Primavera Sound 2012 – Prequel

Da oggi io e Manuela Puglisi siamo a Barcellona, aspettando che inizi il Primavera. Il nostro obiettivo è quello di scrivere un breve resoconto alla fine di ogni giornata di concerti e di caricare qualche fotografia. Qua sotto potete leggere la roba che scrissi un anno fa al terminal 2 di Barcellona di ritorno dallo stesso festival. Un pezzo dove me la prendo con gli hipster e con un paio di religioni del subcontinente indiano. Alla fine assegno premi. Sono convinto che i vincitori dell’anno scorso si ripeteranno. Ora siete obbligati a leggere tutto il pezzo, per sapere chi ha vinto. Vi ho fregati. Idioti.

PRIMAVERA SOUND 2011.

Buddha e Jina Quantomeno hanno ottenuto l’illuminazione. Prospettive ed Invettive.

Io non sono abituato a pensare, temporalmente parlando, in termini di anni solari. Sarò stronzo, sicuramente sono stronzo, ma è così. Per me l’anno inizia a settembre e finisce a giugno. Luglio e agosto sono fuori dallo spazio e dal tempo, semplicemente non esistono. Questo, oltretutto, mi permette di dire che io stesso (e anche la mia musa!) sono nato in una porzione dello spazio-tempo che in realtà è fuori tanto dallo spazio quanto dal tempo, essendo venuto al mondo il 26 d’agosto. Quindi, io non esisto: semplicemente nascendo sono riuscito ad ottenere più di quanto tutti i Gautama o i Mahavira di questo mondo abbiano mai ottenuto in anni e anni di quieta e perfetta meditazione. Sono più figo di loro e basta. E mangiatevi una bistecca, per la madonna.

Far iniziare l’anno a gennaio per farlo finire a dicembre è decisamente troppo comodo. Voglio dire: grazie al cazzo!

Tutto questo delirio, tra le altre cose, semplicemente per dire che durante questo anno Nicolare sono riuscito a fare pace con ben due città. Amsterdam, tipo ad ottobre, grazie ad un panino col roast beef e oggi Barcellona.

Spiegarvi perché odiavo Amsterdam sarebbe davvero troppo complicato, ma mi basta scrivere i nomi di Shevchenko e di Puyol e metterli in relazione con la parola goal, a sua volta associata alla parola annullato, per farvi capire quanto io potessi odiare questa città di puzzolenti mangia polpi.

In realtà devo ammettere che si tratta di un gran posto: quando riesci ad acquistare due birre ghiacciate per un euro e trenta ti dimentichi di ogni dispiacere, perfino di quelli calcistici. Soprattutto se poi hai a disposizione una stanza con aria condizionata ottimamente funzionante dove consumarle e dove sollazzarti col primo album degli scoppiati che sai che vedrai suonare tra meno di dodici ore. Il punto è il Primavera Sound, qualora non l’aveste ancora intuito.

Dovevo venirci da tipo tre anni, poi le mie ipocondrie me ne avevano tenuto lontano: spagnoli- pieno di spagnoli-spagnoli che non hanno nemmeno le palle di ammettere di essere spagnoli e si fanno chiamare catalani–ipocondrie.

Devo dire che l’amore per questo splendido festival, non è stato istantaneo: all’ingresso del Parc del Forum ero già più o meno disperato. Maschi di più di dodici anni di età che indossavano pantaloni corti sopra il ginocchio, gente che come Buddha e Jina (i gautama e mahavira di cui sopra) si era completamente dimenticata di mangiare bistecche nella propria vita, senza per questo – pensate un po’ che teste di minchia – aver mai ottenuto nemmeno un barlume di illuminazione. Il mio primo pensiero è stato: “Santo cielo, anche qua!”. Uno è convinto di vivere in una città particolarmente disagiata, e poi si rende conto che tutto il mondo sguazza nella stessa identica merda. Il mio secondo pensiero è stato: “ questa gente non può essersi impossessata del rock’n’roll”.

Ma veniamo al festival vero e proprio, lasciando perdere i fashion victim.

