Mario, non avere paura (e cerchiamo di non prenderci in giro).

Corrado Passera

Ministro Corrado Passera: a partire da questa settimana (finalmente) toccherà a lui.

Settimane di transizione per la politica nostrana e, contemporaneamente, preoccupazione per la risalita dello spread e, più in generale, per le sorti del Paese. Attendendo l’ora di Passera che, da oggi, sta iniziando il processo che porterà alle misure finalizzate alla crescita, ci chiediamo: cosa sta succedendo?

Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia: per lei la riforma del lavoro è "very bad".

I soliti chiacchieroni hanno provato a legare le modifiche sul ddl lavoro al ritorno della mancata fiducia dei mercati, ma si tratta solo (fortunatamente) di simpatizzanti Pdl in in malafede, o al massimo di esponenti intransigenti di Confindustria; in Italia, del resto, si continua a poter licenziare più facilmente che in Francia e si inizia a poterlo fare più o meno al pari della Germania (paese in cui, però, esiste la cogestione aziendale). La costruzione di Fornero ha diversi problemi (e mi piace poco), ma sono tutti interni al sistema sociale italiano e poco hanno a che vedere con i mercati e gli investitori (per esempio, scarica troppo il peso della “flessibilità” sul precariato, ma questo non mi pare proprio un problema per le aziende).

Edilizia e Mafia a Milano

Edilizia e Mafia a Milano.

Le ragioni che, da anni, sono motivo di sospetto sull’Italia e per cui gli investitori ritengono difficile e sconveniente impiegare il loro denaro entro i confini di questa nazione, sembrerebbero piuttosto essere relativi alla «dilagante corruzione», alle sempreverdi «infiltrazioni mafiose» e alle miriadi combinazioni possibili con le diverse percentuali di questi due ingredienti. Per questa ragione, il Ministro Severino ha già incontrato i triumviri dell’ABC, ma senza risultati utili (come sottolineava il buon Travaglio sabato su Il Fatto Quotidiano).

Il motivo per cui non si riesce (ancora) a calare la scure sulla corruzione potrebbe essere ricondotto a quella che Mario Monti definisce – parlando d’altro – la «palude» di veti incrociati che imbriglia il Governo e lo immobilizza nelle dinamiche politico-parlamentari. La stessa cosa si potrebbe affermare per la questione della spending review  (che poi vuol dire revisione delle spese), che secondo il Ministro Giarda sarebbe complessa e ancora in fase di studio, ma che, molto più plausibilmente, potrebbe aver trovato alcune resistenze preventive all’interno dell’ABC (come è di dominio pubblico che sia avvenuto per la Giustizia e per la questione RAI).

È sicuramente molto utile, corretto ed astuto, da parte dei Ministri – che di volta in volta, sono protagonisti delle nuove riforme -, l’incontro preventivo e consultivo con i partiti di sostegno al Governo, ma su certi temi, credo che l’esito di queste riunioni non debba intimorire il tecnico di turno. In questa fase, è di fondamentale importanza mantenere lo status tecnico del Governo (senza che venga contaminato dalla politica), per lo meno nel momento creativo e costruttivo del suo compito . La democrazia, che deve chiaramente rimanere in vigore, a volte è meglio che giunga in un secondo momento (momento comunque decisivo), ovvero quello della decisione-discussione pubblica; non tanto per squalificarla dalla concepimento della riforma, quanto per renderla più pura e funzionale per il cittadino.

Mi spiego. Un ministro può (e deve) confrontarsi con la maggioranza che lo sostiene, ma ancora più importante che sia in grado di distinguere quali siano i temi su cui è opportuno sottostare ai veti preventivi e quali no. La formula più o meno dovrebbe essere questa: se un veto è posto nella formula “il nostro elettorato non accetterebbe mai una proposta simile perché questa particolare cosa non rispecchia i valori (o gli interessi) che siamo qui a difendere”, allora il Ministro dovrebbe stare molto attento e provare ad adeguarsi; ma se il veto è di altra natura, di quel tipo di natura che non è bene esporre pubblicamente (perché, ad esempio, difende interessi privati di alcuni parlamentari, o gruppi di essi), il nostro ministro dovrebbe fregarsene del veto, procedendo sulla sua strada.

Maurizio Paniz

Maurizio Paniz: uno dei molti avvocati parlamentari (sicuramente il più antipatico).

A titolo esemplificativo: poniamo che, in uno Stato organizzato in modo del tutto simile all’Italia, all’interno della maggioranza parlamentare vi siano diversi parlamentari corrotti, oppure molti avvocati (magari nello stesso partito di coloro che difendono a suon di soldoni). Da un lato, come è evidente, non potremmo aspettarci da dei corrotti una lotta radicale alla corruzione, così come, dall’altro, non ci aspetteremo un interesse a lottare per processi più brevi e più “giusti” da parte di avvocati attenti alla loro parcella, più che all’efficienza della Giustizia. Ma se vi sono, sopra, dei tecnici disinteressati che portano la loro proposta concreta contro quelle piaghe, allora, per bocciare la norma avversa, i nostri amici corrotti (o avvocati, o indagati) dovranno bocciarla e renderne conto pubblicamente – che non è come bocciarla in una riunione privata.

Ora, posto che i “tecnici” di cui parliamo sono persone scelte dal Primo Ministro, incaricato dal Presidente della Repubblica, votato con largo consenso dai nostri rappresentanti parlamentari, eletti da noi tramite regolari elezioni, c’è la possibilità (certo, non la certezza) che le “formule tecniche” siano più o meno valide – magari non sul piano sociale, ma certamente per i risultati pratici che si prefiggono di ottenere – quindi, sul merito, potranno esserci delle obiezioni, ma non certo dei veti della seconda specie sopramenzionati, perché questi, pubblicamente, non possono essere dichiarati.

Come ho già detto un paio di settimane fa, oggi far cadere il Governo sul lavoro vuol dire vincere le elezioni (in quest’ottica il veto PD si collocava tra quelli del primo tipo, quelli da ascoltare), mentre andare alle elezioni anticipate per non aver votato la fiducia su un decreto anti-corruzione, non credo che porterà nessuno all’immediato trionfo elettorale.

Il Governo non deve avere paura di esporre pubblicamente le sue idee e le soluzioni, e non deve aver paura dei veti del Parlamento, per lo meno non di tutti. Li deve interpretare, cogliere e studiare. Il medico, il ricercatore tecnico, deve poter studiare la malattia e trovarne la cura in assenza di intrusioni esterne. Certo, se il paziente ha delle allergie che rendono incompatibile la cura con il soggetto, allora le prescrizione deve essere molto più accurata e personalizzata, ma non si possono chiudere le strade alla ricerca perché l’amico di un ricercatore medico è allergico alla penicillina.

L’approvazione della leggi arriverà – per processo democratico – successivamente: dopo essersi accertati che non ci siano “gravi allergie” (ma solo piccole intolleranze), il Governo potrà presentare la sua ricetta sotto forma di disegno di legge, o decreto legge (fino alla fiducia) e inizierà il dibattito pubblico. I partiti decideranno allora se far emergere ufficialmente i loro veti interessati o meno e, se lo faranno fino in fondo, saranno i cittadini a decidere se hanno fatto bene o meno.

Giancarlo Mazzetti

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