Zuppa Urban Project – ZUP

Dopo una settimana di break, eccomi di nuovo con voi, per parlarvi di un nuovo progetto scoperto di recente anche dalla sottoscritta e che mi ha subito conquistato. Per me, appassionata di cucina e impegnata a fare e a innescare processi relazionali e partecipativi, è stata un mezza rivelazione..dato che anche io stavo lavorando ad un’idea davvero molto simile in questi giorni. Oggi mettiamo sul banco non solo un progetto ben strutturato, corrdinato con abilità e con le giuste risorse (apparentemente), ma anche un certo contesto e una certa area di ricerca / interesse che meriterebbe maggior attenzione, diffusione e discorsi in merito. Pensando a quanto è importante il cibo per l’uomo e quante e quali forme egli abbia per rapportarsi ad esso, 4 ragazze hanno ideato ZUP, uno Zuppa Urban Project.
Evvai che se magna!

Sono sempre stata convinta, e chi è italiano dentro credo non possa che essere d’accordo, che il cibo sia una grande calamita, catalizzatore di processi, un collante non indifferente per persone di età, famiglie e background diversi. Seduti a un tavolo, intorno a un barbecue o a piedi nudi in un prato, comunque chiacchierare con un estraneo spizzicando qualcosa è più facile, più divertente e sicuramente un buon argomento di discussione. Può sembrare quindi buffo, ma tuttavia molto coerente, improntare un progetto di rigenerazione urbana quale è ZUP, sul cibo. E non solo. Ovviamente creatività, esperienza, cultura, sono solo alcuni degli elementi di una zuppa, scelta appunto come piatto comune a tutte le culture del mondo. In una zuppa coesistono tanti ingredienti dolci, salati, condimenti, spezie e può essere anche molto complesso realizzarla che gustarla. Ecco perchè dal punto di vista simbolico è indubbiamente azzeccato pensare che persone agli antipodi socialmente ma residenti nello stesso quartiere possano ritrovarsi davanti a una scodella di una buona zuppa artigianale. Per conoscersi, per prendersi cura del luogo in cui vivono, dal proprio quartiere alla città intera, per creare un nuclo, un’unità e magari in futuro sviluppare anche iniziative comuni. Culturali, sportive, artigianali, di beneficienza..chi lo sa. Quindi la zuppa che ruolo ha? Beh la zuppa appunto è un collante, un pretesto per far sì che la gente possa rispondere ad un invito, un appuntamento e scambiarsi idee, pareri, opinioni..sostanzialmente per incontrarsi.

Il progetto nasce a Milano, nel 2010-2011 con una prima edizione a nel quartiere di Dergano-Bovisa e diverse tappe: un pranzo di primavera, uno ZUPlab e uno ZUPfest. Il primo è stato un momento conviviale di presentazione dell’iniziativa, con un  prima raccolta fondi. La partecipazione prevede una quota di iscrizione che consente anche di ripagare il menu vegetariano del pranzo. L’attenzione all’alimentazione è rispettata utilizzando i prodotti di piccole aziende coltivatori, spesso biologici.
Il pranzo, primo appuntamento, ha visto un menu con i vini dell’azienda vitivinicola di Cassine (AL) di Alessandro Maccario, con le mandorle e l’olio biologico dell’agriturismo Don Lucifero di Orosei (NU) di Mario e Lucia Satta, con il pane del panificio Tomaselli di via Imbonati. E la zuppa?! forse l’avranno cucinata sul momento con altri ingredienti!

Lo ZUPlab invece prevede un’esplorazione territoriale e la creazione di nuove ricette, per ideare zuppe di quartiere! Questo il video che vi racconta cosa è successo.

Tra le varie tappe, sicramente quella dello ZUPfest è quella che per programma e iniziative meglio rende l’idea di cose si sviluppa un progetto simile e forse è anche la tappa che consente di “portare a casa di più” dai partecipanti e dalle esperienze vissute.

