David di Donatello 2012: vincitori e considerazioni.

La rilevanza commerciale del cinema italiano emerge tutta nella scelta della programmazione televisiva dei David di Donatello, che sono stati trasmessi venerdì sera alle ore 23.30, in differita. Gli Oscar (tanto per fare un esempio) sono di domenica, in prima serata e in diretta mondiale. Il prestigio internazionale e indiscusso di cui gode la kermesse romana, invece, si evince dalle assenze di due tra i maggiore vincitori stranieri di quest’anno: Michel Piccoli, premiato come Miglior Attore Protagonista, è stato trattenuto in Belgio sul set del nuovo film che sta girando; David Byrne, autore della Migliore Colonna Sonora per This Must Be the Place, non è potuto essere presente perché impegnato «in tour» (vi scongiuro di cercare su Google “David Byrne tour 2012”).

Non importa, direte voi, conta la qualità. Per Curzio Maltese, in effetti, la qualità di quest’ultima edizione del David di Donatello è stata piuttosto alta, addirittura «roba da Hollywood […], come negli anni ’60». Noi di Potato Pia Bad Business, tuttavia, avevamo già espresso il nostro punto di vista sulla situazione del cinema italiano qualche settimana fa, nell’articolo dedicato alle Nomination di questo premio.

Ma ecco ciò che più vi interessa, ovvero i vincitori delle maggiori categorie (con alcuni brevi commenti della nostra solita unità cinefila – che, tra l’altro, ne aveva pronosticati correttamente parecchi).

MIGLIOR FILM: Cesare deve morire  di Paolo e Vittorio Taviani.
Non era il film con più Nomination, ma il premio è sicuramente meritato. La vittoria dei Taviani ha un duplice significato, perché da un lato si regge sui fondamentali (perdonate il termine già sportivo ed economico) del grande cinema italiano che fu, ma, dall’altro, è aperto a nuove esperienze e ricerche cinematografiche; la qualità certificata dell’esperienza sommata all’apertura mentale di una giovane mente.

MIGLIOR REGISTA: Paolo e Vittorio Taviani (per Cesaredeve morire).
Se sul premio al miglior film potevano esserci dubbi (di fatto è un premio abbastanza generico che racchiude tante cose), sulla regia non credo che nessuno aveva davvero pensato che potesse vincerlo Giordana. Peccato per Moretti e Sorrentino – i quali, comunque, hanno già vinto il premio rispettivamente nel 2006 e nel 2005.

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTEFrancesco Bruni (per Scialla!).
Il film è molto carino; anche se, forse, il punto di forza della pellicola è più che altro nella sceneggiatura (comunque scritta dallo stesso Bruni). Ad ogni modo la sensazione è quella di un film piccolo e senza grandi pretese, ma comunque ben confezionato e diretto. Bell’esordio.

C’è chi ucciderebbe per quel premio, per Sorrentino è un premio di consolazione (e non sembra molto consolato).

MIGLIOR SCENEGGIATURA: Paolo Sorrentino e Umberto Contarello (per This Must Be the Place).
A dire il vero non del tutto meritata, perché a parte alcuni dialoghi ben fatti, nel complesso la sceneggiatura risulta piuttosto piatta; molto meglio il testo di Moretti. Probabilmente si tratta di un premio di consolazione/stima per Sorrentino. Speriamo che serva a spronarlo a ri-fare quello che sa fare (siamo certi che Nanni non abbia bisogno di questo).

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Zhao Tao (per Io sono lì).
Abbastanza prevedibile, grazie alla felice commistione di bravura dell’attrice e ruolo politicamente e socialmente rilevante. Comunque giusto anche prescindendo dal secondo fattore.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Michel Piccoli (per Habemus Papam)
Altro ultra-ottantenne a vincere un premio meritato.

La famiglia Pinelli del film.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Michela Cescon (per Romanzo di una strage).

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Pierfrancesco Favino (per Romanzo di una strage).
Per la prima volta i due attori non protagonisti (uomo e donna) sono premiati per lo stesso film nel ruolo di marito e moglie. Romanzo di una strage, alla fine, qualcuno dei sedici premi a cui era candidato doveva pur vincerlo; per lo meno premiando solo gli attori – e gli effetti speciali – si è evitato lo scandalo.

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA: Quasi amici  di Olivier Nakache e Eric Toledano.
Il nostro caro Biglia – già autore di questa recensione – l’aveva vista lunga scommettendo la purezza di sua moglie sulla vittoria di questa commedia francese. Era una bella gara (e anche la moglie di Biglia non sarebbe stata niente male).

Il buon Asghar Farhadi.

MIGLIOR FILM STRANIERO: Una separazione di Asghar Farhadi.
Se avete letto la nostra recensione, sapete già cosa ne pensiamo (se non l’avete letta fatelo). Scelta che condivido in pieno, alla faccia di Hugo Cabret Drive. Peccato, ancora una volta, per The Tree of life, bellissimo film con il quale il povero Terrence Malick non è riuscito a portare a casa altro che la menzione della Giuria Ecumenica del Festival di Cannes 2011.

Giancarlo Mazzetti

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