Energia – La biomassa e il Carbone.

La centrale elettrica di Drax vista dal mio attico.

E’ il 1880: Londra, capitale industriale e tecnologica del mondo, fornace globale d’innovazione, un’asimoviana Trantor del XIX secolo, funziona e produce bruciando milioni di tonnellate di Carbone. I treni e le neonate metropolitane – la prima fermata venne innaugurata a Baker Street 1865, sotto casa di Sherlok Holmes – sfrecciano per la città trascinando un pennacchio nero pece, che si mischia con l’azzurro del cielo dando origine al ‘Fumo di Londra’, colore tanto caro ai sarti di buongusto. Il Carbone è sopravvissuto per 150 anni alle innovazioni in campo energetico e ancora oggi in Inghilterra ci sono ben 14 centrali elettriche che funzionano a combustione. Durante uno dei periodi più bui della storia Europea, quando la Gran Bretagna era assediata dal nazismo e combatteva sola la guerra contro Hitler, le centrali a Carbone avevano mantenuto vive le speranze dell’ultimo spicchio di civiltà su territorio Europeo. Funzionavano freneticamente, tanto che Churchill disse: “Se il mio sigaro potesse produrre energia, per la Regina mi fumerei anche il carbone!“.

Nel XXI secolo il Carbone esiste ancora. Accanto a pannelli fotovoltaici, pale eoliche, biogas, e tutto quello che il nostro meraviglioso mondo civilizzato ha prodotto, il Carbone si siede come il nonno: a capotavola durante le cene di famiglia, fumando una pipa, mentre suo nipote Eolindo, seduto alla sua destra, si succhia una sigaretta al mentolo. Anche se oggi i minatori non scendono più in fondo ai pozzi di scavo con la gabbia del canarino, le coltivazioni di Carbone sono ancora sfruttate per la produzione di energia elettrica. Se l’ecochic di turno ha ricaricato la sua ecopatacca-macchina elettrica nel box di casa, intento a rispettare l’ambiente inquinando il meno possibile, dovrà assicurarsi che l’energia che utilizza non provenga dalla combustione del Carbone. Di solito, fortunatamente, non è così.

In Europa, la fornitura di energia elettrica ricavata dalla combustione del Carbone è ancora significativa in Inghilterra, nello Yorkshire del nord, e nel Sulcis Iglesiente, la seconda provincia più povera d’Italia. Ma la situazione che si sta sviluppando in queste due zone – agli antipodi geografici e culturali – prende strade divergenti.

A Drax, una piccola località agricola situata a sud di York, le ciminiere della più grande centrale elettrica del Regno Unito sbuffano anidride carbonica trattata, proveniente dalla combustione del Carbone. Questo mastodontico impianto – installato in principio nel 1943 e rimodernato a suon di martellate e sovvenzioni statali dalla celebre Iron Lady Margaret Tatcher – produce 300 MV all’anno ed è la prima fonte di energia in Gran Bretagna. L’impianto è gestito dal governo in collaborazione col gigantesco impero tedesco della tecnologia Siemens, che evidentemente non si accontenta dei cellulari scadenti che produce, o delle mediocri schede video surclassate – ormai da tempo – da quelle di importazione asiatica. Oggi, questa struttura produce il 7% del fabbisogno elettrico dell’intera nazione (anche se 7 su 100 sembra ‘poco‘, vi posso assicurare invece che è tanto’). La maggior parte delle fotografie che ritraggono la centrale elettrica mostrano le ‘ciminiere‘ avvolte nella campagna, circondate da campi verdi, coltivati a dovere dagli agricoltori della zona. La svolta prevista per questo impianto risiede proprio in quei campi coltivati. Siemens sta proponendo al governo la conversione dell’impianto da Carbone a Biomassa.

La biomassa, per intenderci subito senza inutili fronzoli, è costituita dalla putrefazione chimicamente controllata di elementi di scarto della produzione agricola che possono essere bruciati liberando quantità di anidride carbonica a basso impatto ambientale. Esiste una fase più evoluta in cui questi elementi si recuperano dalla trinciatura a fresco del mais, del granoturco in modo da assicurare più putrefazione – o putrefazione di miglior qualità – con meno materia prima. Il progetto si inserisce all’interno delle normative UE che impongono agli stati comunitari l’innalzamento del contributo energetico da fonti rinnovabili al 15% del totale entro il 2015.

Alla centrale di Drax, già da qualche tempo, stanno mettendo alla prova la coesistenza dei due sistemi di produzione (la combustione da un lato e la fermentazione o putrefazione dall’altro); gli studi effettuati dicono che – grazie all’utilizzo ecologico della Biomassa – la possibilità di raggiungere il 50% dell’erogazione totale è una prospettiva più che raggiungibile. Dunque il mais a scopo alimentare vedrà un’impennata sostanziosa delle importazioni. Il Carbone, che nel caso specifico della centrale di Drax viene importato dal Galles, viene messo in cassa integrazione. Come dicono più semplicemente gli inglesi, a Drax verrà sperimentata la tecnologia del ‘co-firing‘, ovvero la centrale elettrica, oggi funzionante a carbone, viene ‘trasformata’ in qualcosa di diverso: un fossile vegetale millenario, il Carbone, viene affiancato ad un fossile di produzione istantanea, la biomasssa.

L’utilizzo di questo nuovo espediente energetico, che in Italia è iniziato ad essere un buon palliativo per agricoltori svogliati che non hanno molti soldi da investire nelle campagne, sta prendendo piede in diversi stati europei. La coltivazione del mais per scopi energetici è ben più economica di quella che persegue scopi alimentari, richiede meno lavoro e meno investimenti. Inoltre permette di sfruttare ‘massivamente’ il terreno e metterlo a coltivazione senza doverlo lasciare a riposo. In molti casi, l’azienda che prende in consegna il prodotto agricolo da utilizzare restituisce all’agricoltore il residuo inutilizzato sotto forma di concime.

Secondo uno studio del Decc, il costo delle importazioni di carbone si abbarretà vertiginosamente, rendendo il commercio praticamente nullo. Al contrario, l’importazione del mais ad uso alimentare entrerà a far parte delle importazioni necessarie per il paese. Infatti, il governo inglese  – che oggi sta sperimentando la prima forma di ‘grande coalizione‘  mai vista in Europa – conta nella buona riuscita del processo di trasformazione della centrale per poter estendere la ‘modifica’ agli altri 13 impianti che oggi stanno utilizzando il Carbone. Lo studio, approssimativo ma in larga parte attendibile, proietta una situazione che ha dell’apocalittico: se la biomassa dovesse funzionare da un punto di vista della quantità di energia prodotta, il suolo britannico sarebbe devoluto, con gli anni, alla coltivazione del trinciato fresco, senza più rappresentare una risorsa significativa per l’industria alimentare. Con il tempo la Gran Bretagna diventerebbe la prima nazione europea a dipendere dalle importazioni a scopo alimentare. Proprio come succedeva a Trantor nei romanzi di fantascienza di Isaav Asimov.


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6 thoughts on “Energia – La biomassa e il Carbone.

  1. La coltivazione di mais a scopo non alimentare ha un effetto collaterale enorme: alza il prezzo del mais. A noi importa poco, paghiamo un po’ di più la nostra polenta, ma per molte popolazioni significa crisi alimentare.

  2. In Italia, l’energia prodotta dalle biomasse non è ancora utilizzata molto, ma il problema dell’importazione alimentare da tempo ci perseguita. Importiamo generi alimentari di cui siamo produttori, figurati cosa succede se usiamo il mais che coltiviamo per fare energia elettrica.

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