Presidenziali Francesi – Fatti e Misfatti (più o meno)

Eleggete Lei, Francesi. La Libertà è perduta.

“[…] Take my life and all, pardon not that.
You take my house when you do take the prop
That doth sustain my house; you take my life
When you do take the means whereby I live.”

 Shylock, The Merchant of Venice, 4, I.

Al Castello di Vincennes, nella periferia nord-est di Parigi, è una giornata grigia. Centinaia di migliaia di sostenitori di François Hollande si radunano sotto le mura del castello per sostenere la corsa del Partito Socialista alle Elezioni Presidenziali di domenica, 22 aprile: “La vittoria è domenica prossima. Nulla ci fermerà“. A chilometri di distanza, a Place de la Concorde, c’è un grado in più; il presidente in carica Nicholas Sarkozy raduna i suoi: “Dobbiamo vincere per la Francia“. Le elezioni in Francia, da quando ne capisco qualcosa di politici e sermoni, mi hanno sempre ricordato una partita a bocce tra vecchi in braghette.

Sarkozy e Hollande sono ufficialmente in competizione dal 16 ottobre, quando il candidato del PS ha vinto le primarie del suo partito. In corsa con loro ci sono gli esponenti di partiti minori senza speranza di giungere all’Eliseo: Marine Le Pen, del Front National, François Bayrou, MoDem, Jean-Luc Mélenchon, il fondatore del Parti de Gauche e Eva Joly, EELV (Europe Écologie-Les Verts), sembra il cast di supereroi della Marvel in versione transalpina e con la puzza sotto al naso. A quanto riportato dalle principali agenzie statistiche di Francia, Hollande sarebbe in vantaggio sul piccolo franco-ungherese, presidente uscente, di otto punti percentuali: Hollande 54%, Sarko 46%. I ranghi si stringono, i condottieri aizzano le folle e così i due principali candidati hanno passato l’ultima domenica prima della battaglia delle urne.

François Hollande ha radunato il popolo ‘di sinistra‘ sotto i bastioni dell’unico castello fortificato ancora presente su suolo parigino, a Vincennes, banlieue nord orientale, clima grigio e atlantico. Caso vuole (o forse no) che in quel castello, nel 1914, fu giustiziata Mata Hariballerina spia olandese che operava durante la prima guerra mondiale. Curioso, François. La Francia di sinistra oggi ha abolito l’iconografia tipica di quella provenienza politica giacobina, non si raduna più sulle ceneri della Bastiglia, sceglie castelli aristocratici. Il Partito Socialista francese, dopo la sonora sconfitta delle scorse elezioni presidenziali, torna alla ribalta con tre principali punti nel programma: salvaguardare il risparmio pubblico, costringere i francesi più ‘fortunati‘ a contribuire alla causa nazionale con le tasse e stabilire l’età della pensione a 60 anni – più o meno quello che si farebbe da questa parte delle Alpi, se ci fossero elezioni. Tra i sostenitori accorsi per l’evento – come riporta Le Figaro – estratti sociali di ogni genere, di ogni età, di ogni colore. C’è un vecchino che ha appena presenziato al comizio di Mélenchon, il candidato di destra senza speranza di calcare i gradini dell’Eliseo: “Sono venuto a vedere di che pasta è fatto quest’Hollande, vedremo se vincerà”, chissà cosa avrà pensato sentendo quello annunciare dal palco che “i nostri nemici peggiori oggi sono l’assenteismo alle urne e Jean-Luc Mélenchon”. François compare sul palco all’ora di pranzo, come per voler saziare la fame mediatica che lo circonda: è candidato alla Presidenza della nazione francese, eppure mi ricorda tanto un dipendente pubblico dell’ufficio economato della Provincia di Milano. Il comizio procede come deve procedere un comizio politico: proclami, promesse, slogan e bandieroni. L’Istituto per l’Ambiente e la Salute pubblica di Francia intanto stava svolgendo un tipo di sondaggio che con la politica ha poco a che fare. Secondo la suddetta istituzione, la campagna elettorale di Hollande è la più inquinante di questa tornata presidenziale. Il candidato di sinistra, per far valere la sua parola avrebbe infatti rilasciato nel cielo di Francia circa 3.000 tonnellate di C02 grazie alla pubblicazione del piccolo pamphlet in cui sono raccolti i ‘60 propositi‘ del suo programma politico stampato in ben 15 milioni di copie – Sarko ne aveva prodotte solamente 6 milioni per la sua ‘Lettre aux Français’ ina più berusconiana versione della stessa propaganda. Per Hollande, dunque la vittoria è vicina.

Negli stessi istanti in cui il popolo socialista Hollandese si adunava a Vincennes, Nicholas Sarkozy faceva il suo ingresso trionfale sul palco allestito a Place de la Concorde, dove aveva tenuto l’ultimo comizio prima delle precedenti elezioni che lo avevano portato all’Eliseo, lui piccolo industriale oriundo. Il presidente uscente sembra una strana versione di un wrestler sotto-fisicato che raccoglie l’ovazione della folla; alle sue spalle l’obelisco di Ramses defraudato all’Egitto in epoca napoleonica. L’appello di Sarko è rivolto alla “majoritè silencieuse“, la maggioranza silenziosa – la ‘maggiorana silenziosa’ – che si oppone all’appello del suo avversario che grida belligerante “nessun di noi arretrerà’, e lo fa, per giunta, all’ombra delle mura di un castello. Place de la Concorde è scelta come contesto pacato e risoluto per un discorso politico dai toni smorzati, tenuto da un simil-wrestler sposato con una simil-soubrette e che parla di un simil-programma politico. La Lettera ai francesi di Nicholas inizia così, scritto a mano: “Mes chers compatriots, il n’est rien de plus beau en Démocratie que l’amour de nos pays…”. Annuncia un nuovo modello sociale, fondato sulla gloriosa generazione dei trentenni che deve rialzarsi. Il suo è un discorso meno europeista di quello del rivale Hollande, anche alla luce della recente battaglia mediatica condotta nei confronti della BCE, istituzione a sua detta ‘generalizzante‘ che alla lunga può intaccare l’individualità economica nazionale.

La Francia non tanto gloriosa si appresta dunque a scegliere nuovamente, sondaggi a parte, la guida che condurrà il Paese verso la seconda decade del centenario, un crocevia per tutte le epoche della storia contemporanea, gli anni 20. Non sapremo mai quale possa essere la scelta giusta – ammesso che in questo genere di cose si possa stabilire il giusto. Si sfidano l’integrità politica e la visione populista dello stato da una parte; la cinicità morale e il potere costituito dall’altra. In altre parole, ideologismo e praticità. Shylock.

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2 thoughts on “Presidenziali Francesi – Fatti e Misfatti (più o meno)

  1. Pingback: La Francia di Hollande è la stessa di Le Pen. | POTATO PIE BAD BUSINESS

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