Gli organizzatori li rimanderei a settembre. Non è facile gestire una roba del genere: cinque palchi giganteschi più un paio di palchetti minori, miliardi di giovani ubriachi e fatti in giro per dodici ore. Ma quando ti vedi sottrarre una bottiglia d’acqua all’ingresso e poi ti vedi entrare gente col casco e con lo skateboard, allora ti girano veramente i coglioni.

Il Premio Babbo di Minchia va sicuramente a Nicola Gospel Quaggia (conosciuto ai più come “Il Caro agli Dei” o, più semplicemente, “Il Capo”), il quale, trascinato dai suoi compari al concerto di Grinderman, ha continuato a pensare per tutto il concerto: “Certo che è bravissimo, per carità, ma è uguale in tutto e per tutto a Nick Cave.”, per poi scoprire che si trattava semplicemente di un progetto dello stesso Nick Cave (premio Sex Symbol) di cui il nostro Caro Agli Dei era completamente all’oscuro. Studiare la storia della musica non sarebbe male, prima di spacciarsi per critico musicale.

Cucchiaio di legno ai Belle&Sebastian: canzoni loffie di album loffi, suoni pessimi, saran piaciuti ai figuri di cui vi parlavo prima, quelli che considerano la musica come se si trattasse di un paio di scarpe, ma a me han fatto proprio pena. Un vero peccato.

Premio per il miglior intrattenimento ai Flaming Lips: Wayne Coyne e compagni allestiscono un simpatico baccanale con pupazzi, Sailor Moon danzanti, palloncini imbottiti di Ketamina e tossicomania generalizzata.

Premio Geriatria: assolutamente a John Lydon dei PIL, il quale non si limita ad offrire un’interpretazione piuttosto patetica di alcuni dei pezzi più popparoli della compagine britannica, ma aggiunge al patetico una punta di insulsaggine lanciando messaggi di amore fraterno che perfino Sting si sarebbe vergognato a lanciare. Per fortuna le chitarre (chitarre, balalaike, mandolini, banjo) di Lu Edmunds (Premio Simpatia) salvano la serata.

Premio Rehab: I Suicide: Vega sembra uno spot contro l’alcolismo ambulante, troppo simile a Vasco Rossi per essere sopportabile, sembra voler dire: “Ragazzi, guardate come ci si riduce”. Rev, invece, è Gheddafi. Tiene in piedi il concerto da solo, perché il suo compare sembra troppo impegnato a farsi accendere sigarette da John Hammond di Jurassic Park, alternando ad accordi pieni ed efficaci, cacofonie prodotte prendendo a pugni la sua tastiera.

Premio della Gioventù: Sicuramente i Pissed Jeans. Dimostrano colla loro carica di violenza e i loro fisici da alcolizzati, che c’è ancora speranza per il Rock Alternativo. Mi piacerebbe assumerli per farli suonare agli ingressi degli American Apparel di tutto il mondo, vorrei vedere le facce inorridite dei poveri inconsapevoli avventori. Il batterista l’hanno dovuto cacciare dal palco: non voleva saperne di smetterla di suonare, da far studiare a quelli che “non suono in quel posto di sfigati”.

Premio Io Invecchio Da Dio: a furor di popolo David Thomas, dei Pere Ubu: se ne sta la con la sua fiaschetta di Brandy, parla col pubblico, ironizza sulle sue canzoni, fa uno show coi contro coglioni. Da far vedere e studiare a quel debosciato di Vega.

Palma d’Oro: Shellac. Steve Albini sembra senza dubbio Harry Potter e Todd Trainer è davvero la persona più brutta del mondo. Era la prima volta che assistevo a un loro show: questa genta ha una curva. Calci, spintoni, gomitate, pugni, chiamarlo pogo sarebbe troppo poco. E sanno fare il loro mestiere. Fortunatamente il loro concerto coincide con quello dei Pulp, così non si vedono strane SS anoressiche in giro: solo tanti barbuti, sudati, sporchi ed enormi energumeni che si menano come fabbri sotto al palco. Impareggiabili.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...