Un sabato pomeriggio completamente dedicato a itinerari, laboratori, workshop creativi, degustazioni tutti aventi come tema il cibo, il verde urbano e la qualità della vita..
proprio sul sito infatti si legge che ZUP è un format che si articola in più proposte:
• attività, workshop creativi e laboratori di esplorazione,
• pranzi di crowdfunding e degustazioni, con l’appoggio delle reti di partner (ristoratori e commercianti)
• itinerari in città alla scoperta dell’insolito e delle storie minori, per disvelare il bello
• storie di gruppi, di comunità e di territori

Nel 2012 il progetto è presoguito a partire da maggio con nuovi laboratori e appuntamenti. in particolare Che zuppa è la città una sorta di adattamento del primo ZUPlab con gli stessi obbittivi: mettere insieme gruppi diversi di persone e instaurare relazioni con il territorio attraverso il cibo, la cucina e la condivisione stessa di queste esperienze.
«Con Che Zuppa è la città! proponiamo di mettere al centro il corpo e il gusto, in un processo di riappropriazione del proprio corpo e gusto, alla base di una diversa relazione con la città. Ai bambini e alle scolaresche partecipanti viene proposto un percorso che fa mettere le mani in pasta, o meglio ancora “in zuppa”, dopo aver creativamente ragionato intorno alla città, ai suoi spazi, ai modi e ai tempi in cui la viviamo. Un gruppo di bambini “esploratori urbani” alla fine del laboratorio avrà raccontato la città attraverso l’elaborazione di una ricetta: una zuppa che contiene gli ingredienti di un luogo. Sono le zuppe che raccontano la città, ma anche i cambiamenti che vorremmo».
Verdezup
è appunto un’altra iniziativa che si affianca a quello che i fari soggeti partecipanti a Orto diffuso stanno realizzando, in giro per i vari quartieri – centrali e non – della città di Milano.
Ho notato che questo progetto, per essere un progetto di strada, urbano, territoriale, si è dotato di una grafica realizzata ad hoc, d’impatto e fresca nella sua semplicità. Questo indubbiamente è un plusvalore importante quando buona parte del lavoro si svolge tramite il contatto diretto con le persone, con il volantinaggio, le affisioni nel quartiere e in questo caso anche uno ZUPkit: una piccola latta con 12 carte eseguite secondo l’immagine coordinata e che consente di partecipare ai laboratori di ZUP. Ecco come viene descritto «ZUPkit contiene la scintilla di un ragionamento, le storie per un racconto, l’inizio dell’esperienza, un gioco, l’interazione tra immagini e parole, e, ultimo ma non ultimo, la possibilità di accedere alle attività che ZUP propone. ZUPkit è la nostra scatola delle esperienze, per ora in due versioni. Con la prima, EsploraZUP, cerchiamo esploratori urbani dai 6 ai 99 anni».
Oltre ad un logo che funziona, un blog aggiornato, video, immagini e foto di buona qualità, è possibile anche leggere il progetto in maniera aziendale e professionale attraverso un power point o un prezi (che scommetto quasi nesuno di voi conosce) e queste sono i dettagli e gli accorgimenti che raramente in progetti “artistico-culturali” vengono presi in considerazione e affrontati seriamente ma che hanno un peso nella qualità finale di tutto il lavoro. In ogni caso, dietro all’organizzazione di Zup c’è una capoccia su tutte, che si chiama Noemi Satta, specialista in sviluppare progetti di mrketing territoriale, partecipazione ed esperta dei meccanismi di partecipazione e risposta del pubblico nell’ambiente museale. Dico questo perchè nei progetti di arte pubblica così detta o in operazioni di partecipazione e coinvolgimento delle comunità locali, spesso si intravedono delle buone idee ma una scarsa organizzazione e delle linee guida molto superficiali o banali. In realtà teorie e concetti in merito a questa tipologia di approccio, sviluppo, crescia e scambio culturale esistono eccome, solo che gli artisti o i curatori che danno vita a questi progetti sono troppo artistoidi e troppo poeti per leggere un libro di marketing territoriale o museale. Satta invece spiega chiaramente cosa rientra in questi concetti e capiamo subito come questi principi sono posti alla base di ZUP.
