La Musica Così Come La Trovai – Primavera Sound Festival 2012 (premiazioni)

Foto di Manuela Puglisi

Nessuno potrà farmi accettare con il sorriso il fatto che il Primavera sia finito, che io sia di nuovo a Milano, e che a Milano manchino cose fondamentali come il mare, i bocadillos con chorizo, e concerti quotidiani. Va detto che da quando sono tornato a Milano mi sono successe solo disgrazie. A cominciare dal supermercato di fianco a casa mia, dove ho impiegato tre quarti d’ora per prendere il necessario per fare uno spaghetto al pomodoro. Quel supermercato è sbucato direttamente dall’Unione Sovietica, ogni volta che ci vado considero un miracolo il fatto che non mi venga chiesta alcuna tessera annonaria.

Mi sono capitate solo sciagure: ad attendermi in Università il solito esame sulla “Critica della Ragion Pura” (se Immanuel Kant dovesse sostenere un esame simile, e se Immanuel Kant fosse interrogato su Immanuel Kant, probabilmente verrebbe bocciato.). Ho pure investito un cieco perché camminavo distratto dal cambio di canzone su di un iPod poco collaborativo.

Nei giorni passati vi ho raccontato, per quanto la mia lucidità mi ha permesso di fare, il Primavera Sound Festival. Ora mi sembra giunto il momento di tirare le somme, assegnando premi e stabilendo primati.

 Premio Stay Puft Marshmallow Man: Stephen Tanner, bassista degli Harvey Milk. Il dottor Raymond Stantz in realtà pensava a lui di fronte a Gozer. Suona con una maglietta dedicata a John Bonham, in un gruppo il cui batterista sembra la reincarnazione del defunto Led Zeppelin. Oltre a suonare perfettamente, si esibisce in una serie di stiracchiamenti, sbadigli, sorrisini e saluti al pubblico. Il tipico adorabile panzone che qualunque bambino vorrebbe come zio. In quaranta minuti di concerto beve sei birre (che gli vengono passate da una divertitissima donzella) e fuma un pacchetto di Marlboro. Da grande voglio essere lui.

Come si fa a non volergli bene? Foto di Manuela Puglisi.

 Premio Disturbi Psicotici della Sensopercezione: Dennis Lyxzén, voce degli svedesi Refused. Riesco a vedere molto poco della sua esibizione, ma quel tipo riesce a farmi tornare in mente un paio di motivi per i quali adoro il rock’n’roll. Salta come un pazzo, si dimena, si finge morto, si lascia prendere da convulsioni. Sua moglie ha chiesto il divorzio e lui ha risposto abbaiando e inseguendo un frisbee.

Premio Cardiologia: La Xampagneria. Un ottimo posto dove aspettare che inizino i concerti addentando qualunque cosa possa uscire da un maiale e tracannando qualunque cosa possa essere spremuta da un grappolo d’uva. L’unico problema è che all’ingresso un tizio tenterà di spiegarvi che non potete portare fuori il vino. La tattica migliore, in questi casi, è sempre quella di farfugliare qualcosa d’incomprensibile mentre sputazzate chorizo a destra e a manca.

Premio “Menzione Speciale Ludwig Wittgenstein”: Nicola Gospel Quaggia. Si lancia in un importante esperimento linguistico, tentando di dimostrare come l’italiano, lo spagnolo, il francese, l’inglese, il catalano e quel poco che lui sa del milanese, altro non siano che dialetti della medesima lingua. Stravolge forme grammaticali, si avventura per sentieri linguistici ancora inesplorati, abbatte palazzi sintattici come se non avesse mai fatto altro nella vita. Una frase con la quale lo ricorderemo: “Dos Cheeseburgers, s’il vous plait, grazie.”.

Premio Disagio: Wolves In The Throne Room. Mi aiutano a capire meglio parole come “headbanging” o espressioni come “suicidio di massa”. L’hipster che ha compilato la loro scheda sulla pagina ufficiale del Primavera dice così di loro, riuscendo ad usare tre termini psichiatrici in una sola frase, cosa che nemmeno il miglior Woody Allen riuscirebbe a fare:  “With Neurosis as the main catalyst of their obsessions”. Io, molto più modestamente, mi limito ad osservare che ogni tanto una vacanza al mare e una partitina a tennis possono risolvere molti problemi. Insomma, dai, la vita non fa così schifo. Consigliati da Lars von Trier.

Premio Slide: Mark Arm, dei Mudhoney. La loro esibizione non è delle più entusiasmanti, i punti davvero alti sono solo tre, e vengono tutti dallo stesso primo EP. Il premio lo merita perché io sono un fanatico e se vedo un tizio che suona con lo slide gli do un premio.

Premio Pennichella: Kings of Convenience. Credo che sdraiarsi sulla collinetta che sta di fronte al palco San Miguel, dopo aver bevuto una confezione da sei, a guardare le poche nuvole del cielo al tramonto, facendosi cullare da questi simpatici norvegesi, sia un’esperienza molto simile all’eroina. Manuela mi ha detto che hanno fatto un gran concerto. Quel poco che son riuscito a sentire, prima di affidarmi al sempre ottimo Morfeo, mi è piaciuto molto. Io non mi addormento se la musica fa schifo.

Premio Fedeltà: Shellac. Mi aspettavo molto dalla loro esibizione, anche perché sapevo che dopo questa sarei dovuto scappare a cercare di infilare tre ore di sonno sul morbido prima di salire sull’aeroplano. I tre americani non tradiscono, regalandomi qualche livido e una storta alla caviglia evitata solo grazie alle mie fantastiche (e da oggi sotto trattamento intensivo di borotalco) Blundstone.

Premio “Ho Le Mestruazioni”: Jeff Tweedy, dei Wilco. Dell’entusiasmo che aveva mostrato a Milano sembra essere rimasto molto poco. Forse al quarto mese di tour europeo si è rotto le balle, fatto sta che mi sembra davvero giù di morale. Probabilmente è infastidito (a ragione) dalla gente che invece di ascoltare il concerto fa i video coi telefonini, cosa che lui odia più o meno come io odio il panzone ciellino (quello cogli occhiali e le Fred Perry fucsia attillate) della Statale.

Palma d’Oro: Harvey Milk. Creston Spiers mi convince subito. La sua Gibson cade a pezzi, è vestito come uno scaricatore di porto polacco, e riesce a polemizzare coi fonici facendo loro notare che ha voglia di suonare. Ho visto il modo in cui ha guardato verso i fonici: era molto poco conciliante. Del bassista ho già ampiamente parlato. Si presentano sul palco dopo dei tizi vestiti con saio e cappuccio nero e migliorano la serata ad un pubblico non molto nutrito, ma sicuramente molto affiatato.

Palma d’oro, Stephen, te la meriti tutta. Foto di Manuela Puglisi.

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