Internazionali di Roma: Seppi Agli Ottavi

Complimentoni al grafico. è un torneo di tennis, santo cielo, non un’agenzia delle pompe funebri.

Il tennis è lo sport in assoluto più crudele. Ti può capitare di chiamarti John Isner, di avere il servizio più potente dell’intero circuito ATP,  di essere il numero dieci al mondo, in un’epoca in cui ti è capitato di dover giocare contro gente come Federer, Djokovic, Nadal, Tipsarevic (Tipsarevic!), e quella macchina di morte chiamata Berdych, e di trovarti di fronte, dall’alto dei tuoi 206 centimetri per 111 undici chili, un altoatesino la cui faccia grida “non vedo una bistecca da sei anni”, che in tre set di partita riesce a fregarti un solo servizio, dato che tu servi la prima come la servirebbe Gesù Cristo, e servi la seconda come la servirebbe Silvester Stallone, se avesse un cervello abbastanza sviluppato per il tennis. Può capitarti di uscire da questa partita sconfitto. Agli ottavi di finale degli Internazionali BNL d’Italia di tennis ci va Andreas Seppi. Il tennis è decisamente lo sport più crudele in assoluto.

La partita di Isner era iniziata nel migliore due modi. Annullata la palla break nel primo game, l’americano ha soffiato due servizi consecutivi al nostro connazionale, che ha dovuto attendere il proprio terzo turno di servizio per riuscire a conquistare un 15 in battuta. Seppi sembrava essere da un’altra parte, a fare qualcosa d’altro, e il suo avversario si è potuto sfogare, seminando il terrore con servizi da carro armato e risposte termonucleari. “Seppi è spacciato” questo pensavo dopo solo quattro giochi del primo set “quasi quasi cambio canale e mi guardo Lorenzi che le piglia da Gasquet”, almeno Lorenzi ha una faccia simpatica, è il prototipo del maestro di tennis della nostra infanzia, con tanto di urletti hardcore, completino Australian verde pistacchio, capello lungo da manzo livornese, occhiali da sole dell’Autogrill e (già, nel 2012) cappellino messo alla rovescia. Pucci il cane dei Simpson che si fa ammazzare da un modello francese, praticamente. Poi, vuoi per pigrizia, vuoi per spirito di sacrificio, ho deciso di rimanere sulla partita Seppi – Isner.

Paolo “Pucci Il Cane” Lorenzi

Isner, in questa partita, ha sofferto della sindrome da soldato americano in Vietnam: ti fai sei giorni di battaglia per cacciare charlie da una collina al confine con la Cambogia, torni al campo base a riempirti di birra e a pagare un numero imbarazzante di donne, per poi farti mandare su di un’altra collina a cacciare altri charlie che non vedono l’ora di trovare un’altra collina sulla quale piazzarsi, tutto questo mentre qualcuno ha il coraggio di parlarti di scienza militare. Il gigantesco John aveva tutte le armi pesanti dalla sua, ma dal secondo set in poi si è trovato a dover fronteggiare un avversario il cui obiettivo era resistere agli attacchi, cercando nel frattempo di disorientarlo il più possibile. Seppi ha vinto come un Nordvietnamita: si è trovato di fronte un gigantesco apparato militare, ha pensato a salvare il salvabile, e ha sfruttato a pieno il più grande handicap di cui soffrono le grandi macchine belliche: gli spostamenti. Non che abbia fatto correre più di tanto il tennista della North Carolina. Lo ha semplicemente obbligato a cambiare gioco, ha lentamente annientato tutte le sue sicurezze. Lo ha affaticato al punto da obbligarlo a cercare soluzioni improbabili, come giocare (anche se sarebbe meglio dire telefonare) palle corte da un metro fuori dal campo

Dal secondo set in poi abbiamo visto un Seppi concentrato, in costante miglioramento, deciso a rafforzarsi nei suoi punti deboli. La scoreggiosità (si fa per ridere, sia chiaro, non riuscirei a vederla nemmeno al ralenti) della seconda di servizio di Andreas è ormai proverbiale, ma nel secondo set assistiamo ad un miracolo, ad una cosa tanto inaspettata da influenzare l’intera inerzia della partita. Seppi sta per battere il secondo servizio da destra, Big John attende la palla con un piede dentro al campo, come in genere si fa quando l’avversario è debole sulla seconda, e il nostro, invece di ripetere il solito errore di giocargliela facile per il lungo linea di diritto (non so quanti punti abbia fatto in lungo linea Isner. A un certo punto ho finito i pallottolieri) gli spara una “seconda prima”, un servizio potente, che l’avversario non prova nemmeno a prendere. Un gigante di due metri e sei che resta immobile e vuole la mamma. Qualcuno dalle tribune, siamo a Roma, grida “Daje che è cotto”, qualcun altro fa il verso del corvo, Isner è già carcassa.

Quando l’americano è andato al servizio, nel secondo set, non c’è praticamente stata storia. Seppi si è dovuto guadagnare il tiebreak sfruttando al meglio i propri turni di servizio, turni che si sono quasi sempre conclusi dopo interminabili vantaggi. Seppi non sembrava in grado di sbagliare punti importanti, era talmente convinto di andare al tiebreak che è riuscito a trasmettere questa convinzione a chi lo stava a guardare. Ha vinto al tiebreak del secondo set con un solo minibreak di vantaggio, un punto conquistato grazie ad una stecca dell’energumeno suo avversario, un punto dal peso specifico simile a quello di un voto del PRI nel parlamento italiano degli anni ’60: è uno, ma vale più di cento.

Seppi s’è portato a casa terzo set e partita riuscendo addirittura a strappare un servizio all’Uomo Bionico. Ma nessuno aveva più dubbi, dopo un secondo set così.

Agli ottavi dovrà vedersela con il numero 20 del ranking mondiale, lo svizzero Stanislas “Dito Nel Culo” Wawrinka, uno dei tennisti più indisponenti dell’intero circuito, con un rovescio a una mano micidiale, e un carattere aggressivo e dispettoso. Speriamo che l’idea di potersi giocare i quarti con una tra le due leggende Federer e Ferrero possa invogliarlo a ripetere il miracolo compiuto contro John Isner. Speriamo, soprattutto, che continui a NON vestirsi come il buon Lorenzi.

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