Risultati elezioni amministrative. E ora che succede?

Dati di affluenza alle urne. Il dato è basso; inferiore rispetto alle scorse Amministrative, ma comunque superiore alle ultime elezioni Regionali.

Finalmente siamo giunti al termine di questa campagna elettorale e, dopo aver votato (o non votato), siamo a conoscenza dei risultati di queste Elezioni Amministrative 2012.

Flavio Tosi: già sindaco di Verona, continuerà a guidare la città per altri cinque anni.

Innanzitutto vediamo, brevissimamente, i risultati delle quattro maggiori città in cui i cittadini erano chiamati ad esprimere il loro voto: a Genova il primo classificato è Marco Doria, che con il 50.89 % dei suffragi genovesi ripete l’impresa dello scorso anno di Pisapia a Milano (il secondo è Paolo Putti, del Movimento 5 Stelle, con un sorprendente 14.09 – solo qualche decimale sopra i 12 punti per il Pdl Vinai ed Enrico Musso); a Parma sarà ballottaggio tra il “grillino” Pizzarotti (19.93%) e il candidato del PD-Sel-Idv Bernazzoli (al 43.31%); a Verona, com’era prevedibile, ha trionfato il leghista Tosi (55.11%) doppiando l’avversario diretto del Centrosinistra Bertucci e lasciando intorno al 10% il 5 Stelle Benciolini e il Pdl-Udc-Fl Castelletti; a Palermo sarà ballottaggio tra il favorito Orlando e il suo ex delfino Ferrandelli (solo intorno 15 Costa, il candidato vicino ad Alfano).

Beppe Grillo: assolutamente decisivo il suo appoggio al Movimento.

In generale, al di fuori delle quattro città più popolose, si è assistito ad una specie di  trionfo del Movimento 5 Stelle, che ha superato di gran lunga i pronostici (già favorevoli) e che, nel vicentino, è riuscito anche a piazzare il suo primo sindaco della storia. Per capire l’entità di questo evento, basti pensare che Pizzarotti a Parma era dato intorno all’8% secondo i sondaggi di sabato scorso, mentre (come abbiamo appena visto) ha conquistato quasi il 20% dell’elettorato parmense. In gravissimo calo, invece, il Pdl, che in alcune piazze perde addirittura dieci punti rispetto ai pronostici (vedi Costa); in calo anche il Terzo Polo e, in misura inferiore, il PD.

Marc Lazar, uno dei più attenti e validi studiosi della politica italiana e francese.

Dal punto di vista politico, quel che è successo tra ieri e l’altro ieri in Italia può essere considerato una via di mezzo tra ciò che è avvenuto in Francia e quel che è avvenuto in Grecia. In Francia, come sottolinea il sopraffino Marc Lazar, Monsieur Hollande non ha fatto altro che concretizzare il culmine di una ascesa della Sinistra che era in atto dalle elezioni municipali del 2008; allo stesso modo, in Italia, il deciso spostamento a sinistra del baricentro non è altro che il proseguimento (più marcato) di una tendenza che si era già manifestata con le elezioni dello scorso anno.

Contemporaneamente a questo meccanismo però, in Italia – e qui subentra il parallelismo con la Grecia –  si è verificato anche una generica disaffezione per i partiti in appoggio al Governo d’emergenza, con la conseguente polarizzazione dei suffragi. Questa coppia di cause spiega, per esempio, il tracollo del Pdl, in contrasto con l’apparente tenuta del PD (che in realtà ha perso un pochino): il Pdl si trova, infatti, sia dalla parte destra da cui l’elettorato fugge, sia nell’ABC che perde consensi, mentre il PD, pur trovandosi nella coalizione di Governo, è riuscito a mantenere un contatto con con il suo elettorato di sinistra (tramite CGIL, la mai rinnegata foto di Vasto etc).

Ma cosa significano questi risultati? Che cosa succederà adesso? Quali potrebbero essere le ripercussioni, a livello nazionale, di questa tornata elettorale?

Sicuramente il messaggio più forte arriva dal Movimento 5 Stelle, e il contenuto di questo messaggio è che la politica si deve rinnovare per davvero, senza più giochi. In questo frangente i partiti (tutti) dovranno guardarsi allo specchio e provare ad attuare quel salto che c’è tra la ri-generazione che auspicava Napolitano e il vero e proprio cambiamento che, a quanto pare, si aspetta una buona fetta di italiani.

Berlusconi e Putin a Brockeback Mountain.

Il secondo punto chiave sarà la reazione del Pdl. Berlusconi ieri era in Russia (a festeggiare l’insediamento di Putin, ma anche segnalare la sua distanza chilometrica dalla sconfitta del “suo” partito); la tattica del Cavaliere potrebbe essere quella di provare a staccarsi dall’ABC di Governo – eliminando una delle due cause della perdita di consenso – spaccando il Pdl a metà. Così facendo riuscirebbe a trovare una nuova formula con cui spezzare il legame con la passata legislatura, riavvicinarsi all’elettorato che non vede di buon occhio Monti e, magari, ricucire con la Lega. Con questa mossa, probabilmente, si attesterebbe personalmente intorno al 10-15%, percentuale con cui potrà giocare le sue carte. Gli ex-AN LaRussa, Gasparri e soci dovrebbero seguirlo (probabilmente il punto di rottura sarà sul lavoro), mentre i più moderati (i vari Gelmini, Frattini e Scajola) rimarrebbero nel limbo a farsi tentare dal playboy della politica Casini (e magari dal vecchio amico Fini).

