Premio Bottari Lattes Grinzane: eravamo anche lì.

Mario Lattes

Mario Lattes.

Nella tarda mattinata di sabato 31 marzo 2012, un piacevolissimo aperitivo ha accompagnato la Cerimonia di Designazione del Premio Bottari Lattes Grinzane. Il premio arriva a Milano per la sua seconda edizione ma, in quel delle Cartiere Vannucci, il vino è buono, i camerieri sono belli e simpatici (merito indiscusso del servizio catering Mama) e la gente è parecchia.

Circa centoventi studenti – giunti da tredici istituti differenti – assistono all’evento che, grazie alla sapiente conduzione di Antonio Gnoli, non si limita a svolgere i compiti istituzionali per cui nasce, ma diventa anche un’occasione di confronto tra i “tecnici” della letteratura e i molti giovani presenti. Si parla del futuro della letteratura, della possibilità (e delle difficoltà) derivanti dal rapporto internet-letteratura e della situazione attuale della produzione letteraria italiana; le questioni, a dire il vero, sono appena accennate ma – parafrasando Norberto Bobbio – è più utile saper porre un problema, piuttosto che risolverne molti.

Gli interventi sono diversi: dalla bella voce di Paolo Mauri a Bruno Quaranta, da Giovanni Santambrogio a Valter Boggione. Grande assente Andrea Demarchi, costretto da impegni accademici perché, come ha sottolineato il Presidente di Giuria Giorgio Barberi Squarotti, «insegna e, come molti, lo fa seriamente». Noi lo giustifichiamo, anche perché il giorno prima – quando le decisioni sono state effettivamente prese – era presente.

Antonio Gnoli

Antonio Gnoli.

L’obiettivo a lungo termine del premio e della Fondazione Botteri Lattes è quello di avvicinare i ragazzi alla cultura e ancor di più, nella fattispecie, all’amore per la letteratura; gli interventi dei presenti vanno tutti in questo senso ed emerge, nel complesso, un sottile ottimismo metodologico, che porta Antonio Gnoli ad affermare fermamente che, anche se «non ci è dato sapere come», la letteratura «può e deve sopravvivere». Un segnale, un tentativo di passaggio di testimone dai grandi letterati contemporanei ai giovani liceali presenti in sala: la letteratura è una «espressione di umanità», una facoltà «presente nell’uomo già da prima che si inventasse la scrittura», una fiamma che va alimentata e conservata accesa.

Il Premio Bottari Lattes Grinzane si divide in due sezioni: la prima, che assegna il Premio Quercia, è finalizzata a riscoprire un particolare testo di un autore già famoso; la seconda, il cui culmine è l’assegnazione del Premio Germoglio, è rivolta direttamente ai giovani e sceglie il vincitore tra novantacinque titoli di scrittori emergenti.

Patrick Modiano

Il "riscoperto" Patrick Modiano.

Quest’anno il Premio Quercia è andato al francese Patrick Modiano e al suo romanzo Dora Bruder, un testo quasi musicale, che Paolo Mauri definisce «molto singolare»; partendo dalla scomparsa di una ragazza (il cui nome è in un elenco di deportati della Shoah), lo scrittore – anch’egli di famiglia ebraica – prova a cercare se stesso e il senso della vita incrociandosi con il fantasma della scomparsa e giocando un «avvincente gioco in apparenza fatto di nulla».

Per quanto riguarda il Premio Germoglio, invece, la questione è più complessa e interessante. Tra i novantacinque testi indicati dalle case editrici, infatti, la «Giuria Tecnica» ha indicato i tre finalisti, i volumi dei quali saranno sottoposti a dieci giurie scolastiche – nove in Italia e una a Parigi, per un totale di centotrenta ragazzi – designate ad indicare il vincitore. L’iter di valutazione dei testi è davvero interessante per la funzione che svolge, perché porta i ragazzi a leggere, a discutere dei libri – che, di fatto, la giuria “suggerisce” loro – e ad avere un approccio diretto e di natura critica con testi del loro (e nostro) tempo, questo senza impedire agli autori di confrontarsi anche (e sopratutto) con una giuria di «tecnici» che, comunque, altro non sono, secondo la definizione dello Squarotti, semplicemente persone che di mestiere «si occupano di letteratura».

Il bell'irlandese, uno dei tre finalisti.

Nel selezionare i tre scritti scelti come finalisti di questa edizione 2012, la Giuria ha detto di aver notato una grande quantità di romanzi «apocalittici» tra i partecipanti alla competizione, testi che rappresentano la fine di qualcosa (talvolta la fine del mondo, talaltra la fine di una piccola realtà o il superamento di un tempo che non tornerà) e che sarebbero prova del difficile momento che stiamo vivendo. In linea con l’atteggiamento di ottimismo metodologico di cui si accennava sopra, tuttavia, la scelta dei giurati è ricaduta su tre romanzi che, al contrario, rappresentano un superamento della difficoltà e che esortano ad «andare avanti». Laura Pariani e il suo La valle delle donne lupo, Romana Petri con Tutta la vita e Paradiso e inferno dell”islandese Jón Kalman Stefansson sono quindi i tre finalisti scelti.

In un momento in cui sembra che gli scrittori italiani si dedichino un po’ troppo spesso alla produzione di libri che non emozionano e non fanno pensare (cioè, in sostanza, non servono a niente), sono proprio i temi della vita, dei sentimenti e della «poesia del vivere» gli elementi che, attraverso questi tre romanzi, i “tecnici” consegnano nella mani dei giovani giurati.

Giancarlo Mazzetti

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