Scudetto alla Juve. Ciao Alex, mi mancherai.

"Pinturicchio"

Il campionissimo

Nei giorni successivi a questo scudetto della Juve, da interista ho avuto tempo per metabolizzare e rimuginare sugli ultimi giorni calcistici del campionato. Un periodo tosto, ad esser sinceri, perché nella settimana che portava al derby decisivo (per gli altri), in città non si parlava d’altro su cosa convenisse a noi poveri sfigati nerazzurri, se scansarci a favore dei cugini o se porre una strenua resistenza per l’onore della maglia e per la fantomatica terza stella dei bianconeri.

Per conto mio si trattava di un falso problema (anche scansandoci, la Juve avrebbe vinto comunque lo scudetto nel caso avesse totalizzato due vittorie nelle ultime due partite), e in fondo i bianconeri se lo meritavano proprio questo titolo. Così, godendomi un bellissimo derby che il Milan ha perso come solo l’Inter pre calciopoli avrebbe saputo fare (sogno scudetto infranto in casa dei rivali cittadini, dopo essere andati in vantaggio con un rigore inesistente e la doppietta dell’ex), il campionato ha preso la direzione di Torino per la prima volta dalla stagione 2002-2003, al netto delle sentenze sportive. Ammetto di essere stato contento di vedere le immagini di giubilo al “Nereo Rocco” (un’altra piccola beffa per i rossoneri) di Trieste, i caroselli composti e sobri nella semi-deserta Piazza Castello a Torino, la soddisfazione nelle parole misurate di Buffon e in quelle di Alessandro Del Piero, che hanno letteralmente chiuso un “bel cerchio”, dalle stelle alle stalle e ritorno.

Sono particolarmente felice per lui, il capitano bianconero alla sua ultima stagione. Alessandro Del Piero, non mi vergogno di ammetterlo, ha rappresentato tutto quello che so del calcio, e la sua carriera mi ha accompagnato nel corso degli anni come solo uno zio figo e di successo saprebbe fare. Quando avevo 11 anni, nella stagione 1995/1996, mi sedevo in ginocchio davanti alla tv per gustarmi le partite di Champion’s League commentate da Salvatore Bagni. Ho visto in diretta, perché la mia Beneamata era quella di Hodgson e al massimo giocava la Uefa, praticamente tutte le partite della Juve con quella maglia atroce, blu con stelle gialle. E via con le punizioni a giro, divenute poi il marchio di fabbrica, e la coppa alzata da Vialli in finale, a soli 20 anni.

Venne poi la nazionale olimpica e il militare. Incredibile il numero del Guerin Sportivo, che immortalava un alex con taglio da marine nell’insidioso compito dell’alzabandiera, peraltro in compagnia di giovanissimi Cannavaro e Del Vecchio. Poi ci sono stati i capelli lunghi, i capelli corti, la basetta disegnata, il baffo a “manubrio” in occasione del mondiale 2002 (Italia-Messico, fece gol).

"Baffo a manubrio"

Ecco l’abbozzo di baffo ” a manubrio”

In mezzo un numero spropositato di compagne di classe con la sua foto sul diario (giuro) e una valanga di partite. E di gol. Da ragazzo prodigio a campione assoluto, nella stagione 97-98, dove segnò 21 reti in campionato e dove acquisì due taglie in più grazie alle vitamine naturali del dott. Agricola, noto omeopata. La famosa Juve-Inter del già discusso arbitro Ceccarini, dove lo sbagliò apposta quel rigore, perchè è sempre stato un signore (vedere per credere la focaccina centrale in bocca a Pagliuca).

Poi si infortunò la stagione seguente, impiegò circa due anni e mezzo per tornare al gol su azione, finalmente tornato alla sua taglia naturale,  periodo nel quale da Pinturicchio si trasformò in Godot, copyright dell’Avvocato. Da allora fino all’arrivo di Ibrahimovic (2004-2005), grazie al suo carisma e alla sua reputazione, fece fuori una lunga serie di concorrenti nel suo ruolo. La lista è lunga: Di Vaio, Miccoli, Henry (che giocava in fascia..), Kovacevic…Magari meritavano di giocare più di lui, ma alla fine fecero tutti, senza eccezione, le valige, nonostante i risultati sul campo dicessero spesso il contrario. Poi calciopoli, la scelta di rimanere in B da capitano, mentre per motivi diversi lo svedese faceva le valige per una nuova avventura. Bum. Capocannoniere in B, Capocannoniere in A al ritorno seguente.

"Giovane pinturicchio"

Il giovanissimo Alex

Per anni sono stato combattuto tra il considerare Del Piero una mezza sega, con un buon piede certo, ma tutto sommato pompato dalla stampa e dal cumulo di rigori che anno dopo anno si ammucchiavano nel suo score, e dall’altra parte se fosse un campione assoluto, anzi un campionissimo. Dotato di mezzi fisici scadenti, 173 cm (dichiarati) per 73 kg, non particolarmente veloce, rimaneva per me un mistero che una squadra come la Juventus gli garantisse, anno dopo anno e contratto dopo contratto, lo status di stella assoluta.

Mi sono finalmente ricreduto, paradossalmente nella seconda parte della carriera, dalla retrocessione in poi. Dal pareggio d’esordio a Rimini con Lapo Elkan finalmente disintossicato in tribuna alla doppietta del Bernabeu dell’anno seguente, sempre più spelacchiato e non più sex symbol, Alex ha dimostrato (anche a me) di meritare il suo posto nell’Olimpo dei grandissimi. Ho sempre pensato che i grandi bomber in Italia fossero quelli in grado di registrare più di 20 segnature in un campionato almeno due volte. Lui ci è riuscito tre volte (una in B), sia all’inizio quand’era giovane, bello e vincente, sia più avanti nella carriera, in là con gli anni e spelacchiato come un pulcino bagnato. Quest’anno, davanti all’assemblea dei soci di Juventus spa, il monociglio dichiarò senza mezzi termini che questa sarebbe stata l’ultima stagione del loro capitano. Confesso di non aver digerito del tutto questo gesto inelegante, quasi quanto il diretto interessato. Davanti alla sua volontà di firmare in bianco, e la possibilità di offrirgli un ruolo oggettivamente ridimensionato senza correre il rischio di essere linciato dalla piazza, mi sarei aspettato che l’ovino suo coetaneo gli concedesse il giusto riconoscimento per una carriera senza macchia, ossia permettergli di decidere quando lasciare.

Oggi, dopo le dichiarazioni di Marotta, che con l’occhio buono e in qualità di amministratore delegato annuncia di voler celebrare il trentesimo scudetto (e non il n. 28), perchè la Juve e la Juve e le scelte dei magistrati non contano un cazzo, Alex ci lascia con lo stesso aplomb con cui rispose a Soviero, reo di avergli fatto il gesto dell’orecchio(ne): “Gli scudetti li sento miei, li ho vinti giocando sul campo. Ma esistono delle sentenze della giustizia sportiva che vanno rispettate”.

Ciao Alex, grazie di tutto.

Mi mancherai.

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