Nomination Oscar 2012: The Tree of Life, Terrence Malick (recensione)

È sicuramente il film di maggiore qualità, tra quelli candidati all’Oscar. Terrence Malick non è solo un regista eccellente, ma è anche un autore che ha qualcosa da dire, che utilizza il cinema per comunicare ciò che ha dentro, e già questa è merce rara. Detto questo, visto che siamo in ambito Oscar, debbo sottolineare che la mia stima per la rassegna hollywoodiana non è sufficiente per farmi credere davvero che questa pellicola vincerà l’Oscar come Miglior Film. Vedo leggermente più probabile, tutt’al più, un riconoscimento alla persona tramite una statuetta per la Miglior Regia (ma anche su questo non sarei così ottimista).

Brad Pitt, Jessica Chastain e Sean Penn

Brad Pitt, Jessica Chastain e Sean Penn al Festival di Cannes 2011

Il film parla della vita, della morte, del dolore e prova a dar loro un significato. Indipendentemente dalla implicazioni religiose e filosofiche, sulle quali si può essere d’accordo o meno, bisogna dire che il coraggio di Malick nel ritrovare il senso primo della settima arte nel contesto del cinema attuale è già di per sé meritevole, se poi ci si aggiunge che lo fa sfornando un prodotto dal grande fascino, si comprende la ragione per cui questo film ha già vinto la Palma d’Oro come Miglior Film a Cannes nel 2011.

The Tree of Life (l’albero della vita) è l’esistenza umana, la quale nasce dalla natura – e lì resta con le sue radici – ma, contemporaneamente, cresce e tende verso il cielo e l’aldilà trascendente. In questa tensione, il fideismo di Malick è evidente. Il film inizia con la Creazione e ci introduce alla natura, alla sua forza, all’impossibilità di sfuggire ai suo meccanismi; poi giunge la vita, che oltre a dover necessariamente sottostare all’implacabile susseguirsi dei fenomeni naturali, ha la facoltà di scegliere, aprendo un nuovo modo di vivere la natura, quello della grazia.

Brad Pitt

Brad Pitt, il duro padre di Jack in una scena del film.

La vita è mostrata tramite la psicologia infantile di un bambino, nella quale educazione coesistono due dimensioni: da una parte un padre un duro come la vita (un ottimo Brad Pitt), che cerca di insegnargli a sopravvivere combattendo e ad affermare la propria identità sugli altri per non farsi sopraffare (la via della natura); dall’altra la madre, più concentrata sulla serenità spirituale, che gli permette di vivere il momento con tutte le sue gioie e i suoi dolori (la via della grazia). La natura e la dimensione divina, la terra e il cielo, la violenza e il perdono, la durezza e la fragilità, il giusto e lo sbagliato, la vita e la morte, l’amore e l’odio; l’individuo, nell’opera di Malick, è un bambino posto tra due tensioni che ne rivendicano il possesso, un’anima fragile che deve decidere da che parte andare senza avere gli strumenti per capire perché.

L’età adulta si vede solo a tratti – la narrazione è fondamentalmente un lungo flashback in cui Jack (Sean Penn) rivive alcuni momenti della sua infanzia – ma la sua spersonalizzazione dell’individuo e lo smarrimento dell’essere è perfettamente simboleggiata dagli ambienti in cui è contestualizzata: le radici della terra sono perse per sempre e il cielo non è ancora giunto. Non si può più tornare indietro, c’è giusto il tempo di chiedere scusa.

La via prediletta dal regista resta quella della fede, come testimonia il finale del filmLe immagini sono molto più forti del testo, ma quando interviene la parola è sempre molto decisa.

Un film complesso, a tratti lento e fortemente simbolico; si può certamente discutere sui concetti che presenta, ma davvero un’opera nel senso più completo della parola. Fotografia eccezionale.

Giancarlo Mazzetti

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5 thoughts on “Nomination Oscar 2012: The Tree of Life, Terrence Malick (recensione)

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