Pierluigi Bersani e il futuro del PD.

Per quanto riguarda il PD – ufficialmente il primo partito dello stivale – il gioco di fa davvero serio, perché la tentazione del Blitz (ovvero correre alle elezioni provando a legare e governare con Vendola-DiPietro e/o il Terzo Polo) potrebbe essere molto forte, ma in tal modo verrebbe meno alle promesse di rinnovamento del sistema di cui dovrebbe farsi «responsabilmente» carico, perdendo credibilità e cedendo spazio all’inarrestabile Movimento 5 Stelle, ormai legittimo vigilante-svuotapartiti della politica. Io credo che Bersani e i suoi – se saranno acuti – preferiranno attendere la fine naturale della Legislatura, in modo da indire regolarmente le primarie di partito e, poi, cercare di raggiungere l’amico Hollande ai piani alti del “Palazzo Europa” (magari cercando di recuperare quel 2% di elettorato perso per la strada in queste settimane).

Momento di grande fermento anche per la Lega, che con la certezza Tosi, sembra ormai avviata verso il post-Bossi, ovvero in quella che con tutta probabilità sarà l’era di Maroni (e vedremo come saranno i rapporti con Berlusconi).

Giancarlo Mazzetti

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4 thoughts on “Risultati elezioni amministrative. E ora che succede?

  1. Secondo me la politica italiana è del tutto sepolta sotto anni di polvere e immobilismo e nop da alcun segno di vita: il Movimento a 5 stelle è una barzelletta politica che in qualsiasi altra nazione sarebbe oggetto di insulti e sberleffi. Il PD è lo stesso da quando è nato, ha cambiato diversi segretari, tutti incapaci di essere veri leader e sicuramente non può governare un paese, specialmente se affiancato da personaggi del calibro di Di Pietro e Vendola: ma dove siamo, su rai Tre con la Dandini e Vergassola?!?! La destra, tra ex mafiosetti, portaborse, appaltatori, e lecchini ha rovinato la reputazione del paese e oggi non sa nemmeno chi seguire, soprattutto dopo che la Lega si è rivelata nella sua vera natura, marcia e corrotta.

    Qui si tratta di governare un paese, basta coi giochetti politici da liceo tra “collettivi e camerati”, basta con personaggi di dubbio valore che giocano a fare i politici. Monti per ora regge un governo che altrimenti sarebbe alla deriva, il prezzo da pagare per aver giocato con il sistema politico del paese per troppi anni.

  2. Io sono dell’idea che il movimento 5 stelle possa funzionare bene a livello locale,ma sono abbastanza scettica su un suo ruolo nazionale/internazionale.Per quanto riguarda pdl, lega e terzo polo neanche mi esprimo ,visto i miei orientamenti politici, e tiro direttamente lo sciacquone…ed il pd mi puzza da prima del suo divenire pd.Quindi chi votare? credo che gongolerei parecchio con una coalizione udc-vendola- sinistra radicale…della serie: lasciatemi sognare 😛

  3. Il Movimento 5 Stelle ha una fortissima valenza di protesta e la politica deve capire il significato di questa protesta prima che l’onda cresca ulteriormente. Al di là delle sottigliezze lessicali su “anti-politica e anti-partito” quello che emerge in modo lampante è che gli italiani sono sempre più stufi delle stesse facce e degli stessi discorsi sterili di una classe politica incapace di governare per il bene del Paese. Mi allarma il momento storico perchè senza un cambio radicale potrebbe esserci una deriva dal voto di protesta alla protesta violenta. (Gli anni di piombo non sono lontani).
    La speranza è che i partiti tradizionali colgano il segnale che arriva dal voto al Movimento e facciano largo ai giovani dei loro schieramenti (penso ad un Civati nel PD), magari dimenticandosi quel modo di rapportarsi come rossi e neri, sordi e ciechi ai discorsi dell’altra parte, pronti solo al discredito ed all’insulto a priori.
    Tuttavia è difficile non essere pessimisti, basta vedere quello che NON riesce a fare il governo Monti e che NON riesce a imporre il presidente Napolitano: dei veri tagli ai costi della politica e agli sprechi del Parlamento, fosse anche solo un maledetto gesto simbolico. E’ dovuto al popolo vessato e preso in giro!
    Per non parlare delle mancate tassazioni che intacchino i grandi capitali e le grandi proprietà immobiliari e delle liberalizzazioni fantasma. Ho sempre più l’impressione che con Monti hanno messo (loro!) una facciata presentabile , ma che gli interessi della casta (non è retorica populista!) siano sempre la priorità.

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