La Satta infatti definisce il marketing territoriale non tanto come una disciplina ma come uno strumento che aiuta a tradurre le risorse di un territorio in attività e servizi, comunic i valori e la vocazione di un’area atttraverso strumenti e azioni coordinate, mette in luce le differenze e agisce come componente delle azioni di sviluppo locale. Infatti, se pensiamo a quanto i concetti di “locale“, “territoriale”, “specifico”, ci sono cari come cittadini Italiani, ci rendiamo conto di quanto sia necessario far leva su questi per capire davvero cosa ci lega a questi posti, chi siamo e di cosa è fatta la nostra cultura.
Adesso viene il bello. Dopo tutti questi discorsi, immagino che molti di voi – e forse vi sarà capitato anche in alcuni dei miei articoli precedenti sull’arte partecipata – si saranno chiesti a cosa servono questi progetti (che costano pure dei soldi quanto pare). Ebbene, sempre grazie al contributo di Noemi Satta, vediamo come un intervento di marketing territoriale sia appunto finalizzato a scopi molto simili a quelli che ZUP stesso ricerca attraverso le sue innumerevoli attività: faa conoscere e ri-conoscere agli abitanti o ai visitatori di un luogo il proprio territorio, rinominarlo per difenderne qualità – valorì-identità (concetto fortissimo questo in cui anche Slow Food è coinvolto in prima linea) e di conseguenza ri organizzarne l’efferta dei prodotti e dei servizi. Quindi parlare di partecipazione e condivisione è una naturale conseguenza di ciò che emerso finora. «Dalle indagini compiute nel territorio, emerge molto spesso il tema della conflittualità, latente o manifesta, che rallenta o talvolta ostacola la piena applicazione delle risoluzioni prese. Per questo sono sempre più convinta che non esiste sviluppo del territorio, se non c’è un’effettiva partecipazione alle scelte da parte dei principali gruppi di riferimento se non della popolazione nel suo complesso. La partecipazione, comunque, è importante anche quando si lavora su una rete museale, di agriturismi, di imprenditori: creare condivisione intorno ai dati di un’analisi significa porre le basi per la partecipazione al cambiamento» queste le parole di Noemi Satta in merito con la quale mi trovo totalmente d’accordo. Spero abbiate capito quindi cosa intendo quando parlo di innescare un processo, rendere i cittadini partecipi e quindi consapevoli di un meccanismo che li riguarda direttamente (proprio come dovrebbe avvenire per il pubblico nei musei) e responsabilizzarsi in vista di un cambiamento. Voluto, sentito e condiviso.
Forse sarò monotona, ma come mi hanno insegnato non mi stancherò di ripeterlo nemmeno io, ci tengo ribadire come il tempo in questi progetti e iniziative sia fondamentale. Non è pensabile di fare un progetto davvero “pubblico” a tutti gli effetti senza prendersi lassi di tempo consistenti davanti così come aspettare che un cambiamento vero, avvenga nel giro di poche settimane. Date tempo al tempo. E tanta tanta presenza, volontà e affiatamento.

Eccovi una carrellata di immagini prese dal sito del progetto ZUP o dal loro profilo Facebook, tramite il quale potete seguire iniziative e prossimi appuntamenti.

ZUP Zuppa Urban Project | Azioni Culturali nel Territorio è un progetto dell’associazione Facultura, a cura di Noemi Satta, Myriam Sabolla, Maria Chiara Ciaccheri e Claudia Acunzo.
Il progetto è realizzato con il patrocinio del Comune di Milano, Consiglio di Zona 9 e con il sostegno e il contributo di diversi partner.

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