Nomination Oscar 2012: War Horse, Steven Spielberg (recensione)

Spielberg con cappello

Steven Spielberg travestito da Francesco DeGregori.

Iniziamo dalle note positive. Steven Spielberg in questo film si dimostra un eccellente regista – non che dovesse qualcosa a qualcuno, ma diverse volte ha palesato di saper fare anche cose molto brutte. La varietà e la qualità delle inquadrature, aiutate da un buon montaggio, fanno del regista mosaico il protagonista assoluto della prima parte del film.

Purtroppo, però, questo non basta. La fotografia è troppo luminosa, la scenografia sembra quella di uno scenario di Gardaland e, soprattutto, la sceneggiatura è da terza elementare. Io non mi reputo certo uno scrittore, ma a tempo perso sto provando a mettere giù una sceneggiatura e, di questo ne sono certo, nelle mie due facciate scarabocchiate c’è già del materiale migliore di quello che è stato scritto per War Horse dal povero Richard Curtis – che ha comunque il merito, a differenza mia, di aver scritto Quattro matrimoni e un funerale.

Uomo e cavallo on War Horse

War Horse, i due protagonisti del film.

Ad un certo punto, a dirla tutta, si ha l’impressione che il film possa andare oltre la banalità di Hachiko (quello con Richard Gere) e si intravede qualcosa di interessante. Sembrerebbe percepire che, in realtà, la storia del cavallo potrebbe essere un astuto espediente per farci viaggiare in un’Europa in guerra, portandoci in luoghi inarrivabili per l’occhio umano: il cavallo, che ha la possibilità di andare liberamente da una parte all’altra del fronte senza essere considerato un nemico, può farci seguire da vicinissimo storie diverse, drammi umani dei soldati tedeschi, inglesi e francesi impegnati in una della fasi più complesse dell’intera storia dell’umanità. Peccato che le storie che riusciamo a seguire (due) siano completamente piatte, insignificanti e poco interessanti.

Anche la questione della differenza tra uomo e animale potrebbe essere interessante: il cavallo, che pur è inglese come il suo allevatore, non è vincolato dalla “colpa” della nazionalità; egli appartiene alla natura, non all’Inghilterra. Solo gli uomini, che hanno inventato i confini, rientrano nel gioco della parti degli Stati-nazione e debbono combattere, il cavallo no, il cavallo, impotente ma innocente (e per questo ben voluto da tutti) segue solo il vento e chi si prende cura di lui. Queste però sono solo mie osservazioni, nel film non ve n’è traccia.

Il film, duole dirlo, è davvero solo ed esclusivamente la storia di un cavallo che va in guerra e, alla fine, ritrova il suo padrone (anch’egli in guerra). Neanche la soddisfazione di vederlo morire.

Giancarlo Mazzetti

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22 thoughts on “Nomination Oscar 2012: War Horse, Steven Spielberg (recensione)

  1. Ormai questi film sono costruiti attraverso stereotipi formali e concettuali articolati secondo una linea di sviluppo il più semplice possibile.
    Spilberg. Soldi. Che altro? Mi sono chiesto finito il film se, oltre al fatto che avevano necessità di immettere nel mercato un film nuovo per stimolare il bisogno del cosumatore spettatore – e qui uno Spilberg faceva giusto al caso -, ci sia stato qualche altro motivo che ha spinto a produrre questo film. Il genuin desiderio di Spilberg? Che altro? Io non so…

    • La cosa davvero pazzesca, secondo me, sono le nomination.
      Cioè, sono SEI!
      1) Miglior Film: inaccettabile;
      2) Miglior Scenografie: sono PESSIME, come ho già scritto, sembrano quelle di gardaland;
      3) Miglior fotografia: io l’ho trovata troppo spesso eccessivamente luminosa, rende tutto finto;
      4) Miglior Colonna Sonora: bah. Va bene che è di John Williams, ma giuro che per tutto il film ho pensato “che banalità questa colonna sonora”;
      5) Miglior Montaggio sonoro: ci può stare;
      6) Miglior sonoro: ok, il rumore degli zoccoli del cavallo mi piaceva.

      Sono praticamente offeso.

      • Già con i 5 Oscar di Salvate il Soldato Ryan era da capire che questo premio è qualcosa con cui il cinema centra solo in maniera tangente. Gioielli, sponsor, vestiti, bella vita, pubbliche relazioni, amicizie, strategie di marketing e chissà che altro riempiono una circonferenza opaca. Un piccolo tratto disegnato con matita leggera che passa vicino vicino vicino, il cinema.

      • aspetto vivamente un tuo film!!!!!!!
        sembri un dio del cinema da comeparli!!!!
        ma abbassa sà cresta!! secondo me invece ci sonoo delle parti molto bellee significative, come quella della collaborazione traun soldato tedesco e un’inglese per liberare il cavallo, di quella che ne dici, è abbastanza decente per essere vista dai tuoi occhi superiori?

      • Perdonami, ma questo film non mi ha trasmesso proprio niente: tutto il tempo a cercare la lacrima senza trovarla; nessuna riflessione di nessun tipo. Sono stato un po’ duro perché ha preso sei nomination all’Oscar (vincendone, guarda caso, zero) e io, per questo, ho speso 7.50 euro per vederlo.

