Top 5 – I cinque peggiori ristoranti di Milano qualità/prezzo.

La guida Michelin. T'aiuta?

Quante volte è capitato? Chiama gli amici, chiedi un consiglio. Nessuno sa nulla; sino a quando il solito saccente, l’amante indefesso, l’eno-gastro-cronico, l’epicureo indolente non si prende la malaugurata responsabilità. Ed ecco il consiglio per la serata. Per la cena romantica; per l’anniversario, la laurea, il pasto rincogliatore, l’avventura lontana dagli occhi della relazione. La scelta del ristorante è qualcosa di personale, del tutto privato, ed è anche l’informazione poco preziosa che viene scambiata con più apparente facilità e noncuranza. Ed ecco allora la top-5 (che presto diventerà guida completa) dei peggiori ristoranti qualità/prezzo di Milano. Mangi male, vieni trattato peggio e spendi molto. Ma ad ogni psicanalista sta un psicanalizzato: se vi siete capitati un motivo lo avrete pur avuto.

Quinto posto: premiato, osannato dalle riviste patinate e cool, da molte super tacco corpoduro, da alcune cyber radical chic e da alcune altre design mood oriented ecco il luogo dove ho mangiato i paccheri che hanno espanso, dilatato, il concetto sopraffino di “al dente”. Duri, freddi, orrendi, pochi, costosi. In un ambiente tutto ninnoli, ciarabattole, casa di bambole. Osteria di Porta Cicca. 55 euro vino incluso di pura malignità.

http://www.osteriadiportacicca.it/

Tutta ninnoli e guanciali (inutili).

Quarto posto: questa per Milano è una categoria a se stante. Potrebbero farne parte (ahimè) svariati esercizi commerciali gastronomici. A finirci è il Ristorante Guerrini e per solidarietà emotiva con lui vanno anche Le buone cose, Al Bacco, Matto di Bacco, Piccola Cucina… Chiederemo al prossimo commensale 50 Euro, senza farci problemi sul menù, sulle scelte, sulla qualità, sul servizio o sull’ambiente per il solo fatto che ci troviamo a Milano e che esisterà sempre una nuova troietta da portare a cena, una nuova coppietta di periferia da spennare. Piatti scontati, qualità mediocre, prezzi deteriormente milanesi.

http://www.ristoranteguerrinimilano.com/

Terzo posto: è podio. Lo merita chi da anni sa fare cucina, crea piatti di livello internazionale, va su tutti i libri e su tutte le riviste che si fregiano di parlare di cibo e per chiudere la carriera apre a Milano un ristorante in una delle piazze più note della città cui l’unico eccesso controllato e accettabile rimane l’ iPad su cui consultare il menù. E’ il Marchesino. Il ristorante del grandissimo Gualtiero Marchesi che dal nome vezzeggiativo impone subito una diminuzione delle aspettative. Da un maestro mi aspetto la qualità o il silenzio. Qui puoi trovare solo la banalità e l’Am Ex. Peccato. Titani lo si diventa per vocazione.

http://www.gualtieromarchesi.it/il-marchesino.html

Di questa cena ti rimarrà solo l'iPad.

Secondo Posto: è una piccola crociata personale. Quella alle vecchie osterie milanesi che di questa parafrasi di tre parole non hanno che la locazione geografica. Se sono vecchie lo sono i muri non il sapore indimenticabile, rovinoso, mgari polveroso dei piatti. Non l’atmosfera dell’osteria (che quasi non esiste più). E nulla di tutto il resto che in quella locuzione rimane celato: la mamma in cucina – o la nonna-, il prezzo modico, la confusione melanconica, l’ubriacatura, il personaggio, la macchiettà, l’habituè, l’oste. Qui ci vanno corpoduro in tacco 12 con manager alla ricerca della serata in tranquillità sorseggiando vini sopravvalutati e consigliati da oste con il Cayenne e i cingalesi in nero in cucina. Pagherete un conto da 60 Euro per mangiare piatti che io vi cucinerei ad un terzo con una qualità dl tutto simile. Siete al Rovello 18. E vederci il Gastronauta Davide Paolini del Sole24ore beatamente seduto è quasi più offensivo del mortifero e banale agnolotto del plin che v’è nel piatto. Il Piemonte è 100 chilometri a Ovest.

http://www.milanodabere.it/milano/ristoranti/rovello_18.html

Ecco l'oste che s'è dimenticato d'essere oste.

Primo Posto: hai vinto tu. Ti hanno dato la stella. Hai il ristorante vicino ai grandi. La metratura è notevole. Sei giovane. Costi caro. Ma la pasta è vagamente scotta. Ed i cinque pomodori non si distinguono. Le pareti gialle zafferano e verde acido non quagliano. La cameriera moldava che s’intrattiene con il carabiniere in visita di cortesia non è all’altezza. E 80 Euro con vino non li puoi valere. Ti chiami Nicola Cavallaro. E questo premio te lo sei guadagnato con tutto te stesso.

http://www.nicolacavallaro.it/

I 70 Euro peggio spesi della mia carriera enogastronomica.

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7 thoughts on “Top 5 – I cinque peggiori ristoranti di Milano qualità/prezzo.

    • Gentilissimo Paolo,
      grazie del commento innanzitutto; e della segnalazione.

      Ho provveduto a controllare immediatamente ed in effetti è assolutamente vero che ha chiuso. Si vede che l’impressione nostra non era poi così sbagliata!

      Nelle prossime ore troveremo una nuova numero 1!
      Anche se non sarà facile…

      Grazie per l’attenzione e la lettura.
      Visto che io ho scritto il pezzo ci tengo a dirti un’ultima cosa: non sono certamente un critico di livello e men che meno un esperto di cucina. Nel mio piccolo ho mangiato attualmente nel comune di Milano in 116 ristoranti molti anche ben più di una volta. Tutti quelli citati e descritti li ho provati e recensiti a casa mia per mio conto. Ci tengo molto a dirlo perché l’intento generale di questo blog è proprio l’affidabilità, anche per giustificare spesso la tensione di certi tagli.
      Chiedo venia a te e a tutti per l’errore, rimane comunque la pessima opinione sul ristorante.

      Grazie ancora!
      Spero continuerai a leggerci e verrai a controllare la nuova numero 1!

      • visto che hai intrapreso una crociata contro le “antiche osterie milanesi”, non può mancarti un pranzo tra i camionisti alla cascina california a niguarda, tra cervella fritte, bistecca di cuore e vino incluso.

      • Grazie della segnalazione. Lo proverò sicuramente! e magari scrivo una recnsione e te la segnalo!
        Fortunato C.

  1. Che il conto al Rovello 18 sia salato nessuno può metterlo in discussione – anche se va ricordato che siamo a Milanoe pure in pieno centro, non so cosa ti aspetti. Parlare però di vini sopravvalutati e di cibo che cucineresti anche tu in casa sa di mala fede: la cantina è forse la più intelligente selezione di vini di qualità e per tutte le tasche che ci sia a Milano e se davvero sei ingrado di cucinare allo stesso livello facendo pagare un terzo (20 Euro?) beh il mio consiglio è di aprire subito un locale. Avresti un successo straordinario.

    • Giorgio,

      grazie della risposta. Trovo bello che a latere anche di un articolo che vede una “stroncatura” qualcuno abbia voglia di rispondere; grazie di averlo fatto qui.

      Spiego ed illustro i motivi per i quali ho scritto del tuo (mi sembra di aver capito) ristorante. Io sono un “amatore” e non un “membro riconosciuto della stampa enogastronomica”, eppure mi sono permesso di scrivere di voi, viste anche le svariate volte in cui ho mangiato ai vostri tavoli. Innanzitutto quello che penso è che sia fondamentale privilegiare, rispettare, il “patto narrativo” che esiste tra il commensale e il ristoratore (oste, se preferisci). Il tuo locale ha un menù in buona parte legato alla tradizione, il clima è conviviale, l’apparecchiatura del tavolo, il servizio, l’impiattamento, riportano e appartengono ad un’area, ad una cucina, che non può (a mio avviso) e non deve costare quelle cifre in relazione alla sua qualità – perché questo è la base dell’articolo. Al Rovello penso si voglia far respirare aria di casa, di manualità, di semplicità, dando un luogo in cui persone anche di levatura professionale e intellettuale possano trovare uno spazio loro, dove dedicarsi al cibo o perseguire qualche incontro di lavoro. Ma questo, che dall’ambiente è dato a pensare, non viene corrisposto dal menù e dai suoi prezzi.

      Io sono piemontese, ho mangiato agnolotti in tutti gli angoli della mia regione e non solo: da quelli al tovagliolo, sul sagrato della chiesa, con le mani, a quelli con forchette d’argento su piatti di ceramica ultra-fine, a quelli in infime botteghe e nemmeno osterie. Per il prezzo a cui tu li proponi io dovrei essere trasportato dal gusto, di forza, in piazza a Moncalvo, tra la carne e la farina. E questo non mi è accaduto. In questo senso ho mangiato agnolotti a prezzi molto più modici che potrei comparare con i tuoi.

      La cantina. È vero, alcune etichette sono scelte intelligenti, ma proprio per l’ossequiosità di quel “patto” cui facevo riferimento, molte altre etichette sono inutilmente di alto livello e ai miei occhi hanno denunciato una ricerca troppo poco di nicchia, affinata, pronta a proporre una Barbera vinificata da una piccola cantina che per qualità e prezzo possa andare con il mio agnolotto.

      E’ vero, sei in via Rovello. È vero il tuo cliente può permettersi 100 euro a cena. Ma questo non toglie che il gusto che tu richiami con l’insieme delle cose che fanno un ristorante, non vale quei 100 euro. Ecco perché continuo a pensare: il Piemonte è 100km a Ovest, e gli osti sono altri.

      Senza rancore alcuno, buona fortuna per il tuo ristorante e grazie davvero di averci letto e di aver voluto replicare.
      Fortunato.

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