Speciale Brian De Palma, quello vero.

Brian De PalmaIl povero Brian De Palma rischia di non vedere un Oscar in tutta la sua vita, eppure il suo contributo alla causa del Cinema è notevole. Tutt’oggi i bulli della scuola e i boss della camorra hanno come modello il Tony Montana di Scarface (1983), onnipresente nei negozi di magliette personalizzate per tamarri (questo non incide sull’indiscusso valore del film, del resto anche Il Padrino e Arancia Meccanica vendono benissimo). Molti di noi hanno pianto di gioia quando Kevin Costner, che piaceva molto alle nostre mamme, è riuscito a inchiodare Al Capone per evasione fiscale ne Gli Intoccabili (1987). Dopo Carlito’s Way (1993), altro pezzo di storia, De Palma ha iniziato a spaziare dal noir alla fantascienza, dall’action movie alla guerra in Iraq, inanellando un successo dopo l’altro (non tutti meritati, a dire il vero). Ciò che noi preferiamo, tuttavia, è il primo periodo di questo regista visionario e un po’ matto, che lontano dal cinema mainstream ha regalato una serie di cult tutti da riscoprire, quasi sempre in orbita horror e thriller, in cui il suo marchio di fabbrica è inconfondibile.I sette film che vi consigliamo (presentati in ordine cronologico), hanno tutto lo spirito del Brian De Palma che piace a noi: la sua bravura nel trasmettere tensione, l’impazienza adrenalinica con cui si attendono gli eventi rovinandosi le unghie, l’attenzione al dettaglio e il profondo amore per la macchina da presa. Un regista che spesso è stato tacciato di plagio nei confronti di Hitchcock, autore al quale è certamente debitore per la scelta dei temi e per alcuni meccanismi, ma al quale, secondo noi, aggiunge un taglio del tutto personale e decisivo.

Le due sorelle

Le due sorelle: l'indimenticabile faccia di William Finley.

Le Due Sorelle, del 1973, è un folle miscuglio tra horror, detective story e commedia grottesca. Come spesso accade in De Palma l’inizio è un piccolo capolavoro: al termine di un improbabile gioco a premi, basato su una candid camera sexy, un giovane pubblicitario e una modella ricevono in regalo un set di coltelli e una cena per due. Ovviamente finiscono a letto, peccato che la mattina dopo lei lo massacri in un raptus di follia (l’arma del delitto è gentilmente offerta dalla rete) e una vicina giornalista veda tutto dalla finestra di casa sua. La testimone inizia a indagare sull’assassina, il suo buffo stalker e una fantomatica sorella: si tratta palesemente di gemelle siamesi separate da adulte ma Brian, vecchia volpe, tra giochi di telecamera e sequenze oniriche porta lo spettatore sull’orlo della follia. Difficile dimenticare William Finley, soprattutto per le sue espressioni facciali e per il suo impermeabile, e i travestimenti del detective Charles Durning. Il sogno della giornalista e la scena finale sono roba di gran classe.

Carrie

Carrie White e la classica reazione del fondamentalismo cristiano alla prima mestruazione.

Carrie – Lo Sguardo di Satana, 1976, è tratto dal primo romanzo di Stephen King. Una ragazza, peraltro bellissima, è lo zimbello delle compagne di liceo e vive con una madre ossessionata dalla religione. Madre che, evidentemente, non si è curata di spiegarle cosa siano le mestruazioni, dato che alla prima perdita (che sfortunatamente si verifica dopo una lezione di ginnastica) ha una crisi di panico che le sue aguzzine trovano spassosissima. La povera Carrie scopre di avere poteri telecinetici, e li userà per vendicarsi dopo 120 minuti di umiliazioni. Onestamente il film è invecchiato maluccio, almeno per quanto riguarda la vita liceale. Il fustacchione John Travolta ha un che di macchiettistico e a tratti sembra di vedere un episodio della saga di Porky’s. Il tempo, tuttavia, non scalfisce l’eccellente interpretazione di Sissy Spacek, splendida e morbosamente inquietante, e alcuni siparietti in cui si vede lo zampino del regista (vedi gli esercizi all’aria aperta e la prova d’abito dei ragazzi). Non più pauroso come una volta, ma da vedere per forza.

Obsession - Complesso di colpa

Obsession, la prova che una locandina può non avere nulla a che vedere con il film.

Obsession – Complessodi colpa, 1976. Ambientato per una buona ora a Firenze, in questo film il dramma si mischia alla tensione sin dal primo istante, in un crescendo in cui, pur non succedendo di fatto nulla, ci si aspetta sempre che debba accadere qualcosa di gravissimo da un momento all’altro. Interessante l’interpretazione di Cliff Robertson, il quale si fa carico, molto compostamente, di tutta la follia e di tutto il sospetto che gira intorno al suo personaggio, che ricorda vagamente Cary Grant ne Il sospetto, ma spogliato di quella ironica leggiadria e ricco di turba psichica interiore. Bello anche l’intreccio, in un bel film di cui però, forse, è meglio non anticipare troppo.

