Riforma del lavoro in corso

Monti e Fornero

Elsa Fornero e Mario Monti.

Le trattative sulla riforma del lavoro, uno dei passaggi chiave più delicati di questo momento politico, sono ormai ufficialmente iniziate da un po’; noi di Potato Pie Bad Business ne parliamo soltanto ora perché ci piace trattare i fatti quando crediamo contengano qualcosa di interessante da dire, non semplicemente perché accadono come fatti di cronaca (per quello esistono i quotidiani).

Susanna Camusso

Susanna Camusso.

La sfumatura politica – essendo questo lo spazio di politica interna – che ci sembra suscitare maggiore interesse in questo argomento è il comportamento “particolare” che sta tenendo in queste settimane il Segretario Nazionale della CGIL Susanna Camusso.

Le anomalie di Camusso sono iniziate circa una decina di giorni fa, quando ha esplicitato il “sì” del suo sindacato a favore della TAV affermando che, in generale, «il paese ha bisogno di investimenti» e, in particolare, che quest’opera «crea posti di lavoro». È presumibile (e auspicabile) che l’opinione personale di Susana Camusso sull’alta velocità non sia davvero così poco articolata, e sembrerebbe opportuno intendere queste dichiarazioni come una mossa del tutto politica; è lecito pensare che il segretario della CGIL, esponendosi su questioni non propriamente attinenti all’ambito di azione del sindacato, avesse più che altro bisogno di dare un segnale chiaro al Partito Democratico in vista del tavolo sulla riforma del lavoro, che guarda caso si sarebbe tenuto di lì a poco.

Nella delicata situazione attuale, un sindacato di rilievo come quello guidato da Camusso ha infatti bisogno di restare legato alla politica per far sì che non venga messo da parte con il suo ruolo. D’altra parte, la CGIL può rappresentare una stampella alla sinistra del PD, che permetterebbe al partito di Bersani e soci di rimanere ancorato alla frangia meno centrista della base, pur rispettando il non expedit casiniano circa i contatti con Vendola e DiPietro (di cui parlavamo un paio di settimane fa).

Il sindacato, adesso che i tavoli per la riforma sul lavoro sono aperti, ha scelto di non affidarsi al frontismo e di non porre il PD davanti alla scelta tra Monti e CGIL; questa situazione avrebbe con tutta probabilità spaccato il Partito Democratico in due, mentre, lasciandolo unito, Camusso ha un ponte più solido e carte migliori da giocare nel corso delle trattative, tra le quali la più forte sembra essere quella di potersi presentarsi al confronto senza essere tacciata di ideologismi, ma riuscendo a lottare nel merito delle questioni (anche la durezza sull’articolo 18 sembrerebbe essersi un po’ smussata).

Bersani, Monti, Alfano e Casini

"Siamo tutti qui", la ormai famigerata foto scattata a Palazzo Chigi

L’esito positivo di questa tattica è emerso giovedì, quando il segretario della CGIL ha commentato l’atteso (e più o meno segreto) summit Alfano-Casini-Bersani rivendicando il ruolo del confronto con le parti sociali: «le cose che abbiamo sentito finora non ci convincono e non sono la soluzione del tema. C’è un tavolo aperto con le parti sociali e quella è la sede opportuna per parlarne». Immediato l’appoggio di Bersani, che conferma: «il Governo ha avuto l’indicazione per trovare l’intesa, certo l’intesa tocca al tavolo».

Casini è meno convinto, ma ormai la prossima mossa dipende dalla CGIL e da quello che è successo in questi giorni di incontri interni al sindacato. Domani ci sarà probabilmente l’incontro decisivo tra le parti.

Lo stop degli ultimi giorni della Camusso, che frena anche sulle aperture all’articolo 18, è definito «tattico» dal Primo Ministro, e di certo lo è (ma chi conosce le dinamiche di queste trattative sa che ogni mossa lo è). Il Governo mette fretta – Monti vorrebbe chiudere entro la settimana – e CGIL frena, probabilmente per segnare un limite netto su ciò di cui si può o non si può discutere.

Articolo 18

Articolo 18

Sull’articolo 18, probabilmente, non si andrà oltre le aggiunte sul licenziamento per motivi economici, per il quale  ci sarà un indennizzo o il reintegro a discrezione del giudice (si discuterà più che altro sulla definizione dei termini per ridurre al minimo le interpretazioni); se ci saranno grosse concessioni da parte del sindacato su questo punto, probabilmente non si toccheranno i licenziamenti disciplinari. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali la questione è più complessa, perché servono almeno due miliardi per realizzare la proposta di Fornero e bisognerà capire quali margini economici ci saranno.

Giancarlo Mazzetti

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2 thoughts on “Riforma del lavoro in corso

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