Il Professor Monti tra destra, sinistra, teoria e pratica.

Gad Lerner

Gad Lerner, giornalista.

Non sono d’accordo con quel che ha scritto Ilvo Diamanti oggi sulle colonne di Repubblica, soprattutto nei passaggi in cui afferma la forte connotazione politica del Governo di Monti. Non sono totalmente d’accordo neanche con le parole di Gad Lerner, quando assegna un «segno» di matrice politica all’operato dell’Esecutivo.

Non credo abbia davvero senso chiedersi se Monti è di destra o di sinistra, così come non credo che si debba catalogare politicamente ogni azione del suo Governo.

La connotazione politica del “questo è di destra, quest’altro è di sinistra” è una categoria del tutto umana e unicamente interna al discorso politico. È pur vero che noi possiamo, più o meno facilmente, assegnare un segno politico a tutte le azioni del mondo, ma se non c’è una volontà politica di chi la esegue, la dicotomia destra-sinistra, insieme con la categoria stessa della politicizzazione delle azioni, diventa riduttiva e fuorviante rispetto al significato dell’atto.

Mario Monti

Mario Monti sulla copertina del Time.

C’è un salto ontologico tra dire, rispetto ad un particolare fatto, che “Monti è di destra (o di sinistra)” e dire che “Monti sta agendo come agirebbe un uomo di destra (o di sinistra)”; è sbagliato, a mio modo di vedere, provare ad assegnare l’appartenenza ad una o più ideologie politiche ad un governo tecnico, così come è sbagliato porre in contraddizione il concetto di ideologia con quello di “tecnico”. Esiste, infatti, una particolare forma di ideologia, che potremo definire ideologia tecnica (come più o meno fa già Lerner), ma che non ha alcuna connotazione di natura politica (che invece Lerner sembrerebbe assegnarle), poiché rappresenta semplicemente un sistema unitario di pensiero.

Giocando e scherzando, possiamo dire che il pensiero Nieztsche è di destra o di sinistra, o che Keynes è più orientato a sinistra (per fare un esempio in ambito economico), ma proseguire credendo che queste affermazioni abbiano davvero uno statuto di esistenza, è improprio. I sistemi filosofici, economici, scientifici etc. (quando sono autentici) non hanno nulla a che vedere con la politica, possono al massimo avere qualche contingente analogia su alcuni temi ma, fondamentalmente, ne sono indipendenti.

L’ideologia tecnica di Monti, in questo senso, è quella di un professore di Economia che ha un certo tipo di visione della sua disciplina, un suo sistema di pensiero economico. È del tutto evidente che, quando un professore con un pensiero formato viene chiamato a risolvere un problema (che sia di un’azienda, di una banca o, come nel nostro caso, di uno Stato), esso non faccia altro che cercare di applicare il suo impianto di pensiero alla situazione pratica.

Tutto questo è per sua natura l’esatto contrario della politica nel senso proprio del termine. Sebbene spesso i costrutti teorici utilizzati in politica non siano altro che dei sistemi di pensiero del tutto simili a quello che abbiamo accreditato a Mario Monti (in questo senso, per esempio, Karl Marx è assolutamente un “tecnico”), la loro applicazione pratica avviene attraverso il mezzo politico, che serve a mediare e plasmare la teoria sulla base della situazione effettiva che si vive nel Paese.

Joseph Stalin

Joseph Stalin da giovane e bello.

L’errore storico dell’Unione Sovietica (che non è errore della teoria comunista in sè) credo sia stato proprio questo, cioè il tentativo di applicare pedissequamente il sistema teorico senza tenere nel dovuto conto il fatto che esso era applicato ad un complesso di persone reali. In quel caso la teoria economica inglobava la pratica politica, che si limitava all’esecuzione.

È per queste ragioni che, a dispetto del populismo meramente anti-politico, io credo che l’insegnamento più grande che possiamo trarre da questa “esperienza Monti” è l’importanza dell’esistenza della politica e del Parlamento. Formalmente, tra Monti e Stalin non c’è differenza: sono due uomini che sposano un’ideologia tecnico-economica e che di mestiere provano ad applicarle; la differenza la fa la politica.

Monti è stato scelto da Napolitano per la sua competenza. Ma la competenza non basta, perché il “sistema economico Monti” non è totalmente e facilmente applicabile ad un paese già strutturato come l’Italia; ci vuole quindi qualcuno (e questo è il Parlamento) che freni il Governo quando propone norme incompatibili con il sistema Paese – vedi il grande «errore di calcolo» che ha portato al problema dei 350mila esodati, oppure la battaglia che si sta combattendo sulla riforma del lavoro -, ma ci vuole anche qualcuno che si applichi politicamente per trovare un sistema concepito e creato appositamente per questo paese. Questo dovrebbe, credo, essere il compito dei partiti: riqualificarsi costruendo proposte di Italia condivise con i loro elettori e, compatibilmente con il consenso raggiunto, lottare in Parlamento per realizzarle.

Giancarlo Mazzetti

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