The Fury

Un preoccupatissimo Kirk Douglas si ripara dai colpi di pistola.

Fury, 1978. Anch’esso ispirato ad un romanzo (omonimo), è un pot-pourri di tutto ciò che il nostro Brian aveva fatto nel corso degli otto anni precedenti, con l’aggiunta di una vena d’azione che anticipa i futuri (ed evitabili) inseguimenti alla Mission:impossible; il film è sicuramente una spy-story per l’intreccio, ma la tensione si gioca tutta sull’attesa, più che sull’enigma, anche tramite qualche rievocazione di Carrie – non foss’altro che per i poteri della ragazza. Spassose alcune note di autoironia del buon Kirk Douglas (già lontano dalla fisicata di Spartacus), soprattutto nella parte iniziale del film. Le musiche sono di John Williams, che non perdonerò mai per War Horse, ma che resta comunque uno da cinque meritati Oscar per la miglior colonna sonora.

Vestito per uccidere

Una delle prime scene del film (ripresa anche da "Il silenzio dei prosciutti", per gli intenditori).

Vestito per uccidere, 1980. Classico – e perfetto – thriller: un donna di mezza età, forse la donna più bella che io abbia mai visto (esclusa mia moglie), dopo aver confidato al suo psicologo (Michael Caine) i suoi problemi sessuali con il marito – e dopo aver tentato di sedurlo – si imbatte in un affascinante sconosciuto, nel letto del quale andrà a finire. Uscita dal pomeriggio di passione, la donna viene incredibilmente uccisa. Una testimone oculare; il figlio della donna, mezzo scienziato, che segue la sua pista d’indagine personale; un poliziotto strafottente (l’ottimo Dennis Franz, già visto in Fury in un ruolo marginale ma simpatico); un assassino dal movente insospettabile: tutti elementi che De Palma gestisce con la solita maestria. La soluzione dell’enigma è di tipico stampo depalmiano (e, di fatto, hitchcockiano). La scena finale è un capolavoro di tensione.

Blow Out

Blow Out: il bel John Travolta in una scena del film.

Blow Out, 1981. Da vedere solo dopo aver visto Blow Up (quello di Antonioni), di cui è fondamentalmente una citazione di 107 minuti. Un classico e riconoscibilissimo di De Palma, con un discreto John Travolta. Ancora una volta le indagini sono seguite da un protagonista che poco ha a che vedere con la polizia; se in Vestito per uccidere, sul finale, le forze dell’ordine si rivelavano buone e astute e provvidenziali aiutanti, in questo caso anche la polizia è ostile al fonico protagonista, che dovrà lottare solo contro tutti per giungere alla verità dei fatti.

Omicidio a Luci rosse

Omicidio a luci rosse: lo spogliarello di Deborah Shelton.

Omicidio a luci rosse, 1984. La traccia è semplice: un uomo di cinema, un attore, assiste per caso ad un delitto e, da lì, parte un’escalation di eventi. La prima mezz’ora di film, tuttavia, è un capolavoro della regia; riprendendo alcuni alcuni elementi del cinema di Hitchcock (ancora), ma anche (e soprattutto) recuperando molte caratteristiche dei suoi precedenti film, Brian mette insieme una serie di sequenze con inquadrature stupefacenti e movimenti di macchina che entrano direttamente nella storia del cinema. L’inseguimento al centro commerciale (ma anche nei terrazzi appena sopra la spiaggia) richiamano e migliorano l’intuizione avuta nella scena della mostra in Vestito per uccidere. La scena dell’omicidio è strepitosa. Il meccanicismo con cui DePalma segue più personaggi contemporaneamente è un marchio di fabbrica, ma in questa pellicola raggiunge, forse, il suo punto più alto. La trama e la soluzione dell’intreccio non sono nulla di che, ma con un film così non servono poi a molto. Da sottolineare anche l’ironica presa in giro dell’horror B-movie con cui si apre il film, davvero una chicca.

Graziano Biglia & Giancarlo Mazzetti

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3 thoughts on “Speciale Brian De Palma, quello vero.

    • Gentilissimo Luigi,
      grazie per il commento, è un onore concordare con lei!

      Purtroppo la cosa che non era avvenuta spesso con i film candidati all’Oscar di quest’anno ma, del resto, non è possibile avere sempre lo stesso parere…

      La seguiamo e la stimiamo.

      Un abbraccio.

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