        Secondo me, che non sono certo un divo del cinema, ma ho visto parecchi film e mi sento di poter esprimere un parere (come del resto tutti possono fare) questo film è pessimo, e mi sembra di aver spiegato perché. Se non sei d’accordo rispetto il tuo punto di vista, ma di certo non opinione su questo prodotto.

        La scena che tu citi, tra l’altro, è vecchia come il mondo e non l’ho trovata per niente bella.

      • E chi se ne frega ! Continueranno per fortuna a produrre films d’ogni genere, mentre tu ti mangerai le budella dall’invidia. Armando Valcauda

  2. effettivamente, vedere la storia di un cavallo è veramente noioso…ma forse nel film non si raccontava la seconda guerra mondiale, né forse si raccontava la storia di un cavallo…per quel che riguarda la scelta della fotografia, questa è strettamente correlata con il significato del film, ma ovviamente non capire l’uno equivale a non capire l’altro…

    • Gentile Marco,
      il film, come tu dici, di certo non racconta la Seconda Guerra Mondiale, poiché è ambientato nella Prima. Ahia.
      Posto che io il cavallo l’ho visto, spiegami tu il significato profondo del film, che a quanto pare coinvolge anche la scelta della fotografia.
      Non vale dire “amicizia tra uomo e animale”. Non vale neanche dire che in realtà il cavallo è ebreo.
      GM

  3. perchè è un film ricco di metafore , sentimento ,passione,dove sceneggiatura (li sono d accordo,è una piccola pecca del film ,anche se probabilmente in lingua originale è molto meglio)e storia (ovvio che questa a tratti è inverosimile e scontata)nn sono gli elementi principali da prendere in considerazione ,è altro che interessa ,e altro che l autore ha voluto comunicare.
    la storia del cavallo e del ragazzo ,diviene solo un pretesto ,per raccontare storie di uomini,le loro vicissitudini ,la loro umanità nell inumanità della guerra.
    tu parli di storie piatte ,insignificanti!!! …invece le ho trovate storie ricche ,emozionanti (forse superflua la storia del nonno e della bambina) ,dove lo spettatore si può immedesimare nei personaggi ,anche se le loro storie vengono solo accennate ,nel loro sacrificio ,nella loro morte inutile che raramente al cinema è stata trattata cosi minuziosamente per quel che riguarda la prima guerra mondiale(difficile nn immedesimarsi nell assalto alle trincee ,una lunga corsa verso la morte…)
    alcune scene sono memorabili ,da antologia(toccantissima l espressione dell ufficiale inglese che si accorge che sta per morire e lo stacco visivo con i cavalli senza ormai i loro padroni colpiti a morte) .
    ma nn solo in quella ,in altre circostanze ,nella morte di uomo ci viene mostrato una soluzione visiva nuova e diversa per nn mostrare il decesso ,ciò a mio avviso crea momenti altissimi.
    un film dove è il cuore e il ricordo di chi ha sofferto e morto inultilmente la fanno da padrone(sarebbe stato bello farlo uscire tra 2 anni ,visto che ricorre il centenario della grande guerra ,per ricordare e dedicare a loro i film).

    …..tu invece sembra che ci hai visto solo un cavallo che va in guerra,magari con delle baionette al posto degli zoccoli…….

    • Come ho scritto, io avrei accettato il pretesto del cavallo e del ragazzo per raccontare altro; la Prima Guerra Mondiale è ricca di spunti e, pur partendo dall’idea del cavallo e del ragazzo, si poteva fare un buon film.

      IL problema p che questo non è stato fatto: la storia dei due ragazzi disertori che vengono uccisi è raccontata malissimo, la storiella del vecchio e della bambina è una cagata allucinante.

      Ti consiglio vivamente di guardare “La Grande Guerra” e “Orizzonti di gloria”, film ambientati nela Prima Guerra Mondiale, ma film veri. QUesta qua di Spielberg è una cagata.

      Poi chiaramente ognuno ha i suoi gusti, ma non accetto che mi si dica che non ho capito il vero senso del film. Ho visto più film di quanti tu ne possa immaginare e in questo di “scene memorabili” non ne ho vista neanche una. Ne ho capito il senso e le intenzioni e credo che sia un film che non sfiora nemmeno la sufficienza.

      Perdonami, se mi scaldo più del dovuto. La discussione è comunque interessante, quindi se hai altre cose che ti sono piaciute da aggiungere, sono qui!

      GM

  4. Ho visto più film di quanti tu ne possa immaginare e in questo di “scene memorabili” non ne ho vista neanche una.

    Ecco, questa sì che è una vera cagata.

  5. Nemmeno la soddisfazione di vederlo morire???? Che soddisfazione ti da veder morire un animale bastardo? Già di cinema non capisci niente e sei pure un uomo crudele. Ma morissi tu morissi!

    • Caro Marco, no ci scaldiamo.
      Il senso della frase è che, se il cavallo fosse morto, magari una qualche mezza emozione si sarebbe potuta provare. Invece no: torna a casa con il chiaro scuro dell’alba come in Via Colvento; se fosse morto, alla fine in qualche modo mi sarebbe stato simpatico (visto che non sono un “bastardo”, come tu dici). Forza Doria!

      • Mazzetti, credo tu sia il più presuntuoso in tutti i campi, ma quali ? Armando Valcauda.

  6. Pingback: Film belli – Lincoln, Steven Spielberg (recensione) | POTATO PIE BAD BUSINESS

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