Tra Vaticano e Coverciano, un Viaggio nell’Italica Magione

“Pronte sono le biciclette lustrate come nobili cavalli alla vigilia del torneo. Il cartellino rosa dal numero è fissato al telaio coi sigilli. Il lubrificante le ha abbeverate al punto giusto. I sottili pneumatici lisci e tesi come giovani serpenti”.

Dino Buzzati al Giro d’Italia, Corriere della Sera 20 maggio 1949

Prima o poi ci si doveva aspettare che il Papa venisse fregato dal Maggiordomo. È una questione di stato, dopotutto. Paolo Gabriele, dal nome santifico e dalle reminiscenze bibliche, ha trafugato carte riservate, ha sgraffignato sotto al naso del Santo Padre alcuni documenti legati alla sicurezza nazionale dello Stato Vaticano. Ora le grazie di Benedetto Sedicesimo saranno irrigidite. Nel contempo, a Coverciano, entrano in azione i poliziotti – termine oramai arcaico, li chiamano agenti ora – che perquisiscono armadietto e camera di Mimmo Criscito mentre quello ancora dorme, chiamano Demetrio Albertini e lo informano che verrà consegnato un’Avviso di Garanzia al giocatore della Nazionale – che ancora dorme – indagato per il secondo round dell’inchiesta Last Bet – che con lungimiranza è stata ribattezzata ‘New Last Bet’.

L’Italia è scossa dal terremoto un giorno sì e l’altro pure, è colpita dalla crisi più di altre nazioni – e meno soltanto della Grecia – e non trova pace neppure tra i propri confini. I giocatori di pallone si vendono le partite, i politici la dignità e i pretucoli le carte segrete. Così, mentre l’allenatore della Juventus Antonia Conte, pettinandosi il gatto morto in testa, risponde ai giornalisti che gli chiedono chiarimenti sulle indagini della procura di Cremona con un innocente o quantomeno poco credibile “Sono un uomo onesto“, il resto del suo entourage tecnico ai tempi del Siena, tra giocatori allenatori e avversari, viene preso di mira dalla mano ‘lesta‘ della giustizia sportiva. Luciano Moggi, uno che dovrebbe tenere il becco chiuso per tanto tempo, ci fa sapere che secondo lui ‘è tutto il sistema che è marcio‘ e che non c’è possibilità di uscire da questo giro di illeciti se non riformando completamente il mondo del pallone italiano. C’è chi riesce a vedere il lato positivo della faccenda, ricordando che nel 2006, in seguito all’inchiesta di Calciopoli, la nazionale fu talmente stimolata che portò a casa la Coppa del Mondo.

Oggi però, alla terza edizione della storia d’amore tra il calcio e la corruzione, forse bisogna farsi delle domande e porre qualche questione un poco più seria di ‘rimetteremo tutto a posto, chi ha truccato le partite pagherà e il calcio ripartirà pulito com’era prima’. Ma prima quando?!? Quando il Milan si vendeva le partite e veniva retrocesso in Serie B? Oppure quando i giocatori della Lazio si vendevano le partite insieme al grossista in frutta e verdura Massimo Cruciani e il ristoratore di Trastevere Alvaro Trinca? Oppure quando la Cupola del furbi rinchiudeva gli arbitri e la loro omertà in uno spogliatoio del Delle Alpi mentre i loro giocatori erano convinti di vincere sul campo? A quale variante della compravendita del risultato di una partita si stanno ispirando gli indagati di oggi?

Il Calcio è stato l’unico ambito della società italiana a sapersi accostare alla religione: in un paese cresciuto a pane e peccati, ostie e pentimento il calcio è entrato negli oratori e nelle parrocchie. E ora si sta corrompendo tanto quanto quell’istituzione che ha saputo unire le coscienze degli italiani dividendo sul territorio il loro stato per tanti secoli. Il Palazzo della Curia, le porte Leonine del Vaticano vacillano anch’esse sotto i pesanti colpi vibrati dal sospetto. Un ateo calcistico e un ateo religioso in Italia non ha patria, e nessuno, vi sfido ad ammettere il contrario, può candidamente dichiarare di non essere interessato ai fatti che in questi giorni stanno rivelando il marciume che fermenta là sotto. E forse è proprio questo il punto: come fare a riformare le classi dirigenti di uno stato alla deriva se le passioni più genuine che hanno formato il popolo stesso sono a loro volta corrotte e vivono di falsità e depravazione?

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3 thoughts on “Tra Vaticano e Coverciano, un Viaggio nell’Italica Magione

  1. Ma è un caso che le tuniche dei preti siano bianco-nere?
    Non potremmo risolvere tutto mettendo la terza stella ai giocatori del vaticano, facendo fare i chierichetti alle terne arbitrali, mandando in campo i politici (qualcuno ha già parlato di “scendere in campo”?) e i preti negli spogliatoi? E’ tempo di grandi riforme.

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