proprie delle specifiche tecniche di HR recruiting all’avanguardia: prima ci fu l’ingaggio di Paolo Rossi proveniente da due anni di squalifica, mentre trent’anni dopo i vari Masiello, Pepe, Bonucci, Criscito, Conte condividono tutti la medesima matrice comune.  Un giornalista italiano (che non stimo per niente) molto famoso e coi capelli bianchi, quello che ha costruito la sua fortuna su una collana di storie di italiani all’estero e sulla tipologia di tifosi della Beneamata, ne disse una interessante, per una volta. “Tendo sempre a evitare di conoscere di persona i calciatori, perché nella maggioranza dei casi ne rimarrei deluso dal punto di vista umano e questo non mi farebbe più apprezzare ciò che fanno in campo”. Ohibò, giusto qualche giorno fa il capitano della nazionale (in conferenza stampa preventiva) ha attaccato i magistrati “protagonisti” del raid a casa azzurri. Due giorni fa è uscito sui giornali che lo stesso capitano aveva pagato il titolare di una tabaccheria-ricevitoria di Parma qualcosa come 1.5 milioni di Euro, come pagamenti per 20 rolex. Il giocatore in questione peraltro è reduce da una lunga lista di gaffe istituzionali che comprendono la stampa di un diploma falso, l’esibizione di una maglietta numero 88 (che rappresenta il saluto Heil Hitler), un’altra col fascista “Boia chi molla” (“volevo invitare la squadra a non mollare mai), ha ammesso di aver buttato via oltre due milioni di Euro nel 2006 su scommesse di ogni genere e ora….. questo.

Buffon, in un atteggiamento salubre

Il vate lusitano li chiamava prostituti intellettuali, quei giornalisti che rovistano nell’ovvio ed evitano di fare le domande giuste. Quei personaggi che fanno scappare Buffa a gambe levate dai salotti buoni delle trasmissioni sportive perché troppo sofisticato, o siedono a bordo campo da vent’anni ad inseguire i calciatori con lo slippazzo bianco, oppure scrivono sul principale quotidiano sportivo italiano. Tutti, senza eccezione, ci fanno sapere la loro indignazione verso la scommessa sportiva che gli rovina la giornata senza accorgersi che si tratta di una pratica più naturale del meretricio. Questa gente, gente di sport come gli uomini della Federazione, dall’etica del lavoro quasi protestante, potrebbero invece portare l’attenzione sulle domande giuste. E allora perché non chiamare a raccontare in diretta la propria esperienza Paolo Rossi, permettendogli finalmente di essere preciso e puntuale nell’analisi di quanto succede. Perché non chiedere a Cesare Prandelli in cosa consista veramente questo fantomatico codice etico, che vede premiare un attaccante che lancia le freccette dalla finestra e assiste dalla tribuna le ultime sei partite della stagione (salvo rientrare a 15′ dalla fine dell’ultima giornata) per squalifica. O ancora che ci spieghi bene la ratio dietro l’allontanamento di Mimmo Criscito e il parallelo scudo attorno a Leonardo Bonucci, che risulta semplicemente indagato da una procura diversa. Che cosa accadrebbe se quest’ultimo venisse raggiunto da un avviso di garanzia in Polonia? Permettere poi al proprio capitano di andare in conferenza stampa a sbraitare contro la giustizia a orologeria e fare scudo su di lui una volta che emergono 1.5 milioni di buoni motivi per chiedersi se ha commesso una breach of contract del codice interno alla nazionale non può essere considerato un gesto propedeutico a scoraggiare futuri atteggiamenti non virtuosi.

Non credo che sia il denaro che gira intorno al calcio ad essere la causa di tutti i mali, lo sterco del diavolo. Il problema annoso del mondo del pallone non sono le scommesse dei giocatori, che non verranno mai debellate del tutto, come gli scippi nelle città. Piuttosto, come in molti altri ambiti della vita, è tutta una questione di coerenza e professionalità.

Buon Europeo a tutti.

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