Conversazioni italiane: Art in the age of Berlusconi

Si chiama Italian Conversations: Art in the age of Berlusconi” l’ultimo numero del magazine che Fucking Good Art ha deciso di dedicare interamente all’Italia.

Issue #29. Fucking Good Art. February 2012

Era da tempo che il duo olandese costituito da Rob Hamelijick e Nienke Terpsma pensava allo stivale come un territorio da esplorare, studiare e di cui fare esperienza personalmente. Sicuramente gli oltre 3300 giorni di Silvio Berlusconi, un euro-crack parzialmente sfiorato, i crolli di Pompei, le ridicolaggini delle ultime Biennali e gli artisti-star nazionali di cui tanto si parla all’estero hanno contribuito a creare un momento, in una fase storica precisa, particolarmente florido e propizio in cui attraversare l’Italia. Per di più, anche i nostri amici si saranno accorti (e chi, mi chiedo, deve ancora accorgersene?)  che la produzione culturale in Italia non è considerata fondamentale per lo sviluppo del paese. Anzi.

A questo proposito mi permetto di fare una piccola digressione, perché, qualche tempo fa, sul Domenicale de Il Sole24Ore del 19 febbraio 2012, leggevo l’articolo Niente cultura, niente sviluppo – uno degli articoli indubbiamente più commentati e citati negli ultimi due mesi – dove si cercava di redigere un vademecum in 5 punti della cultura, intesa nella sua concezione allargata di educazione, istruzione, ricerca scientifica e conoscenza. « […] se vogliamo davvero ritornare a crescere, se vogliamo ricominciare a costruire un’idea di cultura sopra le macerie che somigliano assai da vicino a quelle da cui è iniziato il risveglio dell’Italia nel secondo dopoguerra, dobbiamo pensare a un’ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando in questo modo sulla capacità di guidare il cambiamento. La cultura e la ricerca innescano l’innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell’azione di governo. Dell’intero Governo, e non solo di un ministero».

Chiusa questa parentesi, torniamo a FGA. Nei testi di introduzione all’Italian issue si mostra come l’inadeguatezza del sistema e dello stato siano nel nostro paese un elemento che innesca, stimola, genera nuove idee e alternative. Non dimentichiamoci della mancanza di dibattito e di una maglia di relazioni tra le istituzioni e gli operatori, tra gli attivatori di processi e gli effettivi fruitori, che rende il panorama nazionale ancora più frammentato.
Quando inizia l’avventura?
Dal 2003  FGA (che come motto ha:  “in selfless service for our community”) dedica diversi mesi ogni anno all’analisi della situazione artistica e culturale di una singola città o territorio. E’ successo a Monaco, Berlino, Rotterdam – che è anche hub del duo – Copenaghen, Bruxelles, Dresda e la Svizzera. Un po’ come cerchiamo di fare noi qui, su potatopiebadbusiness, FGA fa esperienza diversa di luoghi, artisti, curatori e galleristi, mescolandosi con le realtà locali. In questo modo riesce a organizzare interviste, a intrattenere conversazioni, a prendere aperitivi, incontrare persone, fare festa, visitare le case degli artisti, commentare, fare reports che vengono successivamente riproposti con un punto di vista personale. Riescono bene nel loro lavoro perché sono loro stessi, Rob e Nienke, a vivere in prima persona il contesto. Senza la pretesa, né tantomeno l’intenzione, di essere accademici, teorici o storici: FGA racconta i fatti per come ne viene a conoscenza al momento e senza filtri. Detto a parole loro «for the sake of curiosity and learning».

Gli spostamenti di Rob Hamelijnck and Nienke Terpsma in Europa http://www.fuckinggoodart.nl

Perché è interessante l’issue #29 rispetto ad altre pubblicazioni e magazine sul tema?
È molto semplice: anziché interessarsi dell’eredità culturale che il nostro paese porta con sé, del fardello (perché di fatto, il nostro patrimonio, nella sua indiscutibile bellezza e importanza, costituisce un fardello pesante tanto quanto Lo Spread) dell’antichità classica e rinascimentale di città, palazzi, chiese e conventi, FGA ha puntato a qualcosa di più specifico. Esplorare la scena artistica, sociale e politica contemporanea nell’era berlusconiana. Turisti curiosi e ricercatori non accademici, senza la presunzione o l’obbiettivo di portare a casa un risultato specifico.
Questo approccio, che definirei liberamente disinteressato, consente a Rob e Nienke di condurre viaggi-studio guidati più dall’istinto, dalle conoscenze fatte sul posto e dagli avvenimenti che trovano sul loro percorso, più che un itinerario serrato di mete, visite, appuntamenti e must do o must see.
Tuttavia, per la realizzazione di questo numero, trovare finanziamenti non è stato né facile né breve. FGA ha impiegato un anno e mezzo per raccogliere il budget  e a organizzare il viaggio. I finanziamenti al progetto sono arrivati sia da enti pubblici che da privati. Anche nei Paesi Bassi, considerati da molti come il paradiso dei finanziamenti artistici, dove pare che le banconote crescano sugli alberi e tutti concordano nel trattare l’arte come un bene fondamentale per il welfare, bisogna fare i conti con lo crisi economica globale. Sebbene nell’editoriale di questo numero si parli, con apprensione, della precaria situazione economica dell’euro – zona, si riesce sempre e comunque a sorridere grazie ad una buona dose di umorismo. Come spesso accade, c’è sempre un fondo di verità anche nelle battute: « This too is a reality this age, in which art and science are increasingly at the mercy of market forces, even in the Netherlands, considered by many to be an art-funding paradise: where money grows on trees and everyone agrees that art is important for society’s welfare. Well, things are changing faster than we could have imagined, even in the 10 months we’ve been working on this publication. Throughout Europe there are dramatic cutbacks in public spending, including culture, and nothing will be the same. Is the Italian situation soon to be our future? But there is one big difference: in Italy, at least you’ll always have Italy».
Pertanto, questa volta il loro viaggio si è necessariamente sviluppato grazie all’aiuto di 7 partners principali basati in altrettante città, che hanno portato a strutturare il volume in 7 capitoli. Raccontano: «In order to do this research in three months, we copied the model of the Grand Tour. Our method is usually a mix of ‘hanging out’ and ‘targeted research’, but requires much more time than was available. It’s been an experiment. In the old days of the Grand Tour the knowledgeable guides were called cicerones. The old term does not quite fit here, since the role of our partners goes far beyond that of a knowledgeable guide: they are active participants. The idea was to give shape to the chapters with their close collaboration».

Italian Conversations: Art in the age of Berlusconi by Fucking Good Art

I partners – ciceroni sono figure o realtà già attive da lungo tempo sul territorio nazionale, conosciute principalmente da un pubblico di adetti ai lavori e con all’attivo svariati anni di produzione e lavoro. Chi più in relazione col territorio attraverso progetti partecipativi e operazioni di arte pubblica, chi operando in contesti più tradizionali da galleria o spazio no-profit, dedicando particolare attenzione ai giovani, ai nuovi linguaggi  e ai media.
Le città in cui risiedono sono state il punto di partenza dal quale documentarsi, raccogliere materiale e incontrare nuovi interlocutori. Infatti, ai 7 ciceroni è stato chiesto di suggerire possibili progetti, iniziative, artisti, galleristi, curatori ancora poco noti, affermati, riconosciuti, ascoltati. Questo ha concesso ai membri di FGA di essere introdotti nella scena artistica locale direttamente da coloro che già vi prendono parte e che ne conoscono dinamiche e problematiche. Seppur questa sia una possibile via per entrare appieno nelle maglie di un sistema difficile da penetrare e comprendere da stranieri e in poco tempo, questo significa anche che la figura Cicerone (in questo caso sono principalmente artisti e curatori che gestiscono spazi no-profit) ha un peso fondamentale. A seconda del partner si scopre una porzione di “sistema” con cui è già attivo un dialogo. Alcuni di voi troveranno sbagliato anche questo metodo che, tuttavia, mi pare più imparziale di molti altri, non solo perché attinge a soggetti e percorsi eterogenei, ma anche perché, sfogliando le 240 pagine che compongono il magazine, ritroviamo la stessa varietà di progetti, idee, contributi, protagonisti accompagnata da qualità.

Italian Conversations è un diario di viaggio alla scoperta di cosa è sopravvissuto, cosa è nato, come e cosa si è trasformato nel mondo dell’arte durante il berlusconismo. Anche se al momento ci sembra un’era finita, preferisco pensare che stia volgendo al tramonto, perchè in ogni caso resta. Non si può certo escludere un suo ritorno, e certo, le conseguenze delle scelte del suo governo in termini di produzione culturale, sono sotto i nostri occhi. Quello di Rob Hamelijick e Nienke Terpsma è un diario di viaggio, che tocca le città di Roma, Firenze, Bologna, Milano, Viganella, Torino, Rivoli, Lecce, Matera, Bari, Santa Maria di Leuca, Napoli, Gibellina e Palermo. Beati loro! Ogni capitolo si apre con un commento, che è anche appunto di viaggio, descrizione di un’esperienza, al cui interno si trovano citazioni, leggende, racconti elaborati dai due autori. A questo si aggiungono le riflessioni critiche, le considerazioni dei partner-ciceroni, degli studiosi, dei ricercatori e appunti visivi d’artista.
Forse non avrete mai modo di leggerlo o forse vorreste saperne qualcosa di più: eccovi i principali protagonisti e temi di Italian Conversations: Art in the age of Berlusconi.

– The number one clarinet player in the world – Conversation with Bartolomeo Pietromarchi
– Occupiamoci di contemporaneo
– A progressive condition of hypnosis – Conversation with Cesare Pietroiusti
– The Missing Link, archaeology and chronicle – Conversation with Silvia Fanti
– What is lacking in Bologna?
– Art is a Trojan Horse of a single bldy and two faces – Conversation with Alberto Garutti
– Last moment of Innocence – Conversation with Matteo Balduzzi
– Foresta Nascosta by Matteo Balduzzi
– The Third Landscape with Andrea Caretto and Raffaella Spagna
– the Turin Modelo – Conversation with Guido Costa
– Casa Mollino – Guided Tour with Fulvio Ferrari
– Il Santuario della Pazienza – the sculpture garden of Ezechiele Leandro
– Liquid Modernity by Zigmunt Bauman
– Happy Birthday Italy
– Mala Tolleranza
– Napoli captions – didascalie su Napoli
– We are against something that doesn’t exist – Conversation with Giovanna Costanza Meli
– Arcipelago d’Arte Contemporanea

Fucking Good Art è un progetto commissionato da Nomas Foundation, pubblicato da NERO, Roma e Post-Editions, Rotterdam. Con il supporto di Fonds BKVB, Mondriaan Foundation, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi (Roma), Parc Saint Leger-Centre d’Art Contemporain in France. In collaborazione con Careof – con O’, Milano; Nosadella.due, Bologna; Progetto Diogene, Torino; ArchiviAzioni, Lecce; Fondazione Morra Greco, Napoli; Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo.

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