NBA PLAYOFFS 2012 – Finali di Conference

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Giusto così, ho deciso di sfidare una volta di più il simpatico Belzebù per parlare delle prossime e recenti finali di conference NBA.  Non mi è bastato cimentarmi per la prima volta in pronostici petersoniani, condividendone peraltro gli esiti tradizionali (cioè una vera merda, sbagliandoli quasi tutti). Voglio andare avanti, proseguire sulla strada della perdizione e portare alle estreme conseguenze l’analisi di quelle che dovrebbero essere le ultime due partite della stagione NBA, al netto di una gara 6 e di una gara 7 da giocare.

Prima di addentrarmi nei meandri della finale a Ovest, quella tra i San Antonio Spurs e gli Oklahoma City Thunder, preferirei confessare tutta la mia tristezza per la piega presa da questa post season 2012, che mi sta regalando un dolore dopo l’altro. Siccome la lingua batte dove il dente duole, partiamo dai Lakers, i miei adorati Lakers, che dopo avermi sedotto, mi hanno abbandonato in brache di tela per l’ennesima volta alle 6,30 del mattino. Si perché nonostante le occhiaie, gentile concessione delle nottate sul pc, procuratomi dal primo turno con i Nuggets di Gallinari (che, per inciso, avevo dato per spacciati in 4 gare), anche la serie con OKC, persa in 6 partite, l’ho vissuta male male. Una serie meno complicata del previsto, che poteva cambiare per un niente già in gara 2, quando uno sciagurato Kobe ha deciso di perdere 3 palloni in 7 secondi, dilapidando forse la miglior interpretazione gialloviola stagionale contro una squadra di vertice. Ma tant’è, sono segnali anche questi. Quando una squadra (OKC) vince tre partite su 4 che non avrebbe dovuto vincere, sono segnali anche quelli. Ora gli scenari per i lacustri si fanno tetri. Bryant può essere ancora molto produttivo, ma ad un prezzo eccessivo: i punti non saranno mai un problema (36,38, 42 nelle ultime tre..) ma l’efficienza purtroppo lo è. Gli anni si fanno sentire, e tirare 30-35 volte per partita abbassa drammaticamente la competitività del resto della squadra. In fondo è qualcosa di comprensibile.. a quell’età si penetra di meno e ci si deve accontentare di jumper dalla media. Con tutti i corpi che gli mandano addosso, i raddoppi e la tipologia di fader che si prende, il mamba non potrebbe fare di più. A questo dobbiamo aggiungere necessariamente il rendimento sotto le aspettative di Gasol e Bynum. Entrambi, senza girarci intorno, hanno fatto cagare. Il catalano per i cronici problemi di virilità, e forse anche per la posizione in post alto, mai effettivamente digerita, seppur nelle sue corde grazie ad una sensibilità nei polpastrelli fuori dal comune. Drew invece non ha proprio attenuanti: reduce dalla prima stagione senza problemi fisici, un finale di stagione che lo ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista (statistici e di maturità cestistica), il gigante ha dimostrato in questi playoffs un’evidente fragilità mentale, scomparendo dal campo lentamente ma inesorabilmente. Che fare dunque, nelle ultime tre stagioni di Kobe Bryant? L’unica, ed è la scoperta dell’acqua calda, sarebbe scambiare uno dei due lunghi. Si ma quale? Qui vado controcorrente e decido di stare con la signora Gasol. In primis perché la salute di Bynum mi puzza di bluff, in secundis perché nonostante l’età non più verdissima, lo spagnolo ha dimostrato di essere ancora integro e, come si suol dire, il talento non va in pensione. Lungi da me suggerire il lavoro a Mitch Kupchak, ma impiegherei lo scambio di Bynum per portare a casa un giocatore in grado di togliere pressione a Bryant, probabilmente un playmaker. Certo, ci vorrebbe Chris Paul (e se non fosse per Stern staremmo commentando ben altro…) ma se Steve Nash se la sentisse per un ultimo giro nel 2012/2013….

Breve accenno all’altra squadra di Los Angeles, i Clips. Grazie a Dio la squadra di Chris Paul mi ha salvato dalla figuraccia totale, ricevendo uno degli sweep più sacrosanti degli ultimi anni. Senza Billups, con Butler su una mano sola e il mezzo cervello combinato di Griffin e De Andre Jordan, impossibile chiedere di più che uno stellare primo quarto in gara 3 contro gli Spurs. Troppa la differenza di esperienza tra i due roster, troppo sottili e sofisticate le finte di sopracciglio di Tim Duncan per la coppia di scimmioni. Purtroppo la dura realtà che ci è stata presentata davanti è quella di una squadra che gioca a pallacanestro contrapposta ad un avversario che gioca un altro sport. Inutile aggiungere altro.

Ma veniamo ad Est, finalmente. Per chi ancora non lo sapesse, venderei un rene se ciò mi desse la ragionevole garanzia che Miami non vincesse neppure quest’anno. Una volta appurato la gravità dell’incidente di Chris Bosh, che in ogni caso stimo (tra l’altro ragazzi, lo strappo addominale ha tutta l’aria di essere uno degli incidenti più dolorosi da sopportare..), ho sfoggiato il mio più affascinate sorriso al pensiero di vederli eliminati dalla squadra di Indianapolis. Nonostante il blazer su t shirt nera di Larry Legend, bisogna ammettere che i Pacers hanno un roster ben assemblato e profondo. Diversi realizzatori e un cento dalle dimensioni abbondanti sono riusciti a mettere paura alla squadra dei fratelli coltelli. Onestamente sul 2 a 1 Indiana quasi ci credevo. Grazie alla prestazione atroce del più grande simulatore del “worst flopping team of the NBA” (copyright by Voegel), Dwyane Wade, sembrava fatta. Purtroppo per me Lebron ha deciso di stupirmi una volta di più con due prestazioni monstre in sequenza (40 punti, 18 rimbalzi, 9 assist in gara 4, per gradire), ribaltando l’inerzia della serie per l’ultima volta (forse). Pur privi di Bosh, non mi sento giocare d’azzardo se oggi li iscrivo di diritto alla finale d conference.

Per quanto riguarda l’altra partita orientale, sono riuscito a godermi ieri l’ultimo quarto in diretta di Phillie vs Boston. Vedere Allen Iverson in tribuna, con tanto di bandana gangsta rosso ciliegia, mi ha fatto subito capire come non ci fosse trippa per gatti per i grandi vecchi del Massachusetts. In un palazzetto gremito, al cospetto di una squadra giovane e profonda che sente moltissimo la tradizione di una sfida assente dagli anni di Doctor J (un po’ come gli Inter-Real Madrid di Roberto Baggio negli anni di Simoni), I C’s non sono riusciti a superare la mano freddina di Ray Ray Allen, ma soprattutto una rotazione accorciata all’inverosimile dall’infortunio della rivelazioni Avery Bradley. Si fa dura per i biancoverdi, anche se una gara 7 al Garden difficilmente mi vedrà premiare la squadra ospite.

Per cui veniamo alle finali di conference così come le immagino coraggiosamente, prima ancora che il bracket sia definito.

San Antonio Spurs- OKC Thunder

Record a parte (si sfidano le prime due a Ovest), diversi sono i motivi per cui vale la pena passare qualche notte insonne. Il primo riguarda certamente la sfida nella sfida tra El Contusion, Manu Ginobili, e la sua controfigura barbuta James Harden. Nonostante ci siano circa tredici anni di differenza tra i due, è almeno un paio d’anni che non posso che mettere in risalto la somiglianza di stile e di impatto sulle rispettive squadre dei due mancinacci terribili. A maggior ragione quest’anno, che ha visto il barba trionfare come sesto uomo dell’anno, il paragone con Manu risulta sempre più attuale. Tutte e due mancini, tutti e due sesti uomini mascherati (oltre trenta di media a testa), in comune dividono la rara capacità di combinare ad un tempo abilità di playmaking, realizzazione e gite in lunetta. Se a ciò aggiungiamo lo stesso identico stile per quanto riguarda i terzi tempi in penetrazione (immarcabili entrambi, davvero imbarazzante la somiglianza), abbiamo tutti gli ingredienti per una sfida coi fiocchi. A questo dobbiamo necessariamente aggiungere la bontà di un sistema offensivo, quello di coach Popovich, caratterizzato da migliaia di varianti ormai assimilate nel corso di un decennio e le spaziature migliori dai tempi dei Suns di D’Antoni, in grado di resuscitare giocatori che avrebbero difficoltà  giocare a Montegranaro come i vari Green e Bonner, con l’efficacia di un’attacco fondato sugli istinti individuali di due scherzi della natura come Westbrook e Durant. La mia sensazione è che vada come vada, i Thunder vivano e muoiano con il quoziente cestistico di Westbrook. Un bel match da 37 con 14/51 e 1 assit è dietro l’angolo. Oggettivamente, gli Spurs paiono più attrezzati nel corso di una serie con il fattore campo a proprio favore per sopperire ad una cattiva giornata offensiva. Mi butto: 4-2 San Antonio.

 

Miami Heat-Boston Celtics

Detto che si tratta gia di un azzardo che siano proprio queste due le finaliste orientali, si preannuncia una sfida da guardare in diretta a scapito della freschezza lavorativa del giorno seguente. A maggior ragione se Bosh continuasse a mancare, i C’s hanno forse l’ultima ed insperata chance di giocarsi un titolo NBA. Grazie all’organizzazione difensiva di coach Rivers, Boston dovrebbe riuscire a garantire almeno una volta una prestazione sotto il 40% dal campo di James e Wade. Se ciò avvenisse in trasferta, in Florida, allora eliminare la squadra degli arroganti (anche se in realtà è il solo Wade a darmi sui nervi) non sarebbe un’utopia. Prevedo un Rondo da due triple doppie in una serie di 6 partite. Ripeto, se ci fosse il colpaccio in Florida, allora dico Boston in 6. Se non ci fosse, ed è al momento la soluzione più probabile, dico Miami in altrettanti match. 4-2- Miami.

A questo punto, mi vedrei costretto a tifar San Antonio in una finale contro Letravel James. Se andasse Boston, mi butterei dal balcone.

 

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2 thoughts on “NBA PLAYOFFS 2012 – Finali di Conference

  1. sono tifoso lakers anch’io, e da ormai due o tre anni sono imbarazzato dalla gestione del mercato da parte di Kupchak. I lakers attualmente non hanno un roster che si può definire tale, fosse per me li butterei fuori tutti, a parte ovviamente il mamba e forse Metta. Playmaker inesistenti, panchina inguardabile, Gasol mai all’altezza…e poi su Bynum non ho più parole, dopo averlo visto ridere e assentarsi da un timeout in una delle partite perse contro Denver, non so cosa dire pensando a quanto prende. Concordo con te su Nash (senza dimenticare che sono free anche il Barone, Billups, e Derone Williams), andrei a prendere con un pesante scambio Howard, e prenderei qualche free agent di qualità come Michael Redd per il tiro da fuori, Mo Williams per entrare a partita in corso, Kenyon Martin…ce ne sono tanti, ma per favore non fatemi vedere Session, Blake, e Bynum il prossimo anno.
    mi sono dilungato ma mi ci incazzo troppo sui lakers. Complimenti per il blog e per le top5!

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