Weekend Con Il Morto – Benito Mussolini

Mussolini che "nuota" in stile Mussolini

Benito, come Benito Juarez, rivoluzionario messicano, Amilcare, come Amilcare Cipriani, socialista, Andrea, come Andrea Costa, social rivoluzionario romagnolo. Il padre di Tristram Shandy avrebbe dei seri problemi ad accettare il fatto che con tre nomi del genere il nostro sia potuto diventare il primo dittatore fascista europeo. Il padre di Tristram Shandy era fermamente convinto che il nome facesse la persona. Se il padre di Mussolini, socialista anarchico, avesse saputo cosa avrebbe fatto il figlio da grande, lo avrebbe probabilmente affogato, o preso a schiaffi fino a renderlo talmente scemo da non potersi nemmeno allacciare le scarpe.

Il suo passato di socialista, disertore nella guerra di Libia, direttore de L’Avanti è noto a tutti. Quello che molti tendono a dimenticare, però, è l’eredità che i suoi “anni rossi” hanno lasciato all’ideologia che avrebbe guidato l’Italia per oltre vent’anni.  “Se le vicende di questa guerra fossero state favorevoli all’Asse, io avrei proposto al Führer, a vittoria ottenuta, la socializzazione mondiale”, questo diceva il duce del fascismo pochi giorni prima di essere fucilato con l’accordo di tutte le forze che componevano il CLNFu fucilato il 28 aprile del 1945.

Il primo programma del fascismo, quello passato alla storia come “Programma Fascista di San Sepolcro” (dal nome della piazza milanese dove furono formati, nel marzo del 1919, i primi Fasci di Combattimento), è un programma di chiara ispirazione socialista (non marxista), in cui si chiede il suffragio universale, il voto a 18 anni, le otto ore lavorative quotidiane, i minimi di paga, la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria e tante altre cose. Eppure, in questo programma, figlio del socialismo agrario (si parla chiaramente di assegnazione delle terre ai contadini), sono presenti istanze che continueranno a far sentire la loro voce per tutto il ventennio: l’espansionismo, e l’odio per i plutocrati dell’alta borghesia. Socialismo Agrario e Populismo: i due detonatori che avevano fatto esplodere la rivoluzione in Russia (i bolscevichi erano una minoranza, neanche troppo nutrita, all’interno delle forze rivoluzionarie).

Per prendere il potere, il Pelatone dovette scendere a patti con l’alta borghesia industriale italiana, e non fu in grado di attuare il suo proposito di “vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze” (sic). L’odio per i plutocrati venne dunque rivolto fuori dai confini nazionali, contro quelle potenze coloniali che volevano soffocare, a detta dei fascisti, le ambizioni imperiali italiane. L’intera nazione italiana venne “ploretarizzata”, venne dipinta, cioè, come il povero sfruttato dal grasso maiale. La lotta non doveva essere più di classe, ma di popolo. Il “Dio e Popolo” di Mazzini che diventa “Dio e Popolo armato”.

Irredentismo, espansionismo, terrore rosso, indebolimento del sistema parlamentare che aveva retto l’Italia dai tempi dell’unità, scarsa lungimiranza del governo Facta, sottovalutazione di Mussolini da parte dello stesso governo Facta, un re pusillanime, una popolazione stanca, sfiancata dalla prima guerra mondiale e dagli sconvolgimenti economici e sociali che questa aveva portato. Ognuno di questi fattori giocò a favore di Mussolini e lo portò a diventare capo del governo nel 1922. Quando quell’inetto del re gli affidò l’incarico di formare il nuovo governo, nessuno pensava che Mussolini avrebbe governato seguendo il programma anticapitalista e anticlericale del 1919. Mussolini divenne lo scudo del capitalismo italiano, l’uomo da cui farsi proteggere.

Mussolini, se fosse vissuto negli anni novanta del ventesimo secolo, avrebbe tirato le monetine a Craxi per poi eleggere l’anno dopo Berlusconi.

Mussolini, se fosse vissuto negli anni dieci, avrebbe detto “Roma Ladrona” per poi trafugare soldi in Tanzania o da qualche altra parte.

La storia è ripetitiva e noiosa, per questo scrivo di musica.

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