Film carini – 17 Ragazze, Muriel Coulin e Delphine Coulin (recensione).

17 RagazzeIl soggetto è davvero bello: 17 ragazze, in un piccolo paese della Francia atlantica, decidono consapevolmente di rimanere incinte. In principio è il caso a porre una di loro davanti al fatto compiuto ma, gradualmente, la scelta di Camille (Louise Grinberg) di proseguire la gravidanza contagia dapprima le sue amiche e, poi, sfocia in un enorme atto pubblico che coinvolge gran parte della popolazione del liceo.

I motivi per cui questo evento incontrollabile e destabilizzante si verifica sono tra i più disparati, ma potremmo dire che i motori immobili di questa escalation vanno ricercati nella solitudine, nella noia e nella voglia (e necessità) di ribellione presente nelle adolescenti protagoniste del film (le cinque ragazze che interpretano le principali protagoniste, tra l’altro, sono davvero tutte molto brave).

Tutto parte dalla paura e dalla solitudine di Camille che, diciassettenne, non è in grado di reggere il peso della sua (difficile) decisione e cerca sostegno nelle sue amiche, a tal punto da convincerle che la sua è una scelta di libertà che migliorerà e riempirà la sua vita. In questo preciso istante entra in gioco una seconda solitudine, quella di un’altra ragazza che fingerà di essere anch’essa in stato interessante per ottenere l’amicizia delle cinque protagoniste – di cui Camille è il capobranco indiscusso.

Sacchi a pelo e coperte: le ragazze decidono di occupare un camper.

Ma sono la noia e lo spirito di emulazione a giocare un ruolo chiave per la reazione a catena. Le ragazze si convincono che avere un figlio possa essere un gesto di portata rivoluzionaria; parlano di andare a vivere tutte insieme, di crescere i figli tutte insieme, di fare dei turni per poter uscire la sera senza dover lasciare i figli da soli. Il sogno di tutti di avere (e dare) una vita nuova, in un mondo migliore.

Il film è fatto piuttosto bene e rappresenta la sempreverde lotta tra la generazione dei genitori e quella dei figli sedicenni, solo che, questa volta, la sfida delle ragazze è lanciata in modo radicale, portando lo scontro al limite estremo in cui la posta in gioco è la propria vita. Molto significativo è il fatto che tutti i tentativi di trovare un senso compiuto alla vicenda rimangano irrisolti (come le domande che si pongono in merito i professori durante il Consiglio di classe), a sottolineare l’irraggiungibilità della mente e della volontà di affermazione del proprio io nei giovani. L’ultimo soffio vitale prima che giunga la rassegnazione dell’essere adulti.

Peccato per il finale; non tanto per il modo in cui si conclude la vicenda, in grado di  riportare tutti alla realtà delle cose, quanto piuttosto per la fastidiosa voce fuori campo che prova a tirare le somme di film in cui non è necessario farlo.

Giancarlo Mazzetti

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