Huffington Post Italia

È come scendere da un treno che corre veloce e salire in volo su un aereo supersonico“. Così Ariana Huffington aveva salutato l’acquisizione del suo giornale da parte di AOL (America On Line) il febbraio dello scorso anno. A quell’epoca l’Huffington Post pubblicava l’edizione statunitense e quella britannica. Oggi ha all’attivo altre due edizioni quella canadese e quella francese. In pochi mesi dovrebbe essere disponibile anche quella italiana, in joint-venture con il gruppo editoriale l’Espresso (quello di Repubblica).

L’acquisizione della testata da parte del colosso mediatico AOL ha gonfiato le vele alla piccola imbarcazione della giornalista greco-statunitense che oggi viaggia alla media di 1.2 miliardi di pagine viste in un mese. Il 23 gennaio l’HP ha mandato una richiesta spontanea di collaborazione al giornalista attivista, politico e imprenditore francese Christophe Ginisty (un factotum, uno di quelli che con molte conoscenze, con un’incredibile fortuna, con faccia tosta e leccaggine del ciuffo ha evitato un futuro a lui molto più consono; come molti dei giornalisti oggi, tutti moda e Rock n’ Roll). L’edizione francese dell’Huffinghton, alla ricerca di firme affermate per allargare la redazione, voleva riservare al giornalista uno spazio dedicato sul portale, una sorta di rubrica d’opinione. Ginisty ha rifiutato, porgendo il cappello all’offerta, perché la testata giornalistica non paga i propri contributors (come si dice spesso in ambito editoriale anche in Italia, dove potrebbero tranquillamente chiamarsi ‘collaboratori’). L’Huffington Post – il cui nome è onomatopeicità pura in relazione all’immagine della direttrice del giornale, una donna pulitina e schizzinosa che ha fatto carriera prima plagiando pubblicazioni altrui, poi trovando un vero e proprio ‘formato editoriale‘ innovativo, che in poco tempo ha riscosso un successo planetario – non paga i propri collaboratori affermando che come compenso per il lavoro editoriale svolto ci si accontenti della visibilità offerta da uno dei giornali on-line più consultati del mondo. Huffington Post sarà in testa agli ascolti anche nel nostro paese?

La più prolifica e letta tetata giornalistica on-line del globo mediatico si appresta ad aprire la propria redazione italica. Nei mesi passati si parlava di Lili Gruber come caporedattore (o caporedattrice, ma il termine al femminile funziona poco). L’HP si inserisce all’interno del giornalismo italiano senza dover troppo sgomitare, data la potenza mediatica e le risorse che possono essere messe in campo dalla holding che possiede il giornale di Arianna, ma si andrà a confrontare con delle realtà nazionali italiane che hanno raggiunto col tempo una solidità invidiabile. I siti dei quotidiani – che riportano spesso le principali notizie del giorno, ma che vivono principalmente di ‘brevi‘ e ‘sketch fotografici‘ che possano portare più ‘clic’ da lettori estemporanei piuttosto che ricercare un’audience più fedele ai contenuti – non sono la concorrenza diretta di un sito come l’Huffington Post. Chi potrebbe risentire dell’entrata in scena di questo colosso dell’informazione mediatica sono i siti-blog più popolari in Italia oggi – esempio capostipite: ilpost.it – che hanno costituito la nuova corrente editoriale on-line rifacendosi alle testate che all’estero erano già presenti e che per mancanza di infrastrutture e lettori tardavano ad arrivare anche nel nostro paese.

La caratteristica principale del giornale di Arianna Huffington (precisiamo, per dovere di cronaca e per contestualizzazione etnica, che il cognome da nubile è Stassinopoulos) è quello di essere – letteralmente parlando – una testata giornalistica che apre in home page con un titolo da prima pagina cartacea e propone diverse decine di categorie differenti all’interno del proprio albero di navigazione; in questo modo, ad un navigatore abituale della rete informativa globale, appare come un vero e proprio giornale trasposto in rete. Il titolo di ptima pagina, però, si avvale delle prerogative di un giornale on line, ovvero cambia diverse volte al giorno, rendendo sempre attuale l’argomento di punta. È una versione gratuita dell’edizione a pagamento che molti giornali mettono a disposizione per tablet e i-Pad.

Dunque ci sono tutti i presupposti perché questo colosso dell’informazione mondiale si posizioni, all’interno dell’universo giornalistico italiano, in quel buco lasciato dalla decennale mancanza di un nuovo format editoriale che il nostro paese ha a lungo tempo aspettato. I principali siti d’informazione italiani propongono una impostazione abbastanza istituzionale e hanno mantenuto lo stesso ‘formato‘ da quando internet ha rivoluzionato la comunicazione globale. Per i grandi portali dell’informazione, le prime avvisaglie di un recente cambio di testimone al vertice della comunicazione mediatica si hanno avute di recente, quando un rapporto pubblicato un mese fa da ItaliaOggi (lungi dall’essere verità assoluta) ha evidenziato una caduta di ascolti per i grandi portali e un aumento di lettori per le piccole piattaforme in via di sviluppo che hanno saputo cogliere l’attimo e inserirsi con tempismo – o teppismo – all’interno di un filone che in Italia mancava ed era richiesto da tempo, quello dell’informazione indipendente on-line (escludendo ovviamente i blog e le piccole piattaforme personali e private che sono cresciute e prosperate senza raggiungere la grande massa di ascolti che avrebbero in altri paesi). Non si ha ancora una proiezione attendibile sul lancio di Huffington Post Italia, ma tutti se lo aspettano